NBA, Antetokounmpo: drills post partita e una franchigia sulle spalle

Antetokounmpo ormai è una stella NBA, sta dominando tutte le statistiche di squadra ed è destinato all'olimpo. A New York ha deciso il match e Kidd lo vede playmaker.

Un atleta come Antetokounmpo non si è mai visto

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Sei secondi alla fine: -1 Bucks a New York. Antetokounmpo riceve spalle a canestro in quello che è un attacco ormai sempre meno usato in NBA. Prende a sportellate Thomas che tiene fisicamente e a un secondo dal termine dal centro dell’area opera uno step back che lo porta indietro di due metri per separarsi dall’uomo. Scocca il tiro e mentre la sirena suona la palla s’infila nel canestro morbidamente. I Bucks vincono e Giannis ha sulle spalle l’intera città di Milwaukee.

The "Bucks freak", ormai il suo nome è Milwaukee

Ci sono dei motivi perché un giocatore diventa l’uomo franchigia: molto spesso per il talento, altre volte per la resilienza, oppure la perseveranza. In questo caso sono tutti racchiusi nel corpo di Giannis Antetokounmpo dall’alto del suo fisico incredibile che gli è valso il nickname “the greek freak”. Gli americani non danno mai soprannomi a caso sul fisico, basti ricordare gli aneddoti su Jerome “sexy” James di qualche lustro fa. Quello che spaventa ancora di più è l’incredibile forza d’animo e di lavoro che questo ragazzo ha mostrato negli anni. Dopo le partite interne giocate non ai suoi livelli, Giannis non fa nemmeno la doccia e ancora vestito da gara prende la macchina per andare alla facility di Catholic seminary in St.Francis per del lavoro supplementare.

Se va bene si ferma un’oretta a tirare o a fare tutto ciò che non gli è venuto bene durante la gara (tiri, appoggi, floater, ecc.), ma in casi molto più ricorrenti arriva sino alle due o alle tre per riprendere confidenza con i suoi movimenti. Quando la sua elevata considerazione del lavoro dice stop, torna a casa, dorme e la mattina dopo è di nuovo in palestra a lavorare. Dopo una partita vinta in casa contro i Wizards due giorni prima di Natale, la squadra lascia lo spogliatoio facendosi gli auguri di Natale. Tony Snell, invece che ricorrere ai soliti convenvoli con Giannis, gli dice:

Mi raccomando, stai fuori dalla palestra almeno questi due giorni.

La risposta di Giannis è un laconico:

Vedremo.

Il buzzer di Antetokounmpo a New York

Giannis legge il basket e la vita

Il Giannis che vediamo oggi però non è quello che è arrivato negli States a 18 anni. L’unico suo aspetto che ha mantenuto dall’inizio è la capacità di leggere le persone, le situazioni e tutto ciò che lo circonda. Nei suoi primi anni ha stretto un solidissimo legame con Ross Geiger (video coordinator) che lo ha aiutato a prendere la patente, lo ha portato in giro a fargli conoscere la città di Milwaukee e abituarsi alla vita da professionista. Pachulia l’ha portato a fare compere per vestirsi decentemente durante le trasferte, così come ogni compagno gli ha dato in dote qualche nozione da pro. 

Con Geiger si trovava la sera a guardare le partite davanti a una birra stupendosi ogni volta di come, quando gli chiedesse di fare rewind per analizzare una situazione tattica, potesse bloccare e mandare indietro la diretta. Una sera Geiger lo porta a una festa da un amico. Giannis non proferisce verbo quasi per tutta la sera, ma tornando in macchina gli dice: “Tu hai un ottimo rapporto con Erik, ma non con Matt (due amici, ndr)”. E il compagno di serata lì capisce che dentro Giannis c’è una sensibilità particolare, una capacità d'analisi e di sentimento fuori dal comune, quella che oggi gli permette punti, rimbalzi, ma soprattutto assist che scannerizzano il campo con precisione svizzera.

La forza d'animo è la caratteristica di Giannis

"Milwaukee dovrà stufarsi di me e forse non vorrà farlo"

Dopo il primo anno da rookie Giannis disse:

Voglio restare qui per vent’anni. Milwaukee è splendida e i cittadini dovranno stufarsi di me.

Le prime volte che usciva a cena con i dirigenti dei Bucks voleva per forza dividere il conto e pagare il suo, perché nonostante in gioventù non avesse avuto mai possibilità per sbarcare il lunario e fosse spesso inseguito dalla polizia in quanto venditore ambulante, ha ben presente quanto valgano i soldi. Ha sempre ringraziato la società dei Bucks per avergli dato la stabilità economica per vivere bene con la propria famiglia. La bellezza di questa personalità è che proprio nella serata del famoso step back iniziale con vittoria, ha preteso di fermare il pullman della squadra, scendere dal gruppo di greci che lo acclamavano per firmare autografi e fare selfie con chi lo aveva supportato sin dalla palla a due e magari era venuto fin lì solo per lui. Nonostante il timore che gli altri ripartissero ha accontentato tutti, perché il pullman dei Bucks, senza di lui è semplicemente destinato a perdersi nei boschi.

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