Payet e la Premier League milionaria: l'esempio di Stanley Matthews

L'ala inglese dello Stoke City e del Blackpool ha giocato fino a 50 anni guadagando poche sterline. Oggi in Inghilterra girano cifre monstre e giocatori che puntano i piedi.

381 condivisioni 0 commenti 0 stelle

di

Share

Calciatori strapagati, soldi a palate dalla Cina. Sì, il calcio sta cambiando. E ogni tanto capita di guardare indietro, la palla era sempre tonda e allo stesso tempo completamente diversa. In Inghilterra hanno ritirato fuori quel mito di Stanley Matthews, uno dei calciatori più famosi del Regno Unito con umiltà nel portafogli. Altro che Dimitri Payet, francese scortese che ha puntato i piedi in casa West Ham per tornare al Marsiglia. E ci è riuscito. O i contratti a sei zeri dei giocatori che militano in Premier League. Cari presidenti, cari manager, prendete l’immagine di Matthews e fatene un santino. Vi servirà quando uno dei vostri chiederà più soldi.

Lavoro a costo (quasi) zero

Matthews è un'ala vera: tanta corsa, cross e qualche gol. Nasce ad Hanley nel 1915, diventa una bandiera prima dello Stoke City e poi del Blackpool. Una carriera lunga 33 anni. Sì, così tanto è durata la storia calcistica di un “uomo normale”. Che ha avuto due grandi picchi: la vittoria della FA Cup, il trofeo più vecchio del mondo, e la conquista del primo Pallone d’Oro della storia nel 1956. E pensare che guadagnava poche sterline al mese. Una frase di Gianfranco Zola - uno che di calcio inglese se ne intende - descrive benissimo il Matthews calciatore:
Mi raccontò che per giocare prendeva solo venti sterline a settimana. Al giorno d’oggi varrebbe tutti i soldi della Banca d’Inghilterra.
Oggi il salario medio in Premier League è di 2,4 milioni di sterline all’anno. Quasi 17 volte lo stipendio del Primo Ministro.

La finale di Matthews

Stanley è il simbolo del calcio pionieristico. Ha giocato fino a 50 anni sempre al massimo. Teneva al suo fisico: ai tempi dello Stoke, per due volte al giorno, si faceva casa-campo di corsa per un totale di 8 miglia. "Rafforza le gambe", rispondeva. Tutto merito del padre che fin da piccolo gli aveva fatto seguire degli allenamenti specifici provenienti dal mondo della box.
A 38 anni, già sopra la media dei calciatori dell’epoca, gioca la finale di FA Cup con la maglia del Blackpool. Davanti c’è un Bolton favoritissimo: dopo un’ora di partita vince già 3-1. Wembley è una bolgia, sugli spalti ci sono più di 100mila persone. E Matthews è sulle gambe, stanco. In due minuti però cambia tutto. Prima Matthews serve un cross perfetto per Mortensen che fa gol, poi lo stesso attaccante segna il 3-3 all’89’. Supplementari? No, ancora Matthews sforna un assist per Perry che fissa il risultato sul 4-3. L’ala trascina così la squadra alla vittoria finale.

Riconoscenza

Sir Stanley sarà ancora onorato giovedì prossimo durante una cena a Stoke. Lui sicuramente avrebbe disapprovato gli eccessi del calcio di oggi. Peter Coates, presidente dei Potters e grande amico di Matthews, lo ricorda:
Era imprendibile, un incubo per i terzini. Aveva la luce ai piedi.
Ma rende meglio la frase che un altro genio del pallone, Sir Bobby Charlton, disse tempo fa.
Una volta andai a vederlo giocare a Newcastle, mi misi vicino alla bandierina per osservarlo da vicino. Solo così mi sono fatto un’idea della sua statura e della sua fama.
Eppure, Sir Stanley Matthews, era alto solo 174 centimetri... 

Share

Vota

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.