Buon mezzo secolo, Roberto Baggio

Compie 50 anni il calciatore che più di tutti ha saputo emozionare l'Italia

10k condivisioni 4 commenti

di

Share

Il sogno umano. Più che ad un cantante, pensate alla sua canzone, quel foglio bianco sul quale scrivere in purezza tutto quello che si ha dentro. Questo è stato Roberto Baggio. L'eroe nel quale puoi immedesimarti perché non sa nascondere la sua fragilità.

Lui che ha giocato una vita con un ginocchio e mezzo per via di quell'infortunio a 17 anni che rischiava di farlo smettere. Lui che ha raccolto la sciarpa lanciatagli dagli ex tifosi della Fiorentina dopo che non se l'era sentita di calciargli contro un rigore, poi sbagliato da De Agostini.

È la differenza che c'è tra una gag preparata e quella spontanea del comico fuoriclasse. Puoi decidere la settimana prima che non esulterai contro la tua ex squadra oppure puoi reagire spontaneamente seguendo le emozioni. Davanti a 60.000 persone e chissà quante davanti alla tv come se fossi nel giardino di casa tua. Questo era Roberto Baggio. Uno, nessuno, centomila codini sparsi per l'Italia nel 1994, quando quasi da solo ci porta alla finale con il Brasile.

In quel Mondiale iniziato con quel "questo è matto", rivolto a Sacchi che lo sostituisce con l'Italia in 10 per l'espulsione di Pagliuca e terminato con quel rigore spedito nel cielo di Pasadena. Di mezzo, poesia, tanta, infinita. La doppietta alla Nigeria, il gol alla Spagna, l'altra doppietta alla Bulgaria.

La storia del Coniglio Bagnato (soprannome dell'Avvocato Agnelli) che vinse un Pallone d'Oro è anche quella dell'eroe che passa sempre tutte le sfumature delle emozioni. Incanta, ma non trionfa. "Per tanto così", come ha indicato dopo quel tiro uscito di centimetri contro la Francia nel '98 al Mondiale.

È quello della punizione gioiello contro il Dortmund in finale Uefa con la Juve, della doppietta al Real Madrid in Champions in maglia Inter, dello stop più bello del calcio su assist di Pirlo con dribbling a Van der Sar e gol alla Juve. È anche quello che non si fa amare da Ulivieri e Lippi. Con quest'ultimo, il rapporto peggiore: si allena bene, ma niente. C'è qualcosa di personale. Roberto si sarebbe rifiutato di essere la sua "spia" all'interno del gruppo. Baggio segna gol importanti come quello alla Roma, ma poi si ritrova in panchina. E nel giorno dello spareggio contro il Parma consegna la qualificazione Champions all'Inter con una doppietta.

È quello dell'ultima possibile rincorsa alla Nazionale. Un recupero record dopo la rottura al crociato e 3 gol nelle ultime 3 giornate per salvare il Brescia (scelta che aumenta il suo romanticismo) non bastano a convincere Trapattoni a portarlo al Mondiale in Giappone. Ma forse non sarebbe stato un finale da Roberto Baggio.

La differenza tra la canzone e la facciata del cantante. Un campione senza maschere. Fragile, diverso, controverso, con una velocità di caviglia simile a Messi e una pantafola al posto dei piedi. Il sovrannaturale e il naturale mai così vicini. Per questo è stato unico. Auguri Roberto. Per nome, perché sei stato di tutti.

Share

Commenta

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.