Messi e Neymar: l'eventuale finale di Champions League sarebbe vietata

L'epilogo di Coppa si giocherà a Cardiff, nel Regno Unito. E lì è vietato l'accesso agli stranieri coinvolti in processi in corso: c'è già il precedente Aurier.

Messi e Neymar, stelle del Barcellona

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Il 4-0 subito all'andata degli ottavi di finale di Champions League per mano del Paris Saint-Germain, obbliga il Barcellona a provare vera e propria impresa per tentare di ribaltare il risultato e conquistare l'accesso ai quarti. Una missione impossibile, le speranze di riuscirci sono molto vicine allo zero. Ma se c'è una squadra capace di fare una rimonta del genere, probabilmente quella è proprio il Barcellona. I catalani ci proveranno, non ci sono dubbi. Con l'obiettivo di prendersi il passaggio del turno e volare così, sulle ali dell'entusiasmo, fino alla finale di Cardiff. Nel caso in cui dovessero verificarsi tutte queste condizioni (quindi tutt'altro che scontate), però, potrebbero dover fare i conti con ulteriori difficoltà non di poco conto: a Lionel Messi e Neymar, infatti, potrebbe essere vietato di scendere in campo per l'epilogo di questa edizione della Champions League, a causa del loro coinvolgimento in procedimenti in corso con il fisco spagnolo: questi gli impedirebbero non solo di giocare, ma addirittura di ottenere l'autorizzazione per entrare nel Regno Unito.

L'ipotesi finale

A confermare l'eventualità ci ha pensato direttamente il presidente dell'UEFA, lo sloveno Aleksander Ceferin, che ha parlato così in un'intervista al New York Times:

Il problema non si porrebbe neanche se le autorità britanniche non lasciassero giustamente entrare un pericoloso criminale. Ma se questo provvedimento riguarda anche i calciatori perché coinvolti in un certo tipo d'inchiesta, allora dovremmo cominciare a riflettere se sia conveniente giocare lì delle partite di competizioni europee. Neymar e Messi hanno delle procedure aperte e quest'anno la finale di Champions League si giocherà a Cardiff: immaginate cosa succederebbe se non gli venisse concesso di entrare per giocare un'eventuale finale del Barcellona. È importante per noi che i giocatori inglesi possano viaggiare andando ovunque, ma lo stesso non accade a parti invertite. È molto meglio con la libertà di circolazione garantita dagli stati europei.

Come ad Aurier

Il capo dell'UEFA ha fatto poi l'esempio del difensore ivoriano del Paris Saint-Germain Serge Aurier, a cui lo scorso novembre è stato vietato di partecipare alla trasferta a Londra per affrontare l'Arsenal, per via di un procedimento in corso nei suoi confronti, a seguito di una sua aggressione di due mesi prima a un poliziotto in una discoteca di Parigi:

Per me è stato molto triste per vedere come ad Aurier non sia stato permesso di andare in Inghilterra. E quando sarà effettiva la Brexit sarà ancora peggio, soprattutto per ragioni così formali. Potrebbe essere un grave problema.

Effetto Trump

Discorso simile per quanto riguarda le politiche statunitensi modificate con l'avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. Di questo passo, le nuove restrizioni per gli stranieri non aiuterebbero gli Stati Uniti a ottenere l'organizzazione del Mondiale 2026 per il quale hanno espresso la loro candidatura:

Sarà parte di valutazione e sono sicuro che non li aiuterebbe. Se i giocatori non possono andare lì per decisioni politiche o populiste, i campionati del mondo non si potrebbero disputare. E lo stesso vale per i tifosi o i giornalisti. Un Mondiale è tutto questo e si deve garantire la partecipazione di chiunque a prescindere dalla nazionalità.

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