WRC, Rally di Svezia: adesso Latvala corre contro se stesso

Il pilota finlandese interrompe il digiuno di vittorie della Toyota che durava da 18 lunghissimi anni. Jari-Matti adesso corre leggero e approfitta degli errori altrui.

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幸せな. Si dice (e scrive) così in giapponese, la parola "felice". Felice come la Toyota che in Svezia ha spezzato il suo lungo digiuno di vittorie nel World Rally Championship. Un digiuno che che durava da ben 18 anni, che per la verità coincidono perfettamente con le stagioni d'assenza della Casa giapponese dal WRC, tornando sul gradino più alto del podio ad appena due gare dal rientro. Il sorriso e gli occhi lucidi del boss Tommi Makinen e i volti dei collaboratori, dei meccanici, di chi affollava il box nippo-finlandese nel parco assistenza di Torsby, la dicono lunga su quanto il sogno sia diventato realtà, specie considerando che l’impresa era stata già sfiorata a Montecarlo, dove Jari-Matti Latvala aveva dato prova di inattese consistenza e competitività. Dunque nessuna fortuna ma un progetto vincente che riporta alla mente quel successo dal sapore orientale maturato nel 1999, quando Didier Auriol e Denis Giraudet su Toyota Corolla WRC si imposero al Rally di Cina.

Jari-Matti Latvala
Jari-Matti Latvala

In un week-end sono stati di colpo cancellate 18 stagioni d'astinenza forzata, senza mai una sbavatura, senza mai apprensione. Certo, Hanninen continua a centrare alberi e Neuville a sbagliare. Ma Latvala è lì. Vorace, desideroso di fare bene, finalmente sgravato dal peso di pressioni per lui (e per il suo motivatore di fiducia) insopportabili come avere in squadra un Ogier incontenibile, avere una macchina favorita e vincente come era la Volkswagen. Adesso Latvala corre contro se stesso e sa che qualunque risultato arriverà sarà merito suo ma non previsto da alcuna clausola contrattuale o da alcuna valutazione preventiva.

E corre leggero. E approfitta degli errori altrui (come nel caso della Hyundai e della M-Sport) come prima gli altri facevano quando approfittavano dei suoi. La 4 ruote motrici giapponese c’è. È già a buon punto, almeno sui fondi insidiosi e ghiacciati come visto sul Tourini e in Svezia. L’intesa fra Jari-Matti e Mikka è impeccabile, Latvala è persino meno falloso, più maturo, più convinto di sé e dei propri mezzi e ogni giorno che passa cresce in lui a sensazione di aver fatto la scelta giusta firmando per accasarsi con i giapponesi di base nella factory di Puppola, in Finlandia. Dove la Yaris WRC è stata sviluppata con lunghe sessioni di test durante tutto il 2016, condotte soprattutto da Juho Hanninen ed è diventata subito un progetto vincente, non senza interpretazioni regolamentari molto al limite.

A Montecarlo Makinen definì una "bufala mediatica" la notizia di alcune perplessità, poi superate dalla FIA, in merito alla distanza tra il sottoscocca e la torretta della sospensione troppo ampia e ai materiali utilizzati per la realizzazione delle valvole del motore 1.6 Turbo a quattro cilindri che spinge la Yaris. Un problema che Jarmo Lehtinen ha poi indirettamente ammesso quando ha dichiarato che era un argomento oramai superato. Di fatto Toyota ha tempo fino al Rally del Messico per intervenire, in quanto il processo di ricostruzione del motore è abbastanza lungo e complesso. Ma al di là di questa "concessione" c’è da ammettere che estetica e aerodinamica compensano già molto bene la tenera età di vettura e team. E questo è un chiaro segnale di quanto la Casa giapponese odi perdere, come dichiarò chiaramente alla presentazione della squadra ad Helsinki Akio Toyoda, chairman del team. Specie ora che ha già imparato a vincere, grazie a Latvala e a tecnici esperti come Tom Flower, Simon Carrier e Mikko Ruoho. La Yaris WRC ha un potenziale incredibile è affidabile e veloce. E adesso pure vincente…

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