Inside the Cage: perché tutti vorrebbero un figlio come Stipe Miocic

Titolo insolito per la nostra rubrica, ma leggendo capirete il perché: stavolta si parla del campione dei pesi massimi UFC, un modello dentro e fuori l'ottagono.

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Stipe Miocic (16-2), campione dei pesi massimi UFC, nasce in una cittadina dell'Ohio il 19 agosto 1982. Frequenta la Eastlake North High School e adora fare sport, distinguendosi nel baseball: addirittura la Major League Baseball si interesserà a lui negli anni in cui frequenta il college. Gioca anche a football e si allena nel wrestling. Il background d'inizio nelle MMA per Miocic è di tutto rispetto: campione Golden Gloves, quindi con ottima base nel pugilato e wrestler NCAA Division I.

Inizia la sua carriera in una piccola organizzazione dell'Ohio, dove inanella cinque vittorie di fila per finalizzazione. Nel 2011 ottiene un contratto con UFC e si presenta come un prospetto davvero interessante, con un record perfetto di sei vittorie e nessuna sconfitta. Dopo la vittoria per decisione unanime contro Joey Beltran all'esordio, fa un lavoro veloce finalizzando Philip De Fries e il compianto Shane Del Rosario, al tempo entrambi imbattuti. Nel settembre 2012, per lui arriva la prima sconfitta, per mano del grattacielo olandese Stefan Struve, in quello che fu un match caratterizzato da scambi pesanti da entrambi i lati.  

Dopo la dura sconfitta e la prima e finora unica finalizzazione subita in carriera, Miocic torna più carico che mai e fa vedere i suoi miglioramenti contro il granitico Roy Nelson, battendolo ai punti al meglio delle tre riprese. Dopo aver sconfitto anche Gabriel Gonzaga, sempre per decisione unanime, lo statunitense avrebbe dovuto affrontare Junior dos Santos. Il brasiliano però subì un infortunio alla mano e fu sostituito dal connazionale Fabio Maldonado, durissimo seppur non brillante contendente nei massimi leggeri, famoso per il suo mento d'acciaio e per la sua ottima boxe applicata alle MMA. Miocic però è molto determinato, si può dire che forse è proprio questo il match della consapevolezza. In appena 35 secondi, Stipe Miocic affonda Fabio Maldonado per KO

Lo stand and bang di Miocic è ormai rinomato e nella categoria dei massimi, tutti devono dare la giusta considerazione a quello che sarà il futuro campione del mondo.

Stipe però ha anche un'altra caratteristica: è tanto impetuoso e potente nell'ottagono quanto gentile e pacato fuori. Nonostante sia un lottatore di MMA professionista, non ha mai abbandonato il suo lavoro di pompiere e paramedico. 

Mi diverte ciò che faccio, non voglio lasciare i miei lavori. Mi piace sapere un mese prima cosa devo fare perché lavoro part-time in entrambi i dipartimenti e sono due grandi dipartimenti. Ho tempo in abbondanza per allenarmi. Lavoro un sacco nei week-end, anche di notte, i capi sono abbastanza indulgenti con me riguardo i miei orari, così tutto funziona alla grande. Si tratta di saper gestire il proprio tempo, in effetti qualche volta ho avuto delle difficoltà dopo delle sessioni di sparring pesante. Ma qui fanno tutti il tifo per me ed è molto importante.

Furioso combattente all'interno della gabbia, altruista e pronto ad aiutare chiunque abbia bisogno fuori. Tanto basta per rendere un uomo completo, no? No perché in più Stipe Miocic è un uomo che pretende il massimo da se stesso.

Il match contro Junior dos Santos arriverà nel dicembre 2014 a Phoenix, Arizona. "Cigano" fino a quel momento non era mai stato sconfitto da nessun altro in UFC che non fosse Cain Velasquez (poi ci penserà Alistair Overeem a distruggere questo dogma) e non ha nessuna intenzione di cedere il passo. I primi due round sono favorevoli a Miocic, grazie all'ottima boxe e ai takedown portati a compimento. Il brasiliano però è un atleta altrettanto valido nel pugilato e, oltre all'andare a segno più volte dello statunitense negli ultimi tre round, mantiene anche più cardio - lezione che probabilmente ha imparato nei match contro Velasquez -, caratteristica che gli consegnerà il match per decisione unanime dei giudici. Il match guadagna il premio Fight of the Night.

