NBA, trade e free agency: vincenti e perdenti in vista dei playoffs

Raptors, Pelicans, Rockets e gli stessi Cavs si sono mossi per migliorare i roster. Ora che la trade deadline è passata sarà solo il campo a dire chi vincerà.

Ibaka ai Raptors potrebbe cambiare la geografia

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L’abbiamo aspettata, ci eravamo fatti il palato foderato di dolce con i movimenti di Serge Ibaka a Toronto e DeMarcus Cousins a New Orleans e invece la trade deadline, intesa come le ultime 24 ore dove gli scambi dovrebbero avere la schizofrenia di Wall Street, si sono rivelati un buco nell’acqua. Qualcuno si è mosso ugualmente e andiamo a vedere alcune squadre come hanno lavorato in vista futura.

Deron Williams alla ricerca del titolo

Toronto Raptors

I canadesi, nello stato attuale delle cose, diventano la più accreditata contender per i Cavs. Dopo una serie di sconfitte e l’impressione che con quel nucleo di giocatori si sarebbe potuti arrivare nella migliore delle ipotesi a un’altra onorevole sconfitta contro i campioni, Masai Ujiri ha lavorato per fare l’ultimo passo. Ha sacrificato l’alternator dalla panchina Terrence Ross per portare a casa il giocatore che più di tutti poteva aiutarli nel ruolo più scoperto. Serge Ibaka è il giusto mix d’intimidazione al ferro e tiro dal perimetro che punisce gli scarichi per essere la pedina perfetta al fianco di Lorwy (fuori fino ai playoffs per un'operazione al polso) e DeRozan. Il congolese ha dimostrato di essere anche un giocatore da playoffs e potrebbe rivelarsi l’addizione decisiva. Anche l’arrivo di Pj Tucker negli esterni fornisce un buon esterno dalla panchina con capacità di tiro da fuori e solidità che potrebbe supplire al genio e alla sregolatezza proprio di Ross. L’impressione è che la differenza tra loro e i Cavs rimangano le due stelle, ancora non in grado di fare l’ultimo salto di qualità, ma se c’è un “now or never” è proprio questo.

Cleveland Cavaliers

Se i campioni in carica non hanno mosso un dito è solo perché attendevano sostanzialmente l’unico momento in cui potessero compiere operazioni, ovvero la free agency. Con l’acquisizione di Korver è arrivato un tiratore che sarà a dir poco cruciale nei playoffs (52% dall'arco da quando è arrivato contro il 38% ad Atlanta), ma ora serviva (secondo l’esigente LeBron) un playmaker e, come spesso succede, quando il re chiede si esaudisce, infatti Deron Williams ha transato il suo contratto con i Mavericks ed è pronto per raggiungere i campioni in carica per il repeat. C’è un po' d’indignazione diffusa per questa tattica che accentra troppo le forze in vista dei playoffs, anche perché oltre a lui, pare che anche Andrew Bogut, scambiato dai Mavericks ai Sixers, avrebbe raggiunto l’accordo per il buyout e sarebbe pronto a raggiungere LeBron per la “Varejao move 2.0” con il rischio di risultare dalla parte sbagliata della storia per il secondo anno consecutivo.

Lou Williams arriva a Houston per dare ancor più attacco

Houston Rockets

La squadra che non ha e non vuole trovare una mediazione tra il proprio credo e il mid range, sta giocando una stagione super avendo un record migliore anche rispetto ai Cavs che dominano la Eastern Conference. Morey ha messo a segno un acquisto che agevolerà ancora di più il loro gioco in velocità fatto di tanti tiri e perimetro. Si tratta di Lou Williams che quasi sicuramente sarà il miglior sesto uomo dell’anno (per ora lo è stato sicuramente ai Lakers) con i suoi 18.7 punti di media a partita, implementati in un sistema che ha sì James Harden, ma anche tante possibilità di creare attacco, potrebbe diventare un’arma decisiva anche in chiave playoffs.

Boston Celtics

Ci si aspettava che riuscisse almeno uno dei due assalti illustri su Jimmy Butler e Paul George, invece è rimasto tutto come prima. Sembra chiaro che con questo roster i Celtics non possano competere con i Cavs, mentre con uno dei due sopracitati avremmo parlato di una geografia dell’Est radicalmente diversa. Con il rinforzo dei Raptors e le piccole scalpellate dei Cavs, il rischio per dei Celtics di rimanere fuori dalla finale a Est è concreto. Non c’è da fare allarmismi perché la squadra c’è e le scelte sono lì da utilizzare, così come eventuali assets per scambi al fine di arrivare a una stella. C’è la free agency e tutto il tempo per lavorare, magari con la logica di essere davvero da corsa quando il dominio di LeBron scenderà.

Jimmy Butler è rimasto a Chicago

“Non abbiamo fatto niente di stupido”

È la frase detta da Pat Riley per confermare che non necessariamente bisogna muoversi per migliorare o proseguire nel progetto. Gli Heat stanno cavalcando un ottimo momento di forma e di qualità, figlio della grandissima capacità di Spoelstra, ma così come loro sono rimasti fermi gli Spurs, i suddetti Celtics, ma anche i Wizards, i Jazz o i Clippers. La deadline madness coinvolge tanti, ma non tutti hanno bisogno di un cambio, come ad esempio gli Wizards che non si saranno rafforzati per questa stagione, ma sono all’inizio di un processo con Brooks che si deve valutare sul medio periodo e farsi prendere dal panico non è mai la soluzione.
Ora le chiacchiere stanno davvero a zero e sarà il solo giudice finale a diramare la propria sentenza: il campo.

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