Legenden der Bundesliga: Grosskreutz, l'ultrà del Borussia Dortmund

Nato come ultrà del Borussia Dortmund, è diventato uno dei giocatori simbolo della squadra di Klopp che vinse la Bundesliga. Oggi è allo Stoccarda in seconda serie.

Kevin Grosskreutz ha vinto due campionati col Borussia Dortmund ed è anche campione del mondo

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La sua squadra, la sua città, il suo sogno. Basta questa frase per spiegare chi è Kevin Grosskreutz e cosa significa per lui il Borussia Dortmund. Nato col cuore giallonero, durante la festa per la sua prima Bundesliga vinta, un giornalista gli si avvicinò e gli disse che era in assoluto il più felice fra i compagni.

Quelli sono i miei compagni,

rispose Kevin indicando la curva nella quale era cresciuto. Due volte campione di Germania, campione del mondo con la nazionale nel 2014, a soli 28 anni Grosskreutz sembra essere però già in fase calante, e anche da un po'. La scorsa stagione il Dortmund non lo inserì nemmeno nella lista per i preliminari di Europa League e lo mandò, senza troppi rimpianti, al Galatasaray. Eppure, nonostante le prestazioni in campo fossero improvvisamente insufficienti, i tifosi fecero di tutto per convincere il club a tenerlo. Ad aprile del 2015 la città venne riempita di volantini che recitavano:

Rinnovate il contratto di Grosskreutz! Ora!

Poi sotto alcune sue citazioni:

Non me ne andrò mai per i soldi o altre cose del genere.

E il commento finale

Onore, lotta e passione, i suoi sono sempre stati i segni distintivi anche del Dortmund.

Passione

Eppure la storia d’amore (anzi, quella lavorativa) fra Kevin e il Dortmund sembrava non potesse proprio cominciare. Abbonato alla curva del Borussia da quando aveva 7 anni, a 10 entra nelle giovanili del club. Nel 2002, quando deve ancora compiere 14 anni, gli viene però indicata l’uscita. È troppo magro, e, tutto sommato, non molto talentuoso. Il Dortmund ne può fare a meno. Passa quindi al Rot-Weiss Ahlen, con cui a 18 anni esordisce nella terza categoria nazionale. Riesce ad ottenere la promozione nella Zweite Liga e, pur non essendo attaccante, con 11 gol è il secondo miglior marcatore della squadra. A chi gli chiede quale sia il suo gol più bello, Kevin risponde da tifoso, con estrema sincerità:

Per me le reti più emozionanti sono quelle che segna il Dortmund.

Perfino da professionista Grosskreutz continua a frequentare regolarmente la curva del Borussia, mandando su tutte le furie l’Ahlen e il suo allenatore.

Il ritorno

Il 29 gennaio del 2009 Michael Zorc, direttore sportivo del Dortmund, dà l’annuncio:

Abbiamo preso Grosskreutz. Il motto del club è “vero amore”, e lui lo incarna perfettamente. Per questo lo abbiamo riportato a casa.

L’errore commesso 7 anni prima, quando venne cacciato dal settore giovanile, è così cancellato. Kevin per il Dortmund ha dato tutto. Nato come esterno alto di centrocampo, con Klopp ha giocato in ben sette ruoli diversi: seconda punta, esterno di destra e di sinistra, terzino destro, terzino sinistro, interno di centrocampo e anche in porta. È successo il 18 maggio del 2013. Il Borussia ospitava l’Hoffenheim. A 9 minuti dalla fine arrivò l’espulsione di Weidenfeller, Klopp aveva già effettuato tutti e tre i cambi e in porta andò lui, Kevin. Non riuscì a parare il rigore di Salihovic, e il Dortmund perse 2-1, ma quello per i tifosi è stato solo l’ennesimo atto d’amore.

Provocazioni

Fra le frecciatine lanciate ai rivali dello Schalke, la più famosa è una del 2011. Il club di Gelsenkirchen aveva battuto per 5-2 l’Inter campione d’Europa in carica a San Siro. Un giornalista chiese a Kevin se avesse visto la partita.

No, avevo la tv rotta.

Replicò lui. Il giornalista provò allora ad incalzarlo:

Avrà sentito però dell’impresa dello Schalke…

La risposta di Grosskreutz fu indimenticabile

No, ho sentito però che l’Inter ha fatto schifo.

Il video di quell’intervista è ancora oggi uno dei più postati dai tifosi del Dortmund sui social.

Il cambio

Questo però non è un momento facile per lui. Le critiche dovute ai suoi comportamenti lo hanno accompagnato per tutta la carriera. Nel 2012 venne multato perché, durante la festa scudetto del Dortmund, accese un petardo all’interno dello stadio. Nel 2014, dopo aver perso la finale di Coppa di Germania contro il Bayern, venne sorpreso, completamente ubriaco, mentre urinava nella hall di un albergo, prima di picchiarsi con un altro ospite. Solo poche settimane prima, a Colonia, aveva lanciato un kebab in faccia ad un passante che lo aveva insultato. Questi episodi hanno convinto il Guardian a inserirlo fra i giocatori meno sportivi al mondo. A gennaio 2016 ha deciso di andare allo Stoccarda con cui è retrocesso in seconda serie. E lì è rimasto anche in questa stagione. Per la passione che mette in campo è diventato un idolo pure lì. Eppure non è la sua squadra, non è la sua città, non è il suo sogno.

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