Robinho-Chelsea, un matrimonio saltato... per colpa di una maglietta

A distanza di anni il brasiliano, oggi all'Atlético Mineiro, ricorda il lapsus nella conferenza stampa di presentazione con il Manchester City: era a un passo dai Blues.

Robinho ai tempi del Manchester City

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Era il settembre del 2008 e Robinho si presentava in conferenza stampa dopo il suo passaggio dal Real Madrid al Manchester City. E come molti ricorderanno, il suo debutto di fronte ai microfoni dei media britannici fu di quelli memorabili:

Nell'ultimo giorno di mercato il Chelsea mi ha fatto una grande proposta e io ho accettato.

Subito dopo, arrivò la correzione su suggerimento di un giornalista presente: "Intendi Manchester, giusto?".

Sì, Manchester, scusate...

A un passo dal Chelsea

Tutti sorrisero credendo fosse un semplice lapsus dell'attaccante brasiliano. In realtà, però, a distanza di anni si viene a sapere quell'errore fu una vera e propria gaffe. A rivelarlo è stato lo stesso Robinho, oggi giocatore dell'Atlético Mineiro, che partecipando all'amichevole tra Brasile e Colombia organizzata in onore delle vittime della Chapecoense ha avuto modo di parlare di quello che successe 9 anni fa. Nominare i Blues, all'epoca allenati da Felipe Scolari, non fu proprio un caso: l'ex giocatore del Milan era praticamente un nuovo giocatore del Chelsea, proprio su richiesta dell'ex ct della Seleçao. Il trasferimento però alla fine non si concretizzò e il motivo è ancora più curioso di quell'errore durante la presentazione.

La maglia della discordia

Nonostante ci fosse accordo tra Real Madrid e Chelsea, l'operazione non andò a buon fine per colpa di... una maglietta. Già, avete letto bene. Perché quando le Merengues vennero a sapere che ancora prima della conclusione della trattativa a Londra già avevano iniziato a circolare delle divise personalizzate di Robinho in Blues, valutarono il gesto come una scorrettezza e decisero di far saltare tutto privilegiando l'altra offerta, quella del Manchester City, da 33 milioni di sterline. Poi Robinho si presentò di fronte ai microfoni e si rese protagonista di quella gaffe. Un lapsus che, alla luce di questo retroscena, in fondo ci poteva anche stare.

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