Chapecoense, il sogno di Follmann: "Penso alle Paralimpiadi"

Il portiere è uno dei tre giocatori sopravvissuti alla tragedia aerea del club brasiliano: grazie a una protesi alla gamba destra, sta ricominciando a camminare.

Jakson Follmann, uno dei tre giocatori sopravvissuti alla tragedia della Chapecoense

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Don't stop me now, la colonna sonora perfetta per Jakson Follmann. Potrebbe risuonare tranquillamente nel centro specializzato di San Paolo, mentre il portiere della Chapecoense brucia le tappe di un recupero eccezionale. Il classe '92 è uno dei tre giocatori sopravvissuti alla tragedia aerea che, lo scorso 28 novembre, ha portato alla scomparsa di 71 persone (tra squadra, staff, giornalisti ed equipaggio). Mentre i suoi compagni Neto e Alan Ruschel hanno ripreso ad allenarsi da un paio di settimane, lui si gode i progressi nel suo lungo percorso di riabilitazione.

In seguito all'incidente, Follmann - che il prossimo 14 marzo compirà 25 anni - ha dovuto subire l'amputazione della gamba destra (fin sotto al ginocchio). L'impossibilità di tornare a giocare a calcio professionistico non ha però spento l'entusiasmo del giovane estremo difensore brasiliano. Soprattutto, ha fatto nascere in lui un nuovo obiettivo da raggiungere:

Io sarò sempre un atleta, sarò sempre il portiere della Chapecoense. E penso ai Giochi Paralimpici, magari un po' più in là nel tempo.

EFE.com

Un desiderio espresso ai microfoni dell'agenzia di stampa EFE, che l'ha intervistato nella pausa tra una seduta e l'altra di riabilitazione. Da circa tre settimane, Jakson sta prendendo confidenza con una protesi che, negli ultimi giorni, gli sta permettendo di deambulare in parte senza l'aiuto di ulteriori supporti. Progressi straordinari, sottolinea il dottor José André Carvalho, per chi solamente tre mesi fa ha rischiato di morire tra le lamiere di un aereo:

Ha cominciato a camminare in un paio di settimane, quando normalmente ce ne vogliono quattro.

Follman può tornare a sorridere, all'orizzonte scorge nuove sfide da affrontare e vincere:

Sono sempre positivo, il mio fisico sta offrendo ottime risposte.

EFE.com

Quando pensa al fatto che lui, Neto e Ruschel siano sopravvissuti alla tragedia, non ha dubbi:

È un miracolo di Dio, che ci ha preso tra le sue braccia e ci ha concesso una seconda opportunità.

La fede è incrollabile, la preghiera costante chiede che i suoi "fratelli" - come chiama i compagni di squadra vittime della tragedia - stiano "riposando in pace". Follmann conserva impressi nella memoria i "momenti felici" trascorsi insieme a loro, i canti di battaglia che la squadra intonava prima di scendere in campo:

A volte mi viene in mente l'immagine del mondo intero che canta "Vamos, vamos Chape!".

I sentimenti dominanti, che si alternano nell'animo di Jakson, sono il dolore e la gratitudine. Nessuna intenzione di rivalersi sulla Chapecoense per la presunta responsabilità nel noleggio del velivolo, come invece deciso da alcuni familiari dei giornalisti morti nello schianto:

È stata una tragedia, io non provo affatto rabbia. Non giudico né condanno. Ringrazio solamente Dio per la vita.

Appena un mese fa, la sua speranza era appunto quella di tornare a condurre "una vita normale", accanto alla sua fidanzata e promessa sposa Andressa Perkovski. Ora quella vita normale potrebbe coinvolgere di nuovo la sua più grande passione, il calcio. Le Paralimpiadi, magari, come un traguardo da raggiungere in futuro. Rimanendo per tutta la vita il "portiere della Chapecoense".

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