Rosberg: "Finalmente sono libero, i piloti vivono da criceti"

L'ex pilota della Mercedes torna a parlare del suo addio alla Formula Uno dopo il titolo di campione del mondo: "Adesso finalmente mi sento un uomo libero".

Rosberg, campione del mondo in carica di Formula Uno

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Sono trascorsi due mesi da quando, cinque giorni dopo aver vinto il mondiale, Nico Rosberg aveva lasciato di sasso il mondo della Formula Uno (non solo in modo figurato) dando il suo addio all'attività agonista a soli 31 anni. Da quel momento si è trincerato dietro un silenzio assordante, senza parlare più in modo realmente approfondito della sua scelta singolare di abbandonare da campione in carica. Quel silenzio è stato rotto nella sua prima intervista da "uomo libero", come si definisce lui, rilasciata a Montecarlo al giornalista Marco Mensurati, inviato della Repubblica:

Finalmente sono libero. Se sono qui a parlare con voi è perché l'ho scelto io. Nessuno della Mercedes stamattina mi ha detto: "Va' e parla con quel giornalista. No, Nico vuole parlare e Nico parla.

Criceti belli e ricchi

Si presenta così al tu per tu, libero da ogni pressione o rimpianto, che qualcuno magari poteva immaginare avesse ora che sono passati due mesi da quella scelta. Rosberg torna a parlare e conferma di non aver mai avuto un ripensamento in questo lasso di tempo:

Sono ancora più convinto di prima. Il sacrificio che si deve fare per vincere un mondiale è mostruoso, in termini fisici, personali e relazionali. Ora che ho vinto posso dire: grazie a tutti, basta così. La vita non può essere solo girare in cerchio dalla mattina alla sera, tutto l'anno, su una macchina. Sono un uomo non un criceto!

Lui e il mental coach

Questa, in sintesi, la risposta di Rosberg, che spiega poi in modo approfondito la similitudine con il criceto, sottolineando che si tratta di "bei criceti, ricchi e che fanno una vita fantastica". Alla quale però lui ha voluto dire basta. Nel corso dell'intervista parla anche del rapporto con il padre e di quell'etichetta pesante di "figlio d'arte" che l'ha accompagnato praticamente per tutta la carriera. E che ha superato attraverso la collaborazione con un mental coach:

Le chiavi del mio successo sono da ricondurre proprio al lavoro fatto con questa figura. Con lui abbiamo parlato di tutto, compresi mio padre e Lewis Hamilton.

L'amicizia con Hamilton

Per quanto riguarda il suo ex compagno di scuderia, Rosberg nutre una stima incondizionata:

Se con lui mi ponevo sul piano del "talento contro talento" magari riuscivo ad andare uguale a lui, ma batterlo no. Per batterlo c'è voluto altro. Nei kart eravamo migliori amici, una storia da film.

E della quale il campione tedesco rivela un aneddoto molto particolare, di quando i due erano in vacanza in Grecia prima di diventare famosi e Hamilton, guardando il mare, gli disse così:

Ma ci pensi quanto sarebbe bello se un giorno ci ritroviamo io e te alla McLaren (in quel momento la scuderia più forte, ndr) a combattere per il titolo?

Rosberg ammette che era pure il suo sogno. E l'hanno realizzato insieme, anche se a bordo delle Mercedes. Quanto basta per dire addio. Senza rimpianti.

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