Una questione di cuore: il primo del Boca e la più bella d'Argentina

La storia di Pedrito si lega a due fatti storici: l'inaugurazione della Bombonera e l'abitudine delle prostitute di Buenos Aires di vestire i colori del Boca.

Irene, un'immaginaria prostituta argentina

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L'aprile del 1940 fu uno dei più caldi che Buenos Aires ricordi. Il sole ribolliva sull'asfalto delle grandi strade e i ragazzi, pur di inseguire un momento di freschezza, si tuffavano in ogni fiumiciattolo, rigagnolo o pozza che trovavano. Tutte le attività commerciali erano come immobili, i negozi erano chiusi e le saracinesche abbassate. Tutto era bloccato da quel sudore continuo che scendeva sulla fronte e non lasciava spazio a nessun altro pensiero.

C'era solo un mestiere che, imperterrito, combatteva ancora il caldo. Le donne di Buenos Aires continuavano a popolare le strade, magari aspettando che il sole calasse e la smettesse di picchiare sulle loro spalle nude, appena coperte dagli scialli, sempre sedute su quelle sedie di paglia a non fare nient'altro che accavallare le gambe, a sorridere e attendere. Non dovevano farlo poi per molto. L'afa, si sa, riesce a sopire ogni istinto: la fame scompare, il sonno si insegue, la spensieratezza è un miraggio. Ce n'è solo uno che resiste ostinato, che resta saldo al corpo: il desiderio.

Le donne che animavano la vita notturna di Buenos Aires
L'afa uccide ogni istinto, tranne il desiderio

In quegli anni le donne di Buenos Aires che passavano le notti per strada sedute su sedie di paglia, vestivano i colori delle due squadre della città, per invitare i loro tifosi a festeggiare dopo la vittoria o ad abbandonarsi alle loro coccole dopo una sconfitta. E siccome tutti, in quella città di mare, facevano del calcio una questione di vita, nessuno poteva avvicinarle senza avere il cuore che battesse per l'una o per l'altra squadra.

25 maggio 1940: il primo giorno della Bombonera
Tutta Buenos Aires partecipò all'inaugurazione della Bombonera

Ma si sa, per ogni regola c'è la sua eccezione. Al giovane Pedrito del pallone interessava davvero poco. Erano ormai passati diversi anni da quando ne aveva preso a calci uno per l'ultima volta. Ora il suo interesse aveva un nome e un aspetto precisi: Irene, e la sua forma era bionda, con i boccoli che le cingevano le spalle e gli occhi con cui Pedrito non aveva mai avuto il coraggio di incrociarsi. Irene non era una donna comune, non passava le sue serate sulle sedie di paglia, ma su una vera poltrona, dentro una vera casa. Nessuno poteva avvicinarla se non chi, tra i tifosi del Boca Juniors, fosse considerato il primo.

Pedrito non aveva nessuna possibilità. Lui distingueva a fatica una squadra dall'altra, solo per caso poteva indicare quale fosse quella blu e quale la bianca. Pedrito non era mai entrato allo stadio, non aveva mai alzato al cielo le braccia per esultare o agitato le gambe per imitare il proprio idolo, né tanto meno aveva mai inveito contro qualche arbitro.

Proprio quell'anno, come scherzo del destino, venne inaugurata la nuova "casa del calcio", lo stadio Alberto Josè Armando, da tutti conosciuto come la Bombonera. Lui non aveva niente da condividere con gli atleti in campo, e forse ancora meno con i tifosi sugli spalti. I suoi baffetti non aggiungevano virilità al suo viso, sembravano uno scherzo poggiato sotto il suo naso a punta, e quel petto così stretto non avrebbe mai permesso a un pallone di poggiarsi o di rimbalzare, figurarsi invitare la testa folta e bionda di Irene. Pedrito sapeva che il suo era un sogno disperato, ma nulla poteva impedirgli di trascinarsi tutte le notti sotto il davanzale della più bella cortigiana d'Argentina, nascondersi dietro l'angolo più buio e rimanere lì per ore con l'unica speranza di scorgere anche per un solo istante uno di quei boccoli magici.

Le notti passarono, portandosi via tutto quel caldo irrespirabile di un'estate che aveva messo a dura prova anche le pelli più scure, portando ai di nuovo sorridenti portegni un nuovo clima amichevole e un nuovo campionato a cui appassionarsi. La prima giornata vedeva il Boca giocare in casa nel tempio della Bombonera. Allo stadio si presentarono tutti gli storici tifosi dei gialloblù, tutte quelle figure celebri, se non leggendarie, che in quegli anni erano il vero organo pulsante della tifoseria. Tra questi, amici da sempre, alcuni più legati di una famiglia, spiccava un viso nuovo che nessuno riconosceva, vuoi per quell'espressione insignificante, vuoi per una naturale indisposizione verso la novità. Era Pedrito, con i suoi baffetti a scherzo, che aveva preso la sua decisione. Voleva Irene e non solo per una notte, ma per sempre, per lui e per nessun altro. E se lei si concedeva solo al primo tra i tifosi del Boca, lui ne sarebbe diventato il condottiero pur di conquistarla.

