NBA, ribaltone Lakers: torna tutto nelle mani di Magic Johnson

Dopo aver guidato in campo per tredici anni i Lakers esaltando il pubblico, ora Magic torna in sella come President of Basketball Operations e guiderà il rebuilding.

Magic Johnson sarà ancora il volto dei Lakers

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Nel 1992 i Take That facevano impazzire le ragazzine di tutto il mondo cantando “could it be magic”. Ora i Lakers sperano che quel Magic diventi una realtà e che dopo lo spettacolo che Johnson ha regalato sul campo a Los Angeles e al mondo intero, si possa confermare anche dietro la scrivania per riportarli sul tetto del mondo.

Jeanie Buss, artefice del ribaltone

Cosa è successo?

Che le faide interne alla famiglia Buss ci fossero era cosa risaputa, ma l’animale “più uguale degli altri” nella orwelliana fattoria dei Lakers è Jeanie Buss, quasi più famosa per le questioni extra cestistiche che per la gestione della franchigia di El SegundoNella giornata di lunedì ha preso una decisione che sconvolge la realtà dei Lakers, sollevando dall’incarico il GM Mitch Kupchak e il VP of basketball operations Jim Buss (non è un caso di omonimia ma è il fratello) e affidando il ruolo di President of Basketball Operations a Magic Johnson, appena rientrato nell’organigramma societario.

La mossa ha avuto subito un effetto a cascata, infatti il ruolo di GM lasciato vacante da Kupchak è stato affidato a Rob Pelinka, agente di Kobe Bryant e di tantissimi altri grandi nomi della lega. Nella giornata di martedì aveva già comunicato ai suoi giocatori del cambio di rotta e questo era rimbalzato presto tra i giornalisti che hanno fatto la classica somma elementare arrivando al suo nome. Rimangono assistenti GM Ryan West, Joey Buss e Jesse Buss che lavoreranno ancora per la trade deadline di oggi. Tutto fa pensare che già da qualche giorno si lavorasse nell’ombra e forse avendo trovato una possibile soluzione di mercato, il tutto si sia velocizzato.

Magic Johnson per far sorridere di nuovo L.A.

Da dove partirà con il rilancio?

La situazione dei Lakers è piuttosto problematica e, per quanto possa sembrare strano, il rilancio deve partire da una forsennata ricerca di sconfitte da qui alla fine della stagione. Il motivo riguarda le scelte future dei Lakers, perché hanno bisogno obbligatoriamente di entrare nelle prime tre picks del prossimo draft per mantenere le proprie prime scelte del 2017 e del 2019. In caso contrario una finirebbe a Philadelphia e l’altra a Orlando, lasciandone così con una sola nei prossimi tre anni (nella fattispecie nel 2018).

Per provare a mettere una toppa, Magic ha già scambiato il miglior sesto uomo dell’anno Lou Williams con Corey Brewer e una prima scelta 2017 degli Houston Rockets. Come hanno detto molti, non si possono cancellare i peccati del passato, ma si può provare a non commetterli di nuovo.
In caso di sufficiente numero di palline (i Nets sono già certi della maggior quantità) e di un po’ di buona sorte, il rebuilding dei Lakers potrebbe assumere connotati ben più rapidi del previsto, ma il lavoro ora è di garantire una risalita indipendente dalla sorte.

I contratti albatross allungati a Luol Deng e Timofey Mozgov (3 anni e 18 milioni di media rimanenti per l’africano e 16 milioni per il russo) sono una spada di damocle pesantissima sulla testa e se balenasse l’idea di scambiarli, per poterli piazzare servirebbe almeno una prima scelta che al momento non c’è (o perlomeno è singola) e che intralcerebbe il progetto di rilancio. Mission impossible quindi? Forse.  

(Non) ti piace vincere facile

Johnson ha passato una settimana negli uffici di Adam Silver, su invito del commissioner, per studiare attentamente il CBA, il contratto collettivo e tutte le regolamentazioni dietro alla macchina NBA. Poi è rientrato alla base ed è stato messo al timone per mettere in pratica subito tutte le cose imparate.

I’m a risk taker - dice Johnson - La missione è molto difficile, ma i Lakers devono stare dove gli compete e questo significa a lottare per il titolo. Dovrò e dovremo fare un lavoro di squadra incredibile per rendere questo processo migliore possibile, ma d’altra parte ero una point guard e sono abituato a lavorare con e per il gruppo.

Parole di grande leadership che non scopriamo certo oggi nella valutazione della persona Magic, ma che hanno tanta acqua sotto il ponte della effettiva fattibilità.
I primi passi sono stati mossi, ma il margine di errore per velocizzare il ritorno ai vecchi fasti dei Lakers è molto basso e soprattutto passerà giocoforza anche dalle scelte sui giovani fatte dal vecchio management. Cosa è stato fatto ora conta poco, l’importante per i gialloviola è ritornare su una via di crescita e sperare che anche la buona sorte ci metta un occhio di riguardo.

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