Ayala su Guardiola: "Il suo Barcellona ha fatto un danno al calcio"

L'ex difensore di Napoli, Milan e Valencia, definisce il Barça di Pep la squadra migliore che abbia visto: "Però ha generato delle conseguenze pericolose".

Roberto Fabián Ayala, oggi dirigente del Racing Avellaneda

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In Serie A lo abbiamo visto con le maglie di Napoli e Milan, successivamente in Liga è diventato una bandiera del Valencia, club con il quale ha giocato per sette stagioni. Roberto Fabián Ayala oggi è il coordinatore generale e direttore tecnico del Racing Club Avellaneda, squadra dove ha chiuso la sua carriera da calciatore sette anni fa. In un'intervista concessa in patria a La Nación, ha parlato di molti argomenti che riguardano anche il calcio europeo: a partire dall'attuale situazione del Valencia, passando per il rapporto di Messi con la Selección, fino ad arrivare al Barcellona di Guardiola, considerata la miglior squadra mai vista nella sua vita. A quest'ultima affermazione, però, corrisponde anche un "effetto collaterale":

Il Barça allenato da Guardiola è la miglior squadra che io abbia mai visto, ma in un certo senso ha fatto male al calcio. Ora molti difensori vogliono uscire palla al piede, certe volte però non possono permetterselo. Sono centrali? Bene, prima pensino a difendere, a dare sicurezza. Che non perdano di vista il loro ruolo.

Messi da leader

Ayala, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene del 2004 con la selezione argentina, ha poi affrontato il tema Messi, criticato in patria per il fatto di non riuscire a essere decisivo in nazionale così come lo è nel Barcellona:

Immagino che le critiche gli facciano male. A maggior ragione per un calciatore che continua a superarsi anno dopo anno e non è ancora riuscito a vincere con la sua Nazionale. Ma nonostante questo vuole esserci sempre. Il vero problema è che qui in Argentina si fanno troppi confronti. Lui è un leader a livello calcistico, se io facessi parte di questa selezione, alzerei la testa e cercherei in lui ciò che serve. Così come facevo con Veron, Aimar o Riquelme. Si vede che è maturato moltissimo, già ha assunto questo ruolo, forse anche prima che se lo aspettasse. Io non so come si comporti all'interno del gruppo, ma immagino che tutti stiano ad ascoltarlo quando parla. Lui ha il suo carattere, il suo modo di essere. Non possiamo chiedergli di essere Maradona. Non è Diego, è Messi.

L'addio al Valencia

L'ex difensore ha poi parlato del suo Valencia, oggi ben lontano dai fasti di un tempo, come quando nelle sue sette stagione valenciane dal 2000 al 2007, Ayala vinse due campionati, una Coppa Uefa e una Supercoppa europea. A distanza di anni, "El piraña" spiega il motivo del suo addio per passare al Real Saragozza (a parte una brevissima parentesi al Villarreal):

Ho fatto un passo indietro quando ho visto che qualcosa non funzionava bene. C'era un triangolo pericoloso tra il proprietario (Peter Lim, ndr), l'allenatore (Nuno, ndr) e Jorge Mendes. Questo non aiutava il club. Eppure il piano iniziale era perfetto: una struttura tecnica che setacciava il mercato per cercare i migliori giocatori che si adattassero alla squadra, uno staff tecnico di livello per farli rendere al meglio e il più abile rappresentante del mondo per negoziare successivamente questi prodotti. Ma non l'hanno interpretata così: compravano a prezzi esagerati e io non condividevo questo tipo di gestione.

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