Una giornata con Falcao

Il nostro Roberto Marchesi ci racconta la giornata trascorsa in compagnia di Falcao, il più forte giocatore di calcio a 5 della storia.

Falcao

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Ho passato una giornata con Falcao, non Radamel eh. Quello che gioca a Calcetto, come dicono tanti. Ecco, partiamo proprio da qui. Lui è Alessandro Rosa Vieira, per tutti è Falcao, e non gioca a calcetto: gioca a Futsal. Anzi, non è che ci gioca, ne è l’essenza nel mondo. È il più grande di tutti tempi, un’egemonia riconosciuta da tutti e indiscutibile come forse in nessun altro sport del mondo.

Ho passato una giornata con lui, ho detto, ed è stata una vera emozione. A Futsal ci gioco, anzi sarebbe meglio dire che ci provo, come provo ad allenare una squadra nei ritagli di tempo dal lavoro. Se ne è iniziato a parlare sotto Natale: "Falcao sarà in Italia, ad Asti”. Falcao in Italia? Davvero? Ebbene sì, ospite dell’Orange Futsal (la squadra di Asti già campione d’Italia e ora ripartita dalla Serie D per motivi di cui non è sede opportuna per discuterne).

Falcao viene ad Asti, ospite del presidente Giovannone per un’esibizione di beneficenza per aiutare Norcia e le vittime del terremoto. Falcao viene in Italia e gioca? Contro la Luparense? Quella Luparense? Foglia, Honorio, Bertoni, Brandi e tutti gli altri?

Allora ci andiamo. Per forza. Tutti, in Italia, devono sapere che cos’è Falcao. Quanto questo ragazzo che veste sempre la maglia con il 12, è così importante per gli affezionati di questo sport. Partiamo da Milano poco prima delle 14, l’appuntamento è alle 16.30 al Pala San Quirico, vero tempio del Futsal italiano dove – come accennato prima – solo pochi mesi fa si festeggiava uno Scudetto.

“Falcao è in ritardo, ci avvisano”, fa niente. Troppo importante esserci. Troppo importante riuscire a parlare con lui, capirne la personalità, vedere da vicino cosa sappia fare con il pallone (rigorosamente a rimbalzo controllato).

Il palazzetto inizia a popolarsi di tifosi, curiosi, appassionati e di tutto il settore giovanile dell’Orange Futsal, ma noi abbiamo quell’appuntamento, quella promessa. Il set è pronto, prima di lui iniziano a farsi vedere gli altri protagonisti della serata. Infine, eccolo che arriva. Sempre con il sorriso, l’ovazione del pubblico (nel frattempo le tribune si sono praticamente riempite tutte), le richieste di autografi e foto; mai un NO. Serve portarlo a forza davanti a camera e microfono.

Ne ha fatte migliaia di interviste così, probabilmente rispondendo sempre alle stesse domande, ma in Italia mai il futsal aveva avuto questo trattamento. E allora via che si parte. Dall’origine del nome Falcao, derivato dalla somiglianza di suo padre (anche lui sportivo, calciatore professionista in Brasile) con il Falcao ex centrocampista anche della Roma; Falcaozinho, prima di Falcao. Poi il numero 12, il gol più bello, il difficile mondiale – poi vinto – nel 2012, la festa degli avversari e il rapporto con il calcio a 11 fino al premio conferitogli dalla Fifa. Nella nostra chiacchiera con Falcao c’è tutto questo.

Però, perdonatemi, ho Falcao di fronte e perdo l’occasione di palleggiare con lui? E allora: “Ok, sei Falcao, sei il più forte di sempre. Ci fai vedere cosa sai fare?”. Forse non dovevo farlo, le persone nel palazzetto iniziano a essere oltre un migliaio, gli amici e i tifosi lo reclamano, ma è troppo importante che tutti vedano che cosa sa fare. Alla mia richiesta, accompagnato dal manager onnipresente Stefano Cionini, sorride e accetta. Il sogno prende forma. Ci stiamo andando a cambiare insieme.

La 12 è pronta in spogliatoio, io ho la mia 7 Fox Sports con cui alla Company League mi diletto con i colleghi. Ci cambiamo, lui fa qualche esercizio di stretching, poi ci siamo. Sorrisi, palla in mano e torniamo in campo. Vederlo con la 12 emoziona me e tutti i presenti. Marco e Davide, fondamentali per la riuscita dell’evento, ci scortano.

Eccoci. Le gambe diventano tutto a un tratto di legno. Impossibile palleggiare come si fa di solito con gli amici se sei di fronte a Falcao Meravigliao (sì, gli hanno composto anche un inno ad hoc e leggendo il titolo non è difficile immaginarne il ritmo).

Due scambi e ci siamo. Lui inizia lo show. Mi umilia in diversi modi, mi prendo anche una bella pallonata in faccia, ma chi se ne frega! Me l’ha tirata Falcao. Il gioco dura un paio di minuti, poi l’applauso è spontaneo. Parte da me e contagia tutti. È davvero quello che immaginavamo. È Falcao.

Ci abbracciamo. Forse solo ora ha capito cosa sia per tutti noi, anche in Italia. Il resto è festa grande. Saluti, abbracci e fischio d’inizio. Il primo gol della sfida, dove contano solo gioia e spettacolo, più che risultato e fase difensiva, non può che essere suo. Io rimango fermo a bordocampo. Lo fisso minuti interi e rimango senza parole. Un boato a ogni tocco. Fino alla fine. Termina la partita e la scena è il replay dell’inizio. Anche chi era in campo con lui non può non chiedere la foto, avversari e compagni lo portano in trionfo prima della standing ovation di tutto il palazzetto.

Ci aspettano due ore di viaggio per rientrare a Milano, ma che importa. Abbiamo passato una giornata con Falcao. Eh sì, è tempo del ringraziamento alla persona, ancor prima che all’atleta. Con il sorriso stampato in volto, proprio come quel ragazzo che si chiama Alessandro, ma che tutti chiamano Falcao. Quindi, GRAZIE ALE. Da me e da tutti quelli che come te amano questo sport.

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