In quel periodo il più conosciuto e rispettato dei tifosi del Boca era Marco Quiroga, un omone che si batteva il petto nudo con i pugni per tutti i 90 minuti . C'era chi assicurava che durante il campionato precedente non si fosse mai fermato per riprendere fiato. La prima prova di Pedrito fu la più difficile. Non bastava riuscire a intrufolarsi nella cerchia dei tifosi più accaniti, no, Pedrito doveva rispettare la volontà della bionda Irene ed essere il primo. Sapeva di avere una sola possibilità, un solo asso nella manica da calare, e doveva scegliere l'istante adatto con cura. Non avrebbe mai potuto affrontare quell'orda di tifosi, né battere in duello il loro campione Quiroga.

Però poteva convincerli con l'unica arma che aveva: la sua follia nata dal non aver nulla da perdere. Pedrito riuscì ad arrampicarsi sugli spalti, a schivare le mani che volevano braccarlo e riuscì a raggiungere la cima, gli ultimi gradoni, il regno del leader Quiroga. Quando quella montagna a petto nudo si voltò verso di lui, le gambe di Pedrito per un momento tremarono, ma per fortuna rimasero salde al suolo. Forse fu proprio la particolarità del suo comportamento, o l'impossibilità di schiacciare un uomo così piccolo che addirittura gli chiese di abbassarsi per parlargli tutto concitato all'orecchio. O forse furono proprio quelle parole, così sincere e spiazzanti, che Quiroga proprio non se l'aspettava, ma venne travolto da una commozione tale che mentre ancora Pedrito gli spiegava il suo amore per Irene, lui aveva già richiamato a se tutti i tifosi e, preso dalla vita, se l'era issato sulle spalle come fosse un bambino.

Il Boca segna alla Bombonera
Pedrito divenne il portafortuna del Boca Juniors

Fortuna volle che, proprio in quel momento, il Boca segnasse il primo di una montagna di gol che accompagnarono i tifosi per tutta la stagione. Pedrito divenne immediatamente il beniamino, il portafortuna, e non scese dalle spalle di Quiroga fino all'ultimo minuto dell'ultima partita di campionato. Dopo ogni vittoria i tifosi si riversavano nelle strade, tutti inneggiando al grande Boca e al loro nuovo protettore San Pedrito dai baffetti. Andavano a salutare le loro donne sedute sulle sedie di paglia e insieme cantavano un coro sotto il davanzale della bionda Irene per raccontarle le gesta dei loro idoli e decantarle tutto l'amore del loro nuovo primo, mentre il povero Pedrito non poteva fare altro che correre a rifugiarsi nell'ombra. Le giornate di campionato scorrevano, il Boca vinceva e i tifosi urlavano sguaiati seguendo il loro nuovo leader, sempre seduto sulle spalle dell'omone a petto nudo. Pedrito indicava le strade da seguire, il giocatore da celebrare o l'avversario da punire. Nessuno nella Bombonera si permetteva di emettere un fiato senza che lui per primo non avesse dato il via. Ormai tutto lo stadio era con lui e tutti sapevano che il suo cuore batteva solo per la bionda Irene. Continuavano a spingerlo e a trascinarlo sotto il suo davanzale alla fine di ogni partita, ma Pedrito continuava a non sentirsi all'altezza di tanto amore.

Le feste di Buenos Aires dopo le partite del Boca
Tutti ballavano, ma Pedrito non faceva altro che nascondersi

Così arrivò l'ultima partita di campionato, l'ultima vittoria di una stagione rimasta nella storia, e ancora una volta tutti si ritrovarono sotto il davanzale di Irene. Spinsero Pedrito nel mezzo aspettando che iniziasse la sua serenata, che sfruttasse la sua ultima occasione per una dichiarazione, ma quei baffetti che si erano agitati per tutta la partita rimasero immobili e spauriti di fronte a tanta bellezza. Gli uomini si arrabbiarono, le donne si asciugarono le lacrime. Pedrito avrebbe voluto scusarsi con ognuno di loro, ma proprio non riusciva a parlare.Si voltò verso i suoi tifosi, verso chi lo aveva accompagnato in questa avventura, e prima che potesse giustificarsi lesse nei loro occhi lo stesso stupore che di colpo riempì il suo cuore.

Una voce candida e soave discese dal terrazzo, intonando una delle ballate più romantiche di Buenos Aires. Il cuore di Pedrito iniziò a battere più forte dei tamburi che ritmavano i cori della Bombonera e poi si bloccò di colpo quando vide quella forma bionda uscire dal suo palazzo e andargli incontro. Fra di loro non ci fu una parola, nient'altro che un tenero sorriso di lei, quando, con una sicurezza che Pedrito non avrebbe forse mai conquistato, gli prese la mano e lo condusse dentro la sua casa. I tifosi del Boca continuarono a urlare dentro la Bombonera, sempre attenti a seguire le indicazioni del loro condottiero seduto sulle spalle di una montagna a petto nudo. E continuarono a festeggiare insieme alle donne sedute sulle sedie di paglia e a cantare le lodi del loro protettore: San Pedrito dai baffetti. Ma lui non partecipò più a quelle feste da sotto il davanzale, ma da sopra, seduto comodamente su una vera poltrona dentro una vera casa, mentre accarezzava i biondi boccoli di Irene.

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