Pochettino senza freni: "Messi numero 1, Ronaldo gli è indifferente"

L'allenatore del Tottenham si racconta, dal rapporto con Bielsa alla stima per la Pulce e il suo ex compagno Diego Simeone. Poi si schiera dalla parte di Guardiola.

Mauricio Pochettino, allenatore del Tottenham

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Ci sono degli allenatori (la maggior parte) che quando parlano sembrano avere un disco registrato, da attivare ogni volta che si trovino di fronte a un microfono. Ce ne sono altri, invece, che non hanno problemi a dire qualsiasi cosa gli passi per la mente, che delle convenzioni e del politically correct se ne infischiano serenamente. In questa seconda categoria rientra senza dubbio Mauricio Pochettino. L'allenatore del Tottenham è sempre stato così, anche nello sviluppo della sua carriera, molto diversa rispetto al resto dei suoi colleghi connazionali. La maggior parte dei tecnici della sua stessa nazionalità, infatti, hanno iniziato a lavorare in panchina in Argentina, lui invece è partito direttamente in Europa, dal "suo" Espanyol, prima di passare al Southampton e consacrarsi infine in Premier League a Londra, con il Tottenham.

Il rapporto con Bielsa

Alcuni lo definiscono un "bielsista", perché "El Loco" è stato una figura importante nella sua vita da calciatore, ma Pochettino quell'etichetta non la sente sua, come spiega a lanacion.com:

Chi lo dice non mi conosce. Io da allenatore non seguo la linea di Marcelo.

Ciò non significa che per lui Marcelo Bielsa non sia stato fondamentale, sia nella crescita a livello umano che da professionista. La leggenda racconta che il Loco, quando lo allenava al Newell's Old Boys, gli disse testualmente: "Come difensore sei una me**a". Ma non lo pensava affatto, come dimostrano i trofei e le avventure percorse insieme: era solo un espediente escogitato per stimolarlo e farlo migliorare:

A distanza di anni mi piacerebbe rifare una bella chiacchierata di calcio con lui e con alcuni ex compagni. Anzi, attraverso questa intervista lo invito a venire a trovarmi. Ora capisco molto di più quello che mi diceva quando ero un suo giocatore. Non mi è mai piaciuto il soprannome che gli hanno dato, anche se so che gli era stato affibbiato con affetto. Per alcuni una persona fuori dagli schemi può apparire con un pazzo, per me invece era eccezionale. Ha una capacità che si trova raramente oggi. Non è e non sarà mai normale, ma per il suo livello intellettuale.

Messi e l'Argentina

Dopo il momento amarcord, Pochettino viene poi interrogato sugli affari di casa Argentina, dove Leo Messi sembra non essere considerato un fenomeno così come accade nel resto del mondo.

L'Argentina ama Messi. Quello che succede è che il popolo locale si sente frustrato perché lo vede vincere qualsiasi cosa con il Barcellona e si domanda il perché non riesca a fare lo stesso in Nazionale. L'argentino così sfoga la sua frustrazione con Messi e questo non è giusto. Nonostante tutto, però, lo adora. Lo dimostra quello che è successo quando aveva dato l'addio. In quel momento la gente si è detta: "Che stron**ta stiamo facendo". A volte la gente non si rende conto di quanto Leo metta tutto se stesso con l'Albiceleste, con tutto il cuore. Ed è il più triste di tutti quando le cose non vanno bene. Deve continuare a provare, c'è ancora tempo per aiutare la squadra.

Il "non" confronto con CR7

Riguardo l'eterna rivalità tra lo stesso Messi e Cristiano Ronaldo, Pochettino non ha alcun dubbio:

Quando qualcuno è il numero uno, un campione come Leo, gli è totalmente indifferente quello che fa Cristiano Ronaldo. I campioni sono così, pensano solo a superare i propri limiti. Chi è il miglior argentino dopo Messi? Difficile, a primo impatto mi viene in mente Dybala: è molto umile, quello che sta facendo con la Juventus è eccezionale. E può ancora crescere tanto.

Da Simeone a Guardiola 

Infine uno sguardo ai suoi colleghi. A partire da colui che Pochettino reputa il miglior allenatore argentino in questo momento, Diego Simeone:

È un fenomeno, uno dei migliori allenatori del mondo. Non lo dico tanto per dirlo: ciò che ha fatto con l'Atlético Madrid è straordinario, lui ha un immenso merito. È tra gli allenatori che più ammiro, insieme a Guardiola e Mourinho. Loro non sono arrivati dove sono oggi esclusivamente per fortuna.

L'attuale tecnico del Manchester City, però, in questo momento non è che se la stia passando benissimo:

Quando si arriva in un contesto diverso non è semplice adattarsi. La Premier League è un campionato completamente diverso dagli altri. È naturale che Guardiola abbia bisogno di tempo per sviluppare il suo lavoro e le sue idee.

E se lo dice Pochettino, c'è da star sicuri che non si tratta delle solite frasi di circostanza.

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