Dani Alves: "Al Barcellona falsi e ingrati. Mourinho? Non sapeva perdere"

Il terzino brasiliano della Juventus ne ha per tutti, anche per la sua ex squadra: "Non mi piace chi comanda adesso al Barcellona, sono stati falsi con me".

Il terzino della Juventus, Dani Alves

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Una carriera da incorniciare quella di Dani Alves. Con la maglia del Barcellona ha vinto tutto, anche per questo motivo la Juventus ha voluto puntare su di lui per l'obiettivo Champions League. Mai banale, né in campo né davanti alle telecamere. E proprio nella sua prima intervista da quando ha lasciato la Spagna - rilasciata al quotidiano Abc - il terzino brasiliano ha spiegato il suo rapporto con i giornalisti:

Non mi piace che la stampa si inventi cose che non sono mai esistite per seminare discordia. Mi riferisco soprattutto alla rivalità tra Barcellona e Real Madrid. Quello è un giornalismo da bar. Cercano solo di generare odio. I miei problemi con Cristiano Ronaldo sono colpa loro. Io lo rispetto e non ho mai parlato male di lui. Discorso diverso per il Real di Mourinho: non sapeva perdere e giocava sporco.

È questo che intendevamo con mai banale. Dice le cose come stanno, quello che pensa lo esprime a parole, anche pesanti. Più tranquillo quando si parla della sua esperienza a Torino. Con i bianconeri è iniziata una nuova avventura del sua lunga carriera:

Ho scelto la Juventus perché è un club vincente, come me. È un'istituzione che ha sempre qualcosa da insegnarti, che compete sempre. Qui sono felice, ci sono nuove e belle sfide in questo gruppo. Abbiamo una squadra che può competere per la Champions, non c'è dubbio. Solo che qui sono tutti superstizioni e bisogna dirlo a voce bassa: andiamo passo dopo passo.

L'addio al Barcellona

È soprattutto grazie ai blaugrana se Dani Alves è diventato così popolare a livello mondiale. Merito anche delle sue abilità - ci mancherebbe - ma il club catalano non si è comportato sempre bene nei confronti del brasiliano, che ricorda con amarezza l'addio a Barcellona:

Andarmene gratis è stato un gesto di classe. Gli ultimi anni sentivo sempre che il mio nome era tra i partenti, ma la società non mi ha mai detto nulla in faccia. Sono stati falsi e ingrati, non mi hanno portato rispetto. Mi hanno offerto il rinnovo solo quando sono stati sanzionati dalla FIFA.

La filosofia del calcio

Ma raccontare solo il Dani Alves calciatore sarebbe riduttivo. Oltre alla maglia bagnata dal sudore e dagli scarpini sporchi di erba e fango, c'è un ragazzo di quasi 34 anni consapevole che vincere non è tutto:

Conquistare tanti titoli non ti rende migliore, non ti dà la felicità. Ti porta una vita falsa. Uno deve lottare per i suoi obiettivi, e una volta raggiunti, deve dimenticarseli e cercarne di nuovi. Per questo non mi sono mai fatto 300 foto con la Champions. È solo una coppa vuota.

Profondo e sensibile. Anche se non si direbbe dai video postati sui social dove canta e balla come uno scatenato. Ma quello è il suo 'lavoro', il calcio è solo un passatempo:

Amo la musica, il mio hobby è il calcio: sono convinto che in un'altra vita sarei stato cantante. Da piccolo già avevo un gruppo, mio padre lavorava in un club che ospitava bande musicali. Ho un fratello cantante, una casa di produzione in Brasile, compongo, aiuto gruppi che iniziano per farci conoscere: quando lascerò il calcio mi darà totalmente alla musica, è la mia grande passione.

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