Chelsea, la Conte-mania parte dai giocatori: "Ci dà una carica pazzesca"

I tifosi del Chelsea sono pazzi di lui, ma a colpire è lo spirito che l'ex ct ha saputo infondere nella squadra, caricando i giocatori per ottenere il massimo da ognuno.

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Quanto valesse il fattore-Conte si era già visto in Italia, alla Juventus prima e a Euro 2016 poi. Da una Nazionale di buon livello, ma sicuramente non eccelso, il ct aveva ottenuto il massimo: un piede in semifinale, ricacciato indietro solo da un paio di errori dal dischetto. Giocatori che stentavano - e continuano a stentare - a trovare spazio nelle loro squadre di club avevano dato l'anima per lui, con abnegazione e applicazione, arrivando al top del loro rendimento.

Il fattore-Conte

E intanto, a Londra, Abramovich si fregava le mani: hai portato al Chelsea il re Mida del pallone, gli dicevano gli amici. Ed era proprio così: dopo un avvio da montagne russe, fra alti e bassi, Antonio Conte ha fatto le sue scelte, ha pulito il carburatore, registrato il motore ed è partito con una bella sgasata. Risultato: 13 vittorie di fila in Premier League, interrotte solo dall'inciampo col Tottenham, e rivali annichiliti, praticamente in panne.

Maniacale da sempre, Conte si è tuffato nell'avventura inglese pochi giorni dopo Euro 2016. Aveva già le idee chiare naturalmente, ma occorreva verificarle ed eventualmente raddrizzarle nella preparazione estiva e poi magari in corsa. Ha studiato a lungo i suoi uomini, ha parlato con tutti, a uno a uno, da grande motivatore qual è e ha fatto le sue scelte, mai aprioristiche però, e ha individuato per ciascun giocatore quali erano i tasti da toccare.

Parole giuste per tutti

Trovare le parole giuste per tutti, dal bomber al terzo portiere, perché tutti devono essere caricati a molla e lavorare per la squadra sentendosi importanti, questo è il suo segreto. Mica facile, però, e anche un po' sorprendente per chi ricorda il Conte giocatore, un signor centrocampista che, però, non andava tanto per il sottile. Eppure, dopo qualche dubbio iniziale, tutti i giocatori del Chelsea riconoscono che la spinta arriva loro dalla carica pazzesca che Conte riesce a infondere.

Un esempio? Le parole al miele per Thibaut Courtois di fine dicembre:

Thibaut ha 24 anni ed è fortissimo, resterà al Chelsea perché merita di diventare una leggenda di questo club, merita una carriera come quella di Buffon. È un punto fermo per noi.

E Courtois, con quella faccia un po' stranita da personaggio di Jacques Tati, che in autunno diceva che gli allenamenti di Conte erano un po' noiosi, ha allontanato le sirene del Real Madrid e ora stravede per lui.

La vicenda Diego Costa

Antonio, poi, anche se magari gli tremavano le vene del collo, ha saputo gestire al meglio pure la spinosa vicenda di Diego Costa, un poco di bastone e tanta carota per mettere a tacere, almeno fino al termine della stagione, un caso che poteva rivelarsi un disastro. Diego è il bomber della squadra - rivitalizzato peraltro da lui - in corsa per il titolo di capocannoniere, mica uno a cui rinunciare a cuor leggero.

I giocatori rivitalizzati

Ma l'elenco dei rivitalizzati da Conte non finisce certo con Costa. In estate, fra lo scetticismo generale, l'ex ct aveva detto:

Ho voluto David Luiz perché lo ritengo un difensore di grande qualità. Gli ho detto che per me era uno dei più forti del mondo e che se voleva diventare il migliore del mondo doveva seguirmi e lavorare con me.

Risultato: il Chelsea ha la seconda miglior difesa della Premier e il brasiliano è il suo gladiatore. Poi c'è Eden Hazard, uno che la stagione scorsa aveva segnato 4 gol in 31 match, qualche infortunio e anche un po' di panchina. Ma Conte ne ha fatto un punto fermo, ha ripetuto più volte che crede ciecamente nel suo talento e il belga lo sta ripagando con moneta sonante: 10 gol e 3 assist in 23 partite.

I portatori d'acqua

E non finisce qui. C'è il capitolo dei portatori d'acqua, di lusso per carità - quei giocatori che Conte adora perché un po' ci si rivede - quelli che spezzano l'azione degli avversari e ripartono. Gente come Kanté, Marcos Alonso o Moses. Il francese è quello in cui il manager di Chelsea si specchia di più:

È un giocatore straordinario, il suo apporto è fondamentale per la squadra. Ma lui sa anche che può e deve crescere ed essendo un ragazzo intelligente ha capito che per farlo deve migliorare in fase di impostazione e lo sta già facendo.

La crescita e la valorizzazione dello spagnolo e del nigeriano, invece, è passata attraverso lunghi colloqui nelle sedute di allenamento e i risultati si vedono. Alonso e Moses sono i motori esterni del Boeing di Conte, rifornitori inesauribili di palloni per gli attaccanti, con l'ex viola che ha dimostrato di sapersi anche trasformare in bomber.

Terry e Fabregas

Ma Conte ha parole di motivazione per tutti, anche per chi gioca meno. Due nomi? John Terry e Cesc Fabregas su tutti. L'inglese, monumento dei Blues, non sta attraversando un momento facile fra stiramenti e panchine:

Per me John è un giocatore molto importante, mi è di grande aiuto e la squadra ha bisogno di lui.

E John, capitano e bandiera del Chelsea, ma con soli 366 minuti giocati lo adora e ricambia:

Oltre che un grande tecnico, Antonio è una splendida persona, sempre disposto a parlare e ad ascoltare.

Lo spagnolo, infine, è uno che ha solo 29 anni ma per una dozzina è stato abituato ad essere al centro del programma. Con Conte, però, ha avuto l'umiltà di accettare un ruolo non proprio di primo piano, ripagando comunque con 2 reti e 6 assist in poco più di 500 minuti giocati:

Fabregas ha una grandissima tecnica, ma per me lui è un esempio da additare a tutti per il suo impegno e il suo atteggiamento, sempre esemplare.

Il fattore-Conte, insomma, funziona anche Oltremanica, i tifosi del Chelsea sono tornati a sognare.

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