Super Bowl, super musica: gli Halftime Show che hanno fatto la storia

Il 5 febbraio sarà Lady Gaga a infiammare l'intervallo dell'evento sportivo più importante degli Usa. Nell'attesa, riviviamo le esibizioni più famose di sempre.

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Prima o poi sarebbe toccato a lei, era solo questione di tempo. Inevitabile, per una delle regine del pop mondiale, esibirsi nei 12 minuti di spettacolo più seguiti del pianeta. Il 5 febbraio - all'NRG Stadium di Houston, Texas - sarà Lady Gaga la padrona assoluta dell'Halftime Show, il mini-concerto che scandisce l'intervallo del Super Bowl. Quest'anno la finale della NFL - la National Football League - metterà di fronte i New England Patriots e gli Atlanta Falcons (diretta TV su FOX Sports, pre-game in esclusiva a partire dalle ore 23). E come ogni anno, la musica delle star internazionali renderà ancora una volta inimitabile l'evento sportivo più importante e atteso degli Stati Uniti. Si era parlato insistentemente di Adele, erano circolati i nomi di Rihanna, Taylor Swift, Justin Bieber e Eminem. Ma sarà lei, l'artista da 27 milioni di album venduti, a impreziosire il Super Bowl LI (il 51° cioè della storia). Il desiderio di Lady Gaga è di quelli che mettono in seria apprensione gli organizzatori: la 30enne newyorkese vorrebbe emergere dalla sommità della copertura dello stadio, per poi cantare sospesa per aria. Se l'idea - estremamente eccentrica come vuole il suo stile - dovesse superare il "test" di sicurezza, la performance di Miss Germanotta entrerebbe di diritto nella "Hall of Fame" dei più grandi Halftime Show di sempre. Ma quali sono le esibizioni dell'intervallo rimaste scolpite nell'immaginario collettivo degli americani e non solo? Quali grandi artisti hanno calcato il palcoscenico più veloce (da montare e da smontare) del mondo? Eccoli, nella nostra carrellata che comincia dall'ultimo Super Bowl, quello del 7 febbraio 2016: insieme sul palco, tre pesi massimi dello showbiz mondiale...

Dov'eravamo rimasti? Ai Coldplay

Al Levi's Stadium di Santa Clara in California, tutto ruota attorno ai Coldplay: tra grandi classici come Yellow, Viva la Vida, Paradise, Clocks e il nuovo singolo Adventure of a Lifetime, la band di Chris Martin ha dominato da sola la prima parte dell'esibizione. Poi spazio alla super hit di Mark Ronson e Bruno Mars, la travolgente Uptown Funk, e alla sensualità di Beyoncé e della sua Formation. Si arriva così al gran finale, con i due artisti - e la Marching Band della University of California - ad accompagnare i Coldplay nell'emozionante cavalcata di Fix You Up & Up.

Il maxi-record di Katy Perry

Si scrive 118,5 milioni di telespettatori, si legge record assoluto. Merito delle gigantesche scenografie erette allo University of Phoenix Stadium di Glendale (Arizona), per accogliere una delle popstar con più fan al mondo: con Roar, Dark Horse, I Kissed a Girl, Katy Perry ha stracciato ogni picco di share mai raggiunto in precedenza. A darle una mano a tagliare questo traguardo, la chitarra di un guitar hero come Lenny Kravitz e il ritorno sulle scene della rapper Missy Elliott (con i duetti in Get Ur Freak OnWork It). A chiudere lo spettacolo, non potevano che essere i fuochi d'artificio di Firework.

La strana coppia Bruno Mars & Red Hot Chili Peppers

È durato così solamente un anno il record del 2014: 115,3 milioni di spettatori hanno idealmente ballato al ritmo di Locked out of HeavenTreasure, mega-successi di Bruno Mars. L'artista hawaiano, che ha chiuso con il tributo alle Forze Armate americane sulle note di Just the way you are, ha inoltre dato vita a un inedito tandem con gli altri super ospiti dell'evento: i Red Hot Chili Peppers. In coppia con Mars, la band capitata da Anthony Kiedis ha scatenato la folla con il loro celebre classico Give it away. L'esibizione del gruppo funk-rock americano ha però suscitato polemiche, per l'accusa di aver suonato in playback. La controversia è stata poi chiarita dal bassista Flea e dal batterista Chad Smith: la loro difesa, in sintesi, è che al Super Bowl sia previsto il fatto di aiutarsi con tracce live pre-registrate, per evitare qualsiasi tipo d'intoppo nel poco tempo a disposizione per allestire la scena.

Gli Usa ai piedi di Beyoncé

"Perché dovremmo volere un Super Bowl senza di lei?", si chiese la rivista Rolling Stone dopo lo show di Beyoncé (nel 2013 artista principale, al contrario dello scorso anno). Nove brani in una scaletta aperta dall'inno del girl power Run the World (Girls) e conclusa con la prova vocale da pelle d'oca di Halo. Nel mezzo, anche la reunion con Kelly Rowland e Michelle Williams, sue compagnie di viaggio nelle Destiny's Child. Le tre artiste, riunite sul palco, hanno fatto ballare il Superdome di New Orleans (Louisiana) con brani quali Bootylicious Single Ladies (Put a Ring on it).

