Atlético Tucumán, una storia da film per entrare nella leggenda

Cancellato all'ultimo il volo del club argentino per giocare contro El Nacional, che non concede una proroga e spera di vincere a tavolino. Poi succede di tutto...

L'Atlético Tucumán festeggia al termine della partita contro El Nacional

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Prendetevi qualche minuto per leggere con attenzione quello che è successo questa notte in Ecuador, ne vale davvero la pena. Perché ogni appassionato di calcio ama storie così: eroiche, ai limiti del impossibile, contro tutto e tutti. Una storia da film, insomma. E quello che ha vissuto l'Atlético Tucumán, club argentino per la prima volta alle prese con una competizione in campo internazionale dopo 114 anni di storia, ha tutti i requisiti che garantirebbero a un regista di Hollywood di girare qualcosa di memorabile.

No al decollo

Ma andiamo con ordine: questa notte a Quito, in Ecuador, era in programma la partita di ritorno dei preliminari di Copa Libertadores tra i padroni di casa, l'El Nacional, e gli ospiti dell'Atlético Tucumán. L'andata in Argentina era terminata 2-2, quindi gli ecuadoriani partivano con un leggero margine di vantaggio in virtù dei gol in trasferta. Per tentare di compiere un'impresa, in una trasferta storicamente complicata per via dell'altitudine di 2850 metri dello stadio Olímpico Atahualpa di Quito, la squadra allenata da Pablo Lavallén aveva deciso di andare in ritiro già da qualche giorno prima della partita a Guayaquivil (a 267 chilometri di distanza) per poi volare nella capitale ecuadoriana il giorno stesso della sfida. Tra il dire e il fare, però, c'è di mezzo la capacità d'ingerenza de El Nacional - almeno questa è l'ipotesi più accreditata al momento - sugli aeroporti locali, tanto da impedire di partire al volo che avrebbe dovuto trasportare i tucumanos, quando questi erano già tutti accomodati al suo interno con tanto di bagagli nella stiva. Così dalla torre di controllo arriva l'inaspettato "no" al decollo di quell'aereo privato, ufficialmente perché "non corrispondente alle norme vigenti" secondo l'Aviazione Civile dell'Ecuador. E a un'ora e mezza dalla partita, il problema è decisamente molto complicato da affrontare.

Il regolamento

Il regolamento della Copa Libertadores prevede infatti un massimo di 40 minuti di ritardo di una squadra, oltre i quali la partita viene assegnata a tavolino ai contendenti. E dal momento che El Nacional - ovviamente - non ne ha voluto sapere di concedere una proroga, è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo per l'Atlético Tucumán.

Noi vogliamo giocare - spiega Eduardo Favaro, allenatore de El Nacional - ma c'è un regolamento da rispettare. Noi possiamo aspettare dieci minuti, non di più. Loro hanno scelto di stare tre giorni lì per adattarsi alla temperatura, non è certo un problema nostro.

La dirigenza del "Decano", questo club alle prime armi in campo internazionale, però, dimostra di essere piena di risorse: immediatamente vengono fatti scendere tutti i giocatori dall'aereo privato e fatti salire sul volo di linea LATAM, che alle 19.28 li porta all'aeroporto di Quito, a 13 minuti dall'inizio della partita.

Corsa in pullman

Riusciranno ad arrivare in tempo allo stadio? Dall'aeroporto, traffico permettendo, servono almeno 36 minuti. E per percorrerli gli argentini si affidano a un bus turistico chiamato sul momento, che va anche oltre quelle che sono le sue possibilità e conduce l'intera squadra allo stadio Olímpico Atahualpa entro i 40 minuti limite. Ma a questo punto si crea un altro enorme problema, perché i bagagli sono rimasti sull'aereo privato a Guayaquivil, quindi anche le divise da gioco, gli scarpini e così via. A El Nacional non vale nemmeno la pena di chiedere un favore (figuriamoci), ma almeno sotto questo punto di vista la fortuna sorride all'Atlético Tucumáno, perché proprio a Quito si sta disputando il Sudamericano Sub20 a cui partecipa ovviamente anche la selezione dell'Argentina. Che si mette immediatamente a disposizione, portando allo stadio completi, scarpe, parastinchi e tutto il necessario.

Seppur dopo infinite peripezie, insomma, la partita si può giocare. I giocatori argentini sono ovviamente sconvolti per i viaggi e quello a cui sono andati incontro, ma scendono regolarmente in campo e portano sulle spalle i nomi e numeri dei connazionali impegnati nel Sub 20. E visto che questa è una di quelle storie che potrebbero tranquillamente essere raccontate in un film, riescono anche a vincere: 1-0, gol di testa del 28enne Fernando Zampedri, soprannominato "El Chajarì".

Un gol che vale la qualificazione al prossimo turno di Copa Libertadores, ma soprattutto che dà il giusto epilogo a una storia fantastica, unica nel suo genere. E che è già diventata leggenda.

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