I calcoli di Ancelotti: "Al 100% solo in Primavera o sono guai"

In autunno il Bayern ha avuto una leggera crisi lasciando anche il primato al Lipsia. Ancelotti però aveva programmato tutto: i bavaresi saranno al top in Primavera.

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A volte ci si dimentica che si vince solo al termine della stagione. E non si parla di una gara sui 100 metri, nella quale una falsa partenza può compromettere il risultato finale. Il campionato è una maratona, la Champions League una corsa a tappe. Alcune più importanti di altre. Ma partire a razzo può significare arrivare al traguardo con la lingua di fuori. Lo sa bene Carlo Ancelotti, che ha vissuto con la massima calma il leggero calo di forma del Bayern Monaco. Tre partite di fila senza vincere fra settembre e ottobre, altre tre a novembre. In Bundesliga i bavaresi si erano fatti scavalcare dal neopromosso Lipsia, in Champions League hanno superato il girone alle spalle dell’Atletico Madrid. Tutto calcolato però, come spiega Ancelotti alla Tageszeitung (tz).

Fossimo stati già al 100% ne avremmo pagato le conseguenze in Primavera. 

Il piano

La strategia è chiara: arrivare alle partite che contano col serbatoio pieno.

Possiamo ancora migliorare qualcosa, ma c'è tempo. Nel ritiro invernale ci prepareremo al meglio in vista del finale di stagione.

A Monaco non si sbaglia. Gli obiettivi stagionali sono sempre gli stessi: vincere campionato e Champions League. Al punto che Guardiola, reo di aver vinto tre volte su tre la Bundesliga senza imporsi però in Europa, è stato più volte criticato dalla piazza:

Vogliamo vincere il campionato e andare il più avanti possibile in Champions. Fino alla sfida con l’Arsenal però abbiamo un po’ di pace.

E lì il Bayern sarà al massimo, almeno secondo i piani.

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Paragoni

Con chi in carriera ha vinto tanto e allenato i migliori club d’Europa, è obbligatorio fare qualche confronto:

La pressione c'è in ogni grande club, fa parte del gioco. Tuttavia qui c'è grande serenità dovuta alla stabilità che trasmette il club.

Carletto va in difficoltà solo quando gli chiedono di descrivere con una parola le società in cui è stato:

Milan è famiglia. Per la Juve è difficile riassumere tutto in una parola... diciamo che è stato il mio primo top club. Il Chelsea è il mio primo club straniero. Il Psg era una sfida: voleva crescere dal punto di vista europeo, ma non aveva ancora la mentalità per farlo. Desideravo dare una mano. Il Real è un’avventura meravigliosa, il Bayern un ritorno a casa.

E quando si è a casa le cose si possono programmare con calma. Per questo, nonostante la piccola flessione del suo Bayern Carletto è rimasto tranquillo. Sa che la gente a volte si dimentica che si vince solo al termine della stagione…

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