Storie di calciomercato: come ti vendo il fuoriclasse e vinco tutto

Il calciomercato riserva sempre sorprese, ma forse nessuna paragonabile a quelle cessioni apparentemente drammatiche, che invece finiscono per rivelarsi decisive.

531 condivisioni 1 commento 4 stelle

di

Share

Dice: in Italia ci sono 60 milioni di allenatori. E questo è vero per otto-nove mesi all'anno. Nel resto del tempo, a bocce ferme, è la categoria dei direttori sportivi a contare su una massiva iniezione di tesserati virtuali in più. Il calciomercato piace perché concede spazio alla fantasia, e ogni nuovo acquisto contiene in sé la promessa di svelare la segreta alchimia del successo: grazie a quell'innesto, i cigolanti ingranaggi della squadra si trasformeranno d'incanto in una sinfonia robotica degna di Westworld.

Le cessioni, invece, hanno molto meno fascino. Certo, a volte si è ben lieti di disfarsi di questo o quel peso morto in rosa, ma una sottrazione non stuzzicherà mai l'immaginazione dei tifosi, soprattutto se riguarda una delle stelle della squadra. Eppure, si contano casi in cui è stato proprio l'addio al fenomeno a far scattare la scintilla. Attenzione: non parliamo di quelle cessioni danarose che hanno permesso al club di acquistare altri fuoriclasse - come fece, per esempio, la Juventus coi soldi ricavati dal passaggio di Zidane al Real Madrid, o l'Inter con quelli ottenuti da Ibrahimovic. Parliamo di operazioni apparentemente in perdita che, alla lunga e per motivi diversi, si sono rivelate imprevedibili affari. Ecco cinque delle storie più interessanti degli ultimi anni:

Shevchenko via dal Milan

Andrij ShevchenkoGetty
Shevchenko esulta dopo un gol al PSV Eindhoven

Nella tarda primavera del 2006, nel bel mezzo della nota crisi mondiale delle ripetizioni a casa, la famiglia Shevchenko comunicò al Milan la decisione di trasferirsi a Londra con l'obiettivo di far imparare l'inglese ai figli. In realtà, ad attirare l'ucraino al Chelsea erano stati tanto i petrodollari di Abramovich quanto la sensazione che il ciclo rossonero fosse giunto al termine, dopo il tracollo di Istanbul e la mancata rivincita dell'anno successivo. Il Milan, alle prese con Calciopoli, non riuscì a sostituirlo se non con Ricardo Oliveira (il suo procuratore era il fratello di Ronaldinho: in pratica, una caparra), e questo sembrò avvalorare la scelta di Sheva. Ma il calcio segue spesso mulattiere nascoste e proprio in fondo a quella stagione disgraziata gli orfani di Shevchenko, trascinati da un Kakà diventato finalmente uomo-franchigia, trovarono la pentola d'oro, sotto forma di Champions League vinta, pensa te, proprio in faccia al Liverpool. 

Ronaldinho via dal Barcellona

Ronaldinho in blaugranaGetty
Dinho, joga bonito

Alzi la mano chi non ha amato Ronaldinho. Tu? Bene, fuori dai piedi, non hai mai saputo cogliere l'essenza del calcio. Perché questo era Dinho, il fenomeno abbagliante che non ha mai smesso di divertirsi come se fosse al campetto degradato sotto casa. Il rinascimento del Barcellona è partito dai suoi piedi interstellari e dal suo sorriso sbilenco, dal suo incedere barcollante e dal suo saluto da surfista. Ma, paradossalmente, i blaugrana hanno imposto la loro tirannia planetaria soltanto dopo la sua partenza in direzione Milano. Non abbiamo la controprova, ma abbastanza elementi per sostenere che la presenza di Ronaldinho non avrebbe consentito il pieno sviluppo del talento di Messi e della scienza di Pep.