Da allora, per Stipe, solo vittorie per KO o TKO. In una rapida scalata fra il 2015 e il 2016, Miocic mette fuori combattimento Mark Hunt e Andrei Arlovski. Poi c'è Fabricio Werdum, a cui prenderà il titolo in occasione di UFC 198, davanti a 45mila fan brasiliani a Curitiba che cantavano il caratteristico coro "uh vai morrer" o "stai per morire" per i non brasiliani. Quella sera sembra come se un rito si stesse per compiere. Un'arena piena, Miocic da solo a fronteggiare la tigre nella gabbia. Una tigre che risponde al nome di Fabricio Werdum, uno dei più pericolosi massimi del pianeta. Stipe però è tranquillo e rilassato, e in breve tempo diventerà lui la tigre che finalizzerà in modo drammatico - grazie anche a un gameplan suicida - il brasiliano, insolito nel lanciarsi a capofitto contro i suoi avversari, ma evidentemente troppo galvanizzato dall'energia dell'arena. Miocic approfitta della situazione e agendo da counterstriker in maniera molto intelligente, colpisce "Vai Cavalo" con due diretti pulitissimi, mettendo fine al regno di Fabricio Werdum e laureandosi nuovo campione dei pesi massimi. Tornerà da campione a Cleveland, dove riceverà tutti gli onori, alla maniera ellenica.

Nel settembre 2016, nel main event di UFC 203 davanti alla sua gente, il neo campione ha messo a segno la sua prima difesa titolata contro il rinato Alistair Overeem. Dopo aver subito un iniziale knockdown, aver rischiato una guillotine choke ed essere riuscito ad evitare ogni intento malevolo dell'olandese, Miocic è riuscito a mettere KO il suo avversario agli sgoccioli del primo round da una posizione incredibile di full guard a terra: Overeem non è riuscito a evitare il potente ground and pound del campione.

Il campione adesso ha deciso di prendersi un periodo di pausa, per dedicarsi alla famiglia e ai suoi lavori di pompiere e paramedico. Stipe Miocic è un cosiddetto "role model", ma non sembra assolutamente essere un personaggio costruito per i bambini e per fare da modello. Stipe Miocic è davvero così. Stipe Miocic è il Clark Kent degli sport da combattimento, l'eroe classico che tutti vorrebbero in soccorso nei momenti di difficoltà. Il più forte, il più puro, il più pulito.

Anche i buoni però nel loro piccolo - passatemi il termine - si incazzano. È recente la notizia di una polemica con UFC 

È terribile - ha detto Miocic a The MMA Hour -, qualcosa deve cambiare. Non è giusto. Volevo fare le cose per bene, volevo farle davvero nel modo giusto. Ma so che è colpa mia, anche se ho capito il loro modo di pensare: hanno scambiato la mia gentilezza per debolezza

Miocic si riferisce alla paga percepita per la sua prima difesa titolata. Lo statunitense ha percepito 600mila dollari di borsa, uscendo vincente, contro gli 800mila pagati a Overeem, sfidante e per di più sconfitto.

Mi hanno detto che era l'offerta migliore che potessero farmi, e io gli dissi che andava bene. E poi cosa scopro? Non era l'offerta migliore... hanno fatto soldi su di me, nella mia città, e all'uomo che è lo sfidante, che non ha mai vinto un titolo in UFC danno la borsa più grossa? È stato come ricevere uno schiaffo in faccia. Non sto trattando per un paio di milioni o roba del genere, ma qualcosa che rispetti l'aver conquistato la cintura e l'averla difesa davanti alla mia gente, nella mia città, senza bisogno di riempire di soldi lo sfidante che ha anche perso. Così è terribile.

Senza scomporsi, ma con un velo di tristezza, il campione di Cleveland ha esternato la sua delusione sull'argomento paga. Elegante come sempre, con una voce che gli permetterebbe senza problemi di entrare nel mondo del doppiaggio e con la pacatezza che lo caratterizza anche quando la frustrazione è il sentimento principale che fa muovere una critica. Perché Stipe Miocic è fatto così, campione in gabbia, ma campione anche fuori: campione UFC, pompiere, paramedico, role model. Un moderno eroe protagonista di una grande storia sportiva e umana. E chi non lo vorrebbe un figlio così?

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Stipe Miocic festeggia dopo il TKO su Alistair Overeem

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