Roberto Baggio e l'Italia: storia di un azzurro diventato leggenda

Ha esordito con il ct Vicini nel 1988: tre Mondiali giocati, 27 reti e quel rigore sbagliato a USA '94 che ancora pesa. Ma il Divin Codino con la dieci ci ha fatto sognare.

Baggio con la dieci della Nazionale

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Se credete in un Dio del pallone, Roberto Baggio ne è il figlio. Se siete atei, riconoscerete comunque che il Raffaello del calcio ha reso le nostre domeniche migliori. Perché anche chi non ha seguito mai la palla contesa tra 22 giocatori in campo, in un modo o nell’altro è riuscito ad apprezzare quel personaggio così particolare, estroverso, Divino appunto. Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia. Ma soprattutto Italia: con una macchia indelebile, un rigore sbagliato contro il Brasile nella finale del Mondiale di USA ’94.

Tinte azzurre

Roberto Baggio debutta con la maglia dell’Italia agli ordini del ct Azeglio Vicini alla fine del 1988. È un'amichevole di lusso contro l’Olanda per festeggiare il 90esimo anniversario della FIGC. Si fa notare subito con un assist perfetto per Vialli, che segna il gol decisivo: 1-0 finale, ecco che si parla di quel giocatore che tanto bene sta facendo con la maglia della Fiorentina. Il primo gol arriva il 22 aprile 1989, su punizione contro l’Uruguay: 1-1 a Verona. Vicini se ne innamora, l’anno dopo lo porta al Mondiale italiano.

Notti magiche

Fa strano vedere Baggio con la 15 sulle spalle. A Coverciano si presenta scortato, i tifosi viola non hanno accettato il suo passaggio alla Juventus. Traditore. Olanda, Germania e l’Argentina di Maradona le squadre favorite. Dell’Italia tutti parlano, ovvio, di Baggio in pochi. E infatti, nelle prime due partite del girone con Austria e Stati Uniti, Vicini non lo vede per niente. Panchina, giusto qualche corsetta per scaldarsi, invano, prima di tornare seduto e vedere lì davanti la coppia Schillaci-Carnevale.
Segnatevi questa data: 19 giugno 1990. All’Olimpico arriva la Cecoslovacchia, un match utile solo ai venditori di bibite e noccioline, visto che il discorso qualificazione è già chiuso. Baggio è titolare, al 78esimo si sveglia: riceve palla da Giannini a metà campo e parte. Accelerazione incredibile, la sfera sempre lì, attaccata al suo piede, quasi affezionata. I passetti convulsi degli avversari che battono in ritirata, le scivolate, le gambe che si intrecciano. Freddo, davanti al portiere Stejksal, non sbaglia. Un gol rimasto negli annali del calcio mondiale, quello che consacra il futuro giocatore della Juventus come uno dei migliori 10 della terra. L’Italia, nel Mondiale giocato in casa, finisce terza. Ma è nata una stella.

Pasadena, un incubo

Alla Juventus non incide così tanto, i bianconeri nei primi anni '90 sono poca roba rispetto agli standard della loro storia. Battuti dal Napoli di Maradona e dal Milan del presidente Berlusconi. Ma nel 1993 Baggio vince il Pallone d’Oro che lo pone di diritto nell'Olimpo dei calciatori. L’obiettivo è comunque trionfare con la Nazionale a USA ’94. C’è Arrigo Sacchi sulla panchina dell’Italia. Ha messo Baggio al centro del progetto azzurro, ma allo stesso tempo non vuole staccarsi dal suo 4-4-2. E Roby dove lo mettiamo? Per Arrigo è una seconda punta, non un trequartista. In Italia si chiedono in tanti: ma Sacchi, con quegli occhialoni, come è possibile che non lo veda? Il rapporto tra i due non decolla mai. Scoppia il caso quando con la Norvegia viene sostituto per far posto a Marchegiani dopo l’espulsione di Pagliuca. Il labiale del giocatore verso il ct è subito chiaro:
Ma questo è matto?
E come nei migliori film americani, scatta il momento di gloria. Italia-Nigeria agli ottavi: 0-1 a pochi minuti dalla fine. Ecco la palla di Mussi, Baggio tira rasoterra infilando il portiere Rufai. Supplementari: la sbroglia ancora lui, con un rigore che permette agli azzurri di andare avanti.
Ai quarti tocca alla Spagna arrendersi sotto i suoi colpi: 2-1 finale. In semifinale c’è la Bulgaria: 2-1 anche qui, doppietta di Baggio che si fa pure male. A Pasadena c’è il Brasile. Il suo rigore finisce altissimo. Ma nessuno ricorda che dal dischetto, prima di lui, falliscono Baresi e Massaro. In pratica, anche se Baggio avesse segnato, i verdeoro con un altro gol avrebbero comunque vinto. Questo è il calcio, a volte infame. Perché per tutti, ormai, il Mondiale del 1994 l’Italia l’ha perso per Baggio. Senza se e senza ma.
Quel rigore l’ho tirato ancora, tante volte. In sogno, nel corridoio di casa, perfino in televisione. Ho sempre segnato (…). Terminato il sogno, mi sorprendo sorridente, come se avessi segnato sul serio.
Questo riporta la sua biografia, ‘Una porta nel cielo’, nel 2001.

Europei e altro Mondiale

In Slovenia, per l’Europeo del 1996, il Divin Codino non va. Il rapporto con Sacchi naufraga. Niente Nazionale per un anno, il ritorno porta la firma di Cesare Maldini. A giugno entra così a far parte del gruppo di Francia ’98 per il suo terzo Mondiale. Un gol all’Austria, uno su rigore contro la Francia ai quarti di finale. Gli errori di Albertini e Di Biagio mandano l’Italia a casa. Ma lui in valigia ci mette anche due record: insieme a Paolo Rossi (e Vieri qualche anno dopo) è il giocatore con più marcature nei Mondiali (9), ma soprattutto può vantarsi di aver segnato in tre tornei continentali diversi.

Dirigente e quell’ipotesi sfiorata

Roberto Baggio lascia la Nazionale definitivamente il 28 aprire 2004, a Genova Trapattoni lo chiama per l’ultima partita-tributo contro la Spagna. Una riconoscenza che fino a quel momento era stata dedicata solo a Silvio Piola. In totale in azzurro colleziona 56 presenze e 27 reti.
Nel 2010, dopo aver lasciato il calcio giocato, entra in Federazione come Presidente del Settore tecnico. Ma nel 2013, dopo un progetto di 900 pagine rimasto nel cassetto, lascia l’incarico. E per il dopo Antonio Conte, qualcuno lo vuole anche sulla panchina dell’Italia. Un’idea affascinante, romantica, bella. Che si esaurisce però solo sulle pagine dei giornali. 
Bene, arriva il bello. Come chiudere un pezzo sulle esperienze di Roberto Baggio in Nazionale? Una parola sarebbe troppo poco. La descrizione perfetta la prendiamo in prestito da Lucio Dalla:
Baggio è una nevicata scesa da una porta aperta nel cielo.

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