Falcao via dall'Atletico Madrid

Falcao all'Atletico MadridGetty
Falcao, tornato finalmente ai livelli dell'Atletico

Una delle notizie più belle di questa stagione è il ritorno ai massimi livelli di Radamel Falcao. Il colombiano ha portato di peso il suo Monaco in vetta alla Ligue 1, dopo tre anni drammatici che sembravano averlo recluso nel recinto degli ex. E sarebbe stato un enorme spreco, visto quello che il Tigre aveva combinato tra il 2009 e il 2013 al Porto e all'Atletico Madrid, quattro anni in cui aveva totalizzato 142 gol in 178 presenze ufficiali e vincendo due Europa League consecutive. Nel 2013 era passato al Monaco per 60 milioni di euro e l'Atletico, a differenza di quanto avvenuto solo due anni prima (via Aguero, dentro proprio il colombiano), aveva deciso che il sostituto ce l'aveva già in casa, un oscuro attaccante brasiliano che non aveva mai superato i 10 gol nella Liga. Quell'oscuro brasiliano si chiamava Diego Costa, e grazie alle sue 36 reti stagionali la squadra di Simeone trionfò in campionato dopo 17 anni di magra e andò a un millimetro da una miracolosa Champions League, poi finita alle cugine meringhe.

Baggio via dalla Juventus

Roberto BaggioGetty
Il Divin Codino

Narra la leggenda che un giorno Gianni Agnelli chiamò Silvio Berlusconi per chiedergli cortesemente di non allungare le zampe pure su Roberto Baggio, la cosiddetta "risposta italiana a Maradona" che aveva fatto innamorare tutti con la maglia della Fiorentina e della nazionale. Nelle intenzioni dell'Avvocato, Baggio avrebbe dovuto rappresentare l'alfiere della riscossa bianconera nei confronti dello strapotere milanista, ma la storia andò diversamente: quel Diavolo si dimostrò inavvicinabile, Roby o non Roby, e agli occhi di Agnelli, sofisticato intenditore d'arte che lo aveva paragonato a Raffaello, Baggio finì per diventare un "coniglio bagnato". La Juventus, comunque, tornò a vincere il campionato nel 1994-95, ma il contributo di Baggio fu oscurato dalla prepotente ascesa di Alessandro Del Piero; e così, a fine stagione, Roby fu sbolognato proprio alla corte di Berlusconi. Conclusione? La Juve vinse la sua ultima Champions League proprio l'anno seguente all'addio del Codino.

Beckham via dal Manchester United

Beckham al Manchester UnitedGetty
Quel momento in cui Beckham sta per piazzarla nel sette

Per i tifosi dello United, la squadra dell'anima rimarrà sempre quella capace di completare lo storico treble nel 1998-99. Impresa resa ancora più leggendaria dal fatto che ci riuscirono schierando gente come Johnsen, Irwin e Blomqvist. Insomma, se ci togliamo dagli occhi i filtri del romanticismo, quella che rimane è una squadra buona ma per nulla eccezionale. Vogliamo confrontarla con quella che, nel 2008, conquistò la terza Champions League della storia del club? Quella con Cristiano Ronaldo, Tevez e Rooney a scambiarsi di continuo la posizione sul fronte offensivo? Suvvia. Il trionfo di Mosca nacque cinque anni prima, quando Alex Ferguson accettò di disfarsi di David Beckham, enfant du pays e simbolo del club, che si trasferì con tutto il suo carrozzone sullo scintillante palcoscenico madrileno. Il grande scozzese non sostituì lo Spice Boy con figure roboanti, ma si limitò a pescare dallo Sporting Lisbona un 17enne coi denti storti e la faccia invasa dall'acne. Sì, quello lì che nel 2016 ha fatto incetta di oggetti luccicanti manco fosse una gazza ladra, e che nei suoi sei anni a Manchester ha regalato ai Red Devils la loro migliore versione di sempre.

Share

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.