UFC, Bisping: "Posso battere GSP e affrontare Romero dopo 6 settimane"

Georges St-Pierre continua a essere il pensiero fisso di Michael Bisping. Il campione pesi medi UFC accantona Yoel Romero, chiedendo a gran voce il superfight.

Michael Bisping before entering the cage

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La caccia al money-fight è aperta. Già da un paio di mesi, a dir la verità, molti tra campioni UFC e non hanno cominciato a richiedere incontri capaci di generare introiti economici notevoli, in nome di una politica che potrebbe a sua volta portare alla promotion ingenti guadagni, almeno nella maggior parte dei casi.

Always repping 🇬🇧circa 2009

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Sulla falsariga dei dream match visti in passato, svariati atleti hanno dato inizio alla forsennata danza del denaro: si arriva così a Tiron Woodley che chiede Nick Diaz, Conor McGregor e GSP, fino a un José Aldo che per qualche istante accarezza l'ipotesi di un incontro per il titolo pesi leggeri ad interim contro Khabib Nurmagomedov. In mezzo a cotanto pandemonio, un trash talker d'annata quale Michael Bisping si pone un solo obiettivo: Georges St-Pierre.

Ci trovavamo sul finire dell'estate 2016 e il canadese ha appena cominciato a trattare concretamente con UFC per il suo rientro. Si vocifera addirittura di un match tra lui e Michael Bisping a UFC 206, poi mai concretizzatosi. Dopo un grosso polverone, la cortina si dirada velocemente, giungendo - con qualche ventata sporadica - al grande annuncio di pochi giorni fa: GSP è tornato.

Michael Bisping lo aveva anticipato, ma quasi nessuno gli aveva dato conto. D'altronde il britannico, campione dei pesi medi UFC, è atteso dalla seconda difesa titolata, che si svolgerà con tutta probabilità intorno al mese di maggio, periodo in cui il Conte avrà recuperato appieno dall'intervento al menisco. E l'avversario? Fino a qualche giorno fa era certo: Yoel Romero sarebbe stato il prossimo contendente alla cintura, con alle spalle un Ronaldo Jacaré Souza scalpitante. Tuttavia le dichiarazioni di Dana White sembrano aver gettato più di una dubbiosa ombra su tale ipotesi, con il presidente della promotion che ha infatti aperto ad un incontro tra Bisping e St-Pierre in nome di un match-up che potrebbe garantire ascolti stellari.

Non stiamo neanche a dirvelo, ma va da se come tale ipotesi si incastri a perfezione nel gioco di Bisping, che ai microfoni di MMA Hour ha discusso la questione nel dettaglio, chiarendo anche quali potrebbero essere le sue mosse nell'eventualità in cui il superfight si concretizzasse.

L'unica ragione che mi ha spinto a fare il nome di Georges St-Pierre è abbastanza semplice, a dir la verità: lui vuole affrontarmi, e a me è stato proposto il suo nome. Se l'ho chiamato in causa è stato per il semplice fatto che, nel 2016, mi è stato prospettato un match con lui, altrimenti non lo avrei mai menzionato. Adesso, dopo che la fo**uta carota ha penzolato dinnanzi ai miei occhi, ho intenzione di arricchire il mio conto in banca con un paio di milioni. Chiedo questo per il bene dei miei figli e della mia famiglia, in modo tale da poter condurre una vita agiata appena mi sarò ritirato.

Non voglio fare un torto a nessuno: né a UFC, né a Yoel Romero. In un mondo ideale potrei affrontare GSP, battendolo e uscendo indenne dall'incontro, visto e considerato che Georges non ha mai infortunato nessuno prima d'ora. Poi, in un massimo di sei settimane potrei affrontare anche Romero, così da far contenti tutti. Questo è ciò che la gente vuole, e questo è ciò che otterrà. Sono pronto a mettermi una mano sulla coscienza per far sì che ciò accada.

Tutto molto chiaro ed ordinato, nella mente e nei pensieri di Michael Bisping. Vedremo quali saranno gli sviluppi della vicenda, con il toto-nomi che continuerà probabilmente a tener banco ancora per un paio di mesi, ovvero fin quando tutte le riserve verranno sciolte e verrà ufficialmente annunciato il prossimo sfidante di Georges St-Pierre.

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