Nicola, Sansone, Davide e Golia

Sette gol in diciassette presenze con la maglia del Villarreal: Nicola Sansone si sta ritagliando il suo spazio nella Liga.

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Nel raccogliere suggestioni dalla 17esima giornata di Liga è forte la tentazione di parlare del Real Madrid frantumatore, dorato e primo in classifica, del Siviglia che gli fa eco in seconda posizione, dell’Atletico Madrid che vince e del Barcellona opaco e sconfitto in Coppa del Re a cui la magia di Messi non basta per ripetere la propria e recente, ma si farebbe un torto a quello che preferiamo del pallone, e cioè le storie in cui il gioco premia più dei trofei

Per chi i colori della Liga li guarda dallo stivale dirimpettaio viene naturale rivolgere un pensiero alle facce che lì sono già conosciute e, quando capita, fa piacere riconoscergli un ruolo da protagonista. Per chi vi scrive è a maggior ragione un piacere, di fianco a un Messi fatato ma un po’ troppo solo, riconoscere tra i protagonisti il volto allegro di Nicola Sansone da Monaco di Baviera.  La sua partita alla pari contro il Barça sta tutta nell’azione in solitaria al 18esimo minuto, in cui dribbla metà squadra avversaria e poi tira in porta, ancor prima che nel bel gol con il quale ha costretto gli ospiti a inseguire.

Nato in Germania ma con un passaporto che la rincorsa al pallone l’ha presa dalla provincia di Salerno, Sansone, oltre al fiero nome biblico, ha l’aria di uno che ha perso pochi treni in vita sua.  Ne ha persi e ne ha presi pochi, ma significativi. Come i suoi gol, d’altronde: nessuna cascata di marcature, poche reti e tutte belle, come uno che segna soltanto quando l’estetica lo consente. Non per un mal posto senso di leziosità o lo sfarzo, ma in virtù dell’impegno che ci vuole per creare cose belle. Tanto più che in Liga non è ancora finito il girone di andata e a Sansone manca solo un gol per stabilire il suo record stagionale.

Negli ultimi anni mi è capitato spesso di battibeccare con amici, colleghi, professoroni e compagni di dirette gol sul valore effettivo di Nicola. Quando un giocatore che gioca nelle squadre minori si mette in luce si crea uno spartiacque nella sua narrazione momentanea: fenomeno o fuoco di paglia. In genere dipende da chi grida per primo al fenomeno, e gli altri si schiereranno per simpatie o antipatie. Quanto è più bello, talvolta, guardare solo al campo.

E, guardando ai campi percorsi da Sansone, appare una costante: dalle giovanili del Bayern al Crotone, dal Parma al Sassuolo, si è fatto largo cercando di migliorarsi tanto partendo da caratteristiche assolutamente ordinarie, ma con un impegno progressivamente sempre più fruttuoso, stagione dopo stagione. In un ruolo inflazionato in cui è difficile emergere, lui è riuscito a farlo. E quando in Romagna si è ristretto lo spazio che si era conquistato a suon di bordate, ha preso al volo la coincidenza con il Submarino amarillo, lì dove è stato chiamato a fare coppia con Pato. Qualcosa vorrà dire, per l’uno e per l’altro. Non necessariamente che il Papero è caduto in basso o che Sansone meriterebbe di alzare una Champions League, ma solo che quanto diceva John Lennon è vero,

life is what happens to you while you’re busy making other plans

Di conseguenza non importa da dove parti o chi sei, talvolta il tuo percorso prende direzioni inaspettate, sia nel bene che nel male, ma beati quelli che sul campo riescono a trovare lo spazio, una maglia, i minuti e il cammino verso la rete. Quanto basta per ricordare a tutti che immaginare un posto dove fare cose buone e belle, non importa quanto lontano sia da casa, non solo e possibile, ma fa anche bene.

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