Sei talenti spagnoli che sono stati scippati dalla Premier League

Quello di Nabil Touaizi è solo l'ultimo di una lunga serie di "scippi" di talenti che i club di Premier League hanno perpetrato nei confronti della Liga spagnola.

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Avete mai sentito parlare di Nabil Touaizi? Probabilmente no, dal momento che parliamo di un quindicenne ispano-marocchino che gioca nelle giovanili del Valencia, ma magari tra qualche anno il suo nome risuonerà con più frequenza. In due anni di frequentazione dell'Academia valenciana, il baby attaccante ha già messo a segno oltre 70 gol e il suo precoce talento ha attirato le attenzioni dei più insidiosi saccheggiatori di virgulti della Liga, cioè i club di Premier League. Il Manchester City, che aveva messo gli occhi su Nabil da un pezzo, questa mattina ha piazzato lo scatto decisivo per assicurarsi le sue prestazioni. Txiki Beguiristain e José Ramon Alexanko, compagni e amiconi ai tempi del Barcellona e attualmente ds dei due club, hanno raggiunto un accordo sulla base di 300mila euro più bonus, per una cifra totale che potrebbe lievitare fino ai 2 milioni di euro. 

Non è la prima volta che il Valencia perde giocatori in direzione Inghilterra (è successo lo scorso agosto con Toni Martinez, classe 1997, finito al West Ham) e men che meno è la prima volta in assoluto che e canteras della Liga vengono prese d'assalto dai club della Premier League. Il motivo è semplice: in Spagna non si possono offrire contratti professionistici a dei 16enni, nel Regno Unito invece sì. Naturalmente, non sempre le cose vanno secondo i piani: a volte la promessa si trasforma in fuoriclasse; a volte lo diventa solo dopo essere tornato in patria; a volte, invece, lo scippo si rivela un fragoroso buco nell'acqua.

Cesc Fabregas

Fabregas all'ArsenalGetty
I bei tempi di Fabregas all'Arsenal

Che ovvietà. Il primo e miglior trapianto di talento spagnolo in territorio inglese. Finito all'Arsenal dalla Masia blaugrana e diventato il più giovane esordiente di sempre del club londinese, a soli 16 anni e 177 giorni, nonché il più giovane marcatore all-time in campionato per i Gunnersi, Fabregas è rimasto alla corte di Wenger per otto stagioni, collezionando 303 presenze e 57 reti e indossando la fascia dal 2008 in avanti, prima di cedere al richiamo della foresta e tornare al Barcellona nell'estate 2011. Qui, tra cambi di ruolo e ricambi generazionali, non è riuscito a esprimersi sui suoi livelli e nel 2014 Cesc ha fatto marcia indietro in direzione Londra, questa volta sponda Chelsea.

Gerard Piqué

Piqué Manchester UnitedGetty
Piqué in maglia United

Parabola simile, ma non troppo, anche per un altro prodotto della favolosa cantera del Barcellona, che lascia la casa madre a 17 anni, nel 2004, per unirsi al Manchester United di Alex Ferguson. A differenza di Fabregas, tuttavia, il futuro signor Shakira non riesce a sfondare in Inghilterra (23 presenze e 2 gol) e il suo ritorno in Catalogna, nel 2008, per soli 4 milioni di euro, è salutato da una generale indifferenza. D'altra parte, se Fabregas ha sostanzialmente deluso nella sua seconda incarnazione in blaugrana, Piqué è invece diventato uno degli indiscussi capi carismatici dell'epopea del Barça dell'ultimo decennio.

Hector Bellerin

Bellerin ArsenalGetty
Bellerin ha giurato amore all'Arsenal

La storia rischia di ripetersi anche quando andiamo a parlare di Hector Bellerin, cioè il giocatore che una leggenda come Cafù ha eletto a suo erede. Il terzino destro scuola Barça si è unito all'Arsenal nel 2011, a 16 anni di età, e nelle ultime due stagioni è diventato un elemento imprescindibile dello scacchiere di Wenger. Le sue prestazioni hanno convinto il Barça a tornare prepotentemente sulle sue tracce, e in Catalogna si parla di lui come principale obiettivo della prossima campagna acquisti estiva. Peccato che, al momento, il giocatore si sia mostrato piuttosto freddo all'idea di un ritorno a casa, dichiarando che se avesse voluto giocare al Barcellona non se ne sarebbe mai andato. 

Denis Suarez

Denis Suarez BarcellonaGetty
Denis Suarez esulta dopo un gol

Ventitre anni appena compiuti, Denis Suarez è uno degli uomini nuovo del Barcellona di Luis Enrique, con cui ha già collezionato 26 presenze e tre gol in questa prima metà abbondante di stagione. Cresciuto nel Celta Vigo, il centrocampista si è trasferito al Manchester City nel 2011, ma Roberto Mancini gli concede giusto un paio di presenze in Coppa in due stagioni. Il Barça se lo riprende nel 2013 e lo manda in prestito al Siviglia l'anno successivo nell'ambito dell'affare-Rakitic. In Andalusia il classe '94 sboccia definitivamente, confermandosi anche nel 2014-15 con il Villarreal: due stagioni di tirocinio che gli sono valse il ritorno alla base. 

Suso

Suso LiverpoolGetty
Un giovane Suso in maglia Liverpool

Una storia anomala è quella di Jesus Joaquin Fernandez Saez de la Torre, in arte Suso. Prodotto del non memorabile settore giovanile del Cadice, nel 2010 il talentuoso spagnolo è volato al Liverpool, voluto da Benitez, il cui regno tuttavia stava per volgere al termine. Nel 2012 viene portato in prima squadra e quell'anno totalizza 20 presenze tra campionato e coppe varie, senza strabiliare. Un anno di prestito all'Almeria, poi altri sei mesi non troppo felici lungo il Mersey, prima di finire nel mirino del Milan (galeotta fu un'amichevole estiva). Neanche a Milanello le cose sono state facili, ma dopo un anno e mezzo di tribolazioni, tra panchine e prestito al Genoa, il mancino andaluso si è imposto a sorpresa come uno dei pilastri del Milan di Montella

Fran Merida

Fran Merida ArsenalGetty
L'ex futuro Cesc Fabregas

Non è che può sempre andare tutto secondo programma. Di Fran Merida, ennesimo transfuga sulla direttrice Barcellona-Londra, si parlava come l'erede di Fabregas, ma si è poi capito che i due avevano in comune giusto la provenienza e il ruolo. Cinque anni coi Gunners senza mai sfondare (solo 16 presenze totali), poi tanta Spagna, con Atletico Madrid ed Hercules in Segunda, un po' di Portogallo (Braga) e persino il campionato brasiliano (Atletico Paranaense), prima di ritrovarsi a sgomitare con l'Huesca in Segunda Division. Quest'anno è di nuovo in Liga, all'Osasuna, con cui ha messo insieme appena 283 minuti di gioco. 

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