NBA, l'ultima di Pierce a Boston tra lacrime, amore e riconoscenza

Paul Pierce calca per l'ultima volta il campo di Boston ed è un trionfo di emozioni tra standing ovation, video celebrativi e riconoscenza per un grande campione.

Pierce baci lo stemma dei Celtics

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Si può dire che in questo weekend il mondo sportivo sia stato “Bostoncentrico”, perché le emozioni sono arrivate tutta da quell’ombelico di tradizione, sport e vittorie che è lo stato del Massachussets. Il Super Bowl ha confermato (se mai ce ne fosse stato bisogno) la legacy di Tom Brady e dei New England Patriots in una delle partite più appassionanti, incredibili e feroci della storia del football americano. Non bisogna dimenticare che poco prima, lì sì davvero a Boston, si era appena chiuso un momento di storia cestistica e bostoniana con pochi rivali.

We can’t handle the truth

L’ironia della sorte ha voluto che i Patriots giocassero il Super Bowl nella stessa serata segnata dai tifosi dei Celtics con il famigerato circoletto rosso. Sapendo che Paul Pierce avrebbe giocato l’ultima stagione, quella del cinque febbraio sarebbe stata l’ultima sua apparizione al Garden. Il palazzetto è chiaramente gremito in ogni ordine di posto. Lo speaker, come da tradizione, presenta il quintetto avversario e sui primi quattro nomi il “boooo” del pubblico è quantomai classico, ma l’ultimo ha una pausa scenica. Paul si avvicina ai compagni perché Rivers gli ha regalato il quintetto in questa serata magica e… ”With the number 34, from Kansas: Paaaaauuuullll Piiiieeerccceee”. Il pubblico va letteralmente in visibilio.

Tutti quelli della nostra epoca hanno vissuto con il ricordo di Russell e Bird, ma si sono identificati in Paul Pierce perché lui è stato i Celtics nell’era moderna.

Questo è il coro unanime di alcuni beatwriter della squadra che per motivi anagrafici associano i Celtics alla figura di Pierce, così come tanti dei tifosi presenti che lo hanno acclamato.

Immagini che commuovono

Archiviata la presentazione dei quintetti arriva il video tributo che eleva l’emotività del momento. Si parte con qualche immagine di Kansas e poi la chiamata diretta da David Stern. Uno dei momenti che difficilmente sarà dimenticato riguarda una serie di playoffs contro i Pacers dove lui e Al Harrington inscenarono un clinic mondiale di trash talking e in un finale on the line Pierce palleggia per far passare il tempo parlando continuamente all'avversario per poi stampargli una tripla in faccia che chiude la partita. Quello scontro andò vicino a sanzioni arbitrali, ma era l’NBA di quegli anni: competitività, voglia di vincere e desiderio primigenio di prevalere uno contro uno sul proprio avversario.

 I ragazzi adesso non hanno più la competitività di una volta perché si sfidano in casa a NBA2K al posto che andare al campetto e fare il mazzo ai propri amici o quelli più grandi di loro con il pallone.

Questa è forse la più grande differenza tra il basket dell’era di Paul Pierce e quello attuale. La vittoria del titolo 2008 al fianco del trash talker principe Kevin Garnett e di Ray Allen è ciò che Pierce si porterà di Boston nella sua seconda parte di vita, ma le sue lacrime dopo i "92 minuti di applausi", dicono che oltre ai titoli c’è l’amore, la simbiosi e la condivisione che si sono scambiati visceralmente in questi anni. 

The last bucket

Grazie per ciò che hai fatto per questa franchigia. Io sto vivendo quello che tu hai creato e ti sono debitore.

Queste le parole di Isaiah Thomas nell'orecchio di Paul Pierce dopo la partita, come fosse un piccolo passaggio di consegne, un’investitura e una volontà di tenere alto il nome di Boston.

L’ultima azione del match è il sale delle emozioni e del rispetto che solo lo sport può dare: Rivers prende un lato e passa la palla a Pierce, marcato proprio da Thomas. IT4 vedendo che mancano 12 secondi alla fine fa due passi indietro in modo sobrio e misurato senza teatralità per lasciargli la tripla. Pierce spara la bomba e realizza il suo ultimo canestro a Boston, perché il finale di questa storia non poteva prevedere un errore. Il pubblico esulta come se i Celtics avessero vinto gara sette delle Finals, anche se è un canestro avversario di qualcuno che avversario non lo sarà mai. Ora aspettiamo con grande trepidazione quando quella maglia 34 andrà a finire vicino ai nomi di Bird, Russell e tanti altri. Perché la verità deve stare lassù.

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