Inside NBA game: Nuggets-Twolves nel segno di Gallinari e Towns

In una partita di minor rilievo, tanti gli spunti: Gallinari segna il canestro decisivo nonostante il poco coinvolgimento, Towns in tripla doppia fa contenti tutti.

canestro vittoria per Danilo Gallinari

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La partita tra Nuggets e Timberwolves al Pepsi Center di sicuro non è una di quelle che si segna con il circoletto rosso sul calendario, ma per ogni incallito appassionato possessore di League Pass, risulta intrigante per capire i motivi delle difficoltà o del possibile upgrade di due squadre che lasciano tutto fuorché indifferenti.

Gallinari e la gioventù Nuggets

La legge di Danilo

Negli ultimi giorni Mike Malone, coach dei Nuggets, ha adottato una tattica piuttosto particolare nella gestione di Gallinari, lasciandolo anche in panchina nei secondi finali contro i Clippers dopo una partita da doppia-doppia. Questo match ha dimostrato che pur essendo la stella designata della squadra, non ci sono set offensivi cavalcati esclusivamente per lui

Danilo ha sofferto molto difensivamente Wiggins soprattutto all’inizio, ma è riuscito a ritagliarsi spazi e tiri per raggiungere i 16 punti che sono diventati 18 con il canestro che ha deciso il match. Una specie di “Irving-move” con piede perno e fade away, risultato poi in una tabellata vincente non esente da fortuna. Dopo una partita in piena altalena con break e controbreak, il suo canestro ha rotto un equilibrio che sembrava condurre all’overtime.

Guardando più in generale, sembra quasi che i Nuggets gli stiano mostrando velatamente la porta e in realtà resta qualche dubbio anche sulla bontà della scelta di restare a Denver per provare a vincere. Le squadre che gli avevano fatto la corte lo scorso febbraio o in estate avrebbero garantito un aumento delle possibilità di vittoria, perché c'è l'impressione che il gruppo attuale dei Nuggets sia decisamente lontano dal poter pensare di ambire anche solo ai posti al sole Western Conference. È un nucleo di giovani interessanti, ma completamente imprevedibile e ben lontano da una squadra che voglia ambire solidamente a guadagnarsi galloni nella dura Western Conference. 

Analizzando il microcosmo di questa partita, sembra quantomeno possibile che Danilo possa terminare la stagione altrove e rimettersi poi sul mercato dei free agent (ha la Player Option) spuntando soldi veri e magari una situazione più ambiziosa.

Come la passa Niko…

Nei Nuggets non ci sono point guard vere e proprie, perché Mudiay è tutt’altro che un organizzatore di gioco vecchio stampo, così come Nelson che all’esperienza aggiunge pericolosità offensiva dal palleggio. È dimostrato che nel 2016 non serva un playmaker nel vero senso della parola, ma ciò che non può mancare sono dei passatori di livello. Nikola Jokic in questa partita (e non solo) ha dimostrato di essere un sublime creatore di gioco, infatti viene utilizzato con costanza come Divac veniva sfruttato dai Kings di Adelman.

Spesso riceve al gomito o anche a sei metri da canestro, pronto a giocare a due con hand-off o passaggi smarcanti assieme ad atleti importanti che possono sfruttare velocità e reattività. Ha servito uno splendido backdoor per Mudiay che ha appoggiato comodamente a canestro e poi ha deliziato la folla con un paio di passaggi ad effetto (uno in contropiede per Harris e uno dalla punta ancora per Mudiay). Infine ha condotto il contropiede con una magia apprezzabile nel video, che è solo la punta dell’iceberg di una partita giocata da facilitatore.

Nonostante un viso che ricorda zio Fester con occhi pesti, un fisico tutt’altro che atletico e verticale, Jokic sa giocare a pallacanestro e ha un tocco sublime sia come passatore che come finisher vicino al ferro.

Karl-Anthony Towns, il futuro della lega

Beata gioventù…forse

Nuggets e Timberwolves hanno in comune un nucleo di giocatori molto giovani e interessanti. Questo ha delle controindicazioni in assenza di veterani che guidano la nave, infatti la partita è stata alquanto schizofrenica con un avvio dei Nuggets dominante, la rimonta dei Timberwolves che punti sul vivo hanno recuperato, salvo poi accendere e spegnere altre due volte dando e subendo parziali. Dall’altra parte Denver ha fatto più o meno lo stesso sprecando un paio di occasioni ghiotte per chiudere il match, portandoselo poi alla fine con il rischio di perderlo. Per entrambi sembra posa valere il discorso addiction by subtraction con uno o più scambi che cedano talento giovane per qualche veterano o giocatore di solidità.

Raddoppi e stoppate: Towns e Chandler protagonisti

Karl-Anthony Towns ha registrato la sua prima tripla doppia di carriera diventando il più giovane della storia dei Timberwolves a farla registrare. C’è un semplicissimo motivo per cui è riuscito ad arivare ai 10 assists, ovvero un’inspiegabile quantità di raddoppi mandati da Malone che lo ha marcato con un difensore primario più piccolo (spesso Chandler) per poi far arrivare gli aiuti. Nel terzo quarto usciva con facilità la palla dalle trap e Rubio ha potuto segnare quattro canestri in jumper indisturbato. Mettere un difensore inferiore come fisico su Towns è di per sé una scelta curiosa, poi mandare aiuti timidi, significa sanguinare davanti allo squalo che nonostante una serata dispari al tiro, ha trovato modo per servire al meglio i compagni.

Anche Chandler ha fatto fatica sui due lati del campo, ma la sua ultima giocata finirà dritta negli highlights della stagione. Sul +2 Denver dopo il canestro dei Danilo, viene infilato dalla penetrazione di Wiggins che battendolo stava andando a depositare. Il recupero di Wilson è prodigioso e poprio mentre il canadese sta rilasciando la palla nel canestro, arriva una stoppata perfetta che manda la palla verso la linea laterale. Harris intelligentemente la ributta in campo lontanissimo dal proprio canestro obbligando lavine a una tripla da lontano che sebbene potesse essere messa è finita corta. Due capolavori in un’azione: l’atletismo e voglia di Chandler, assieme alla lucidità mentale di Harris per una vittoria, tutto sommato, meritata.

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