Ilkay Gundogan, il tedesco moderno: non chiamatelo 'naturalizzato'

Non chiamatelo 'naturalizzato'. Ilkay si sente tedesco al 100%, al punto che ride per le barzellette sugli immigrati. E ora vuole conquistare anche l'Inghilterra.

Ilkay Gundogan ha accompagnato la Germania nel futuro: lui è tedesco, non naturalizzato

0 commenti

di -

Share

Ilkay Gündoğan è riassunto in un episodio. È il 20 marzo 2012: il Borussia Dortmund gioca Fürth contro il Greuther nella semifinale della Coppa di Germania. La partita, contro una squadra di seconda serie, si rivela più complicata del previsto. Al 118’ il risultato è ancora fermo sullo 0-0. L’allenatore del Fürth Büskens pensa già ai rigori e fa un cambio inatteso quanto teatrale: fuori il portiere titolare Grün, al suo posto dentro il para-rigori Fejzic. Anche Van Gaal ai Mondiali ha fatto altrettanto mandando Krul in campo per Cillessen: due rigori parati e semifinale raggiunta. Quel giorno però il Fürth non fu così fortunato: a Gündoğan quella sostituzione così provocatoria non piacque per nulla. Prese palla e calciò con rabbia verso la porta difesa (a quel punto) da Fejzic. Il pallone rimbalzò sul palo e poi sulla schiena del portiere avversario prima di finire in porta. Gol all’ultimo secondo, finale raggiunta, e provocazione avversaria rimandata al mittente. Gündoğan era l’eroe di giornata. I giocatori del Dortmund nel viaggio di ritorno lo inneggiavano. Tutti gridavano il suo nome. Tutti tranne lui. Sì, perché Ilkay, su quel pullman non c’era. Era rimasto allo stadio, dimenticato dai compagni che gridavano il suo nome. La squadra era partita, lasciando a piedi il proprio eroe. Ilkay è un ragazzo schivo, che si nota solo in campo. Se manca lì, se ne accorgono tutti subito. Fuori però è silenzioso, poco appariscente.

Un tedesco moderno. Uno di quelli che tempo fa non sarebbe mai stato considerato tedesco, ma che oggi porta fiero l’aquila imperiale sul petto. Negli ultimi anni è stato spesso fuori per infortunio, al punto che nelle stagioni passate ha dovuto accettare un periodo di 18 mesi senza nazionale. Tornato nel giro della rosa tedesca ha detto di provare le stesse sensazioni che si provano per un Mondiale vinto. E pensare che per qualcuno lui non è un vero tedesco.

Storia

Nato il 24 ottobre del 1990 a Gelsenkrichen da genitori turchi, Ilkay è in realtà sempre stato tedesco. Suo nonno si trasferì in Germania nel 1979, a caccia di condizioni di vita migliori. Quando è nato Ilkay, la famiglia si è trasferita nel quartiere con il minor tasso di immigrati. L’idea era chiara: il ragazzo doveva crescere fra i tedeschi, doveva sentirsi tale, doveva imparare la lingua senza inflessioni. E oggi Gündoğan non si sente un turco naturalizzato tedesco:

Conosco sia l'inno turco sia quello tedesco, cantandoli provo grande orgoglio. A casa ho sempre parlato più tedesco che turco. Mi fanno perfino ridere le barzellette sugli immigrati: conosco bene le mie origini, ma io sono tedesco. Non bisogna mostrarsi permalosi o limitati. Sono battute, scherzi. Se ci si offende è perché non ci si sente tedeschi e non è il mio caso.  

Proprio con questo spirito Ilkay in passato ha perfino raccontato come vengono accolti gli stranieri al Borussia Dortmund:

Gli stranieri che arrivano al Dortmund vengono messi in camera con Grosskreutz: nel giro di pochi giorni imparano i cori del Dortmund anche senza sapere il tedesco, è davvero divertente.

Sia chiaro però: Ilkay non nasconde le sue umili origini: a ottobre ha pubblicato sui social network una foto con un suo parente minatore prima di una visita ad una miniera della Ruhr.

Problemi

Dopo aver giocato per due stagioni con il Norimberga, l’ultima delle quali in maniera non particolarmente esaltante perché distratto dall’esame di maturità, Ilkay nel 2011 è passato al Borussia Dortmund campione di Germania. All’inizio le prestazioni non sono soddisfacenti, ma Klopp era convinto di potersi affidare. Pochi mesi dopo, chi lo criticava ne era diventato un fan convinto. Kicker, la rivista sportiva più famosa in Germania, scriveva lo descriveva così:

Tratta il pallone meglio di come molti uomini trattino le proprie mogli.

Nella finale della Champions del 2013 contro il Bayern tenne in corsa il Borussia Dortmund con un gol, confermandosi come pilastro della squadra. Era fondamentale per Klopp quanto lo è per Joachim Löw. Proprio nel momento migliore della sua carriera però Ilkay è costretto a fermarsi. 450 giorni di stop per un problema alla schiena che non riusciva a superare. Ha temuto di dover smettere, ha raccontato, ma per fortuna non è andata così. Si è ripreso, ha conquistato Guardiola sfidandolo da avversario, e lo ha convinto a portarlo con sé al Manchester City. È proprio Ilkay il primo acquisto dei Citizens targati Pep. Anche in Inghilterra ha dimostrato di essere un giocatore di grandissima qualità. Centrocampista moderno, ma di passaporto tedesco, non provate a dirgli che è naturalizzato.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.