Cinque anni fa, la regina Madonna

Con Louise Veronica Ciccone, la banalità non è mai di casa. Anche se c'è chi ha criticato la scelta di concentrarsi sulle sue hit del passatoVogue, Music, Like a Prayer - piuttosto che proporre qualcosa di più attuale. Tra coreografie mastodontiche e costumi da mille e una notte, il Lucas Oil Stadium di Indianapolis (Indiana) ha in ogni caso ammirato ancora una volta la portata scenica della "regina madre" del pop. A scatenare le polemiche più accese, ci ha pensato invece M.I.A: la rapper inglese ha "regalato" alle telecamere il dito medio durante Give me all your Luvin, come protesta simbolica per aver evitato di cantare la parola "shit". Un gesto criticato dalla stessa Madonna, delusa da un atteggiamento a suo dire poco adeguato al clima di festa.

Born to run: la potenza rock di Bruce Springsteen

Dalla Queen del pop al Boss del rock. Torniamo indietro allo scorso decennio e al Super Bowl di Tampa (Florida) del 2009. Il primo, cioè, dell'era Obama. Il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti si era insediato da poco più di dieci giorni alla Casa Bianca, quando Bruce Springsteen ha infiammato la platea del Raymond James Stadium. Ed è proprio all'ormai ex capo di Stato americano che il Boss ha dedicato - ancora una volta, dopo la campagna elettorale dell'anno precedente - la sua Working on a Dream. Aperto da Tenth Avenue Freeze-out, il concerto di Springsteen è stato impreziosito da due tra le canzoni più famose della storia del rock: Born to Run Glory Days.

I Rolling Stones, la mega-lingua e la frase censurata

Bastano tre canzoni a Mick Jagger e soci per rendere indelebile la serata del Ford Field di Detroit (Michigan). Certo, il mega-palco a forma di lingua - il loro storico simbolo - non ha di certo guastato: con 28 pezzi diversi montati in 5 minuti (5 minuti!) da 600 addetti, lo stage dei vecchi leoni del rock inglese rimane ancora oggi il più grande mai realizzato per questo evento. Come detto, tre le canzoni incendiate dalla chitarra di Keith Richards: Rough Justice (uno dei singoli del loro ultimo album di inediti, A Bigger Bang), la famosissima Start me up e l'ancora più monumentale (I can't get no) Satisfaction. E poi, un paio di versi censurati dalla regia per i riferimenti ritenuti sessualmente espliciti (con il volume del microfono abbassato ad hoc). Quel pizzico di controversia che, nella migliore tradizione del Super Bowl, non manca mai.

Lo show dello scandalo: Justin Timberlake, Janet Jackson e... ops!

Nel 2005, a precedere i Rolling Stones, un altro big assoluto della storia del rock: Sir Paul McCartney. Fu proprio l'ex Beatles ad inaugurare il filone di rockstar leggendarie, dopo il clamoroso scandalo suscitato nel 2004 da Justin Timberlake e Janet Jackson. Sì, quello del Reliant Stadium di Houston (Texas) resta senza dubbio l'Halftime Show più discusso della storia del Super Bowl. Tutto merito (o colpa) dell'inconveniente andato in scena sul finale del duetto delle due popstar in Rock your Body. Mano sinistra di Justin sul seno destro della sorella di Janet, coppa del vestito che salta e... il resto è storia. Il cosiddetto Nipplegate sconvolse gli Usa, con tanto di scuse da parte della sorella di Michael Jackson.

Gli U2 e il tributo da brividi alle vittime dell'11 settembre

Si arriva così all'Halftime Show forse più emozionante e toccante di sempre. È il 3 febbraio 2002, quando New Orleans ospita il primo Super Bowl dopo l'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre. La ferita nel cuore dell'America è freschissima, il dolore per l'attentato più tragico nella storia degli Stati Uniti si tocca con mano in tutto il Paese. E come già avvenuto nel loro concerto al Madison Square Garden di New York, il precedente 25 ottobre, sono gli U2 a tributare l'omaggio da brividi alle vittime dell'attacco kamikaze. Il concerto-celebrazione inizia dalle parole di speranza di Beautiful Day, per poi proseguire sulle note soffuse di MLK: composta in onore di Martin Luther King, la canzone è l'occasione ideale per far scorrere sul maxischermo i nomi delle persone rimaste uccise nell'attentato. E poi via, fino al gran finale con la cavalcata epica di Where the Streets have no Name e la sorpresa di Bono: il frontman irlandese esibisce fiero la bandiera americana cucita nell'interno della giacca.

Michael Jackson, il primo, grande re dell'Halftime

La nostra carrellata nel passato del Super Bowl si conclude con lui, la leggenda incontrastata della storia del pop. Il 1993 è il primo, grande anno in cui l'Halftime Show viene affidato a una star mondiale. Dal 1967 (anno del primo evento) alla fine degli anni Ottanta, infatti, la tradizione prevedeva l'esibizione di bande universitarie e militari o di orchestre sinfoniche, ma anche di spettacoli curati da organizzazioni quali Up with the People o dalla Disney. Nel 1992 le emittenti concorrenti hanno però cominciato a calare gli assi pesanti nella loro programmazione, così da rendere difficile la vita dei produttori dell'evento mediatico legato al Super Bowl. La risposta nel 1993, al Rose Bowl di Pasadena (California), è stata di quelle estremamente all'altezza: sul palco ecco Michael Jackson. Da Billie Jean Black or White, fino a Heal the World We are the World accompagnata da un coro di bambini, i grandiosi successi del Re del Pop hanno segnato il vero inizio della scintillante epopea degli Halftime Show. A distanza di 24 anni da quell'evento, toccherà a Lady Gaga rendere omaggio a un appuntamento ormai fisso per milioni e milioni di persone.

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