Bert Trautmann, il soldato tedesco diventato un'icona del calcio inglese

La guerra, la cattura, la liberazione e una nuova vita nel mondo del calcio. Ecco la storia del soldato tedesco divenuto una leggenda del Manchester City.

Bert Trautmann, portiere del Manchester City negli anni 50

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Si dice sempre che la fortuna bisogna costruirsela da soli, sfruttando le occasioni che la vita ci offre e avendo la forza e la volontà di crederci fino alla fine. Non è chiaro se questo sia il caso di Bert Trautmann, ma quel che è certo è che la sua storia e le vicissitudini che lo hanno portato a diventare uno dei simboli della sua generazione, ci vanno molto ma molto vicino.

Trautmann allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale è poco più che un adolescente che come moltissimi suoi coetanei è chiamato alle armi. Dopo aver combattuto per oltre tre anni sul fronte orientale, oramai divenuto sergente, Bert viene trasferito sul fronte occidentale, dove sarà costretto a vivere i momenti peggiori della sua breve carriera da militare.

Nel 1944, con il conflitto mondiale ormai arrivato al capolinea, il ragazzo tedesco è uno dei novanta sopravvissuti, su mille uomini, del suo battaglione, decimato ulteriormente dal bombardamento che subisce la città francese di Cleve. Senza nessuna truppa tedesca rimasta nei paraggi, decide di battere in ritirata e far ritorno a casa

Nei giorni successivi, mentre molti dei suoi compagni vengono fucilati in mezzo alla strada dalle truppe degli Alleati, Trautmann viene catturato da due soldati americani nell'intento di cercare rifugio all'interno di una stalla. In quegli attimi concitati, approfittando di un momento di distrazione, riesce a sgattaiolare via e a farla franca. Purtroppo per lui però, la libertà dura solo qualche minuto: poche centinaia di metri più in là infatti, dopo aver scavalcato una recinzione in ferro, cade letteralmente tra le braccia di due soldati britannici che, stupiti, lo alzano da terra ed esclamano: "Ciao amico, ti va una tazza di tè?" (fu lo stesso Trautmann a raccontarlo qualche anno più tardi).

Dopo un primo periodo di detenzione in Belgio, viene trasferito in Inghilterra: a seguito di un lungo interrogatorio viene classificato come prigioniero di categoria C, ovvero un nazista. Nei mesi successivi, dopo altri tre trasferimenti in altrettante prigioni inglesi, arriva la riconsiderazione della sua posizione da parte dei giudici, che lo declassano a prigioniero di categoria B: cade l'accusa nei suoi confronti di aver supportato l'ideologia nazista. Viene definitivamente imprigionato ad Ashton-in-Makerfield, cittadina del nord ovest dell'Inghilterra, a pochi chilometri a nord di Manchester. 

Siamo oramai nel 1948. Bert, che il calcio lo amava davvero, partecipa assiduamente alle partite che si svolgono nel campo interno alla prigione. Poco prima di un match contro una rappresentativa locale (alcune squadre erano ammesse appositamente dall'esterno per permettere ai prigionieri di disputare qualche partita), Trautmann subisce un infortunio alla gamba che non gli permette di giocare, come il suo solito, al centro della difesa. A quel punto, amareggiato, chiede a un compagno di poter fare il portiere, così da non dover correre troppo su e giù per il terreno di gioco. Lì, in quel preciso istante, qualcosa cambia. Nelle partite successive la sua "vocazione" sembra farsi sempre più convincente, tanto che non lascerà mai più i pali. 

Nei mesi successivi Bert rifiuta il rimpatrio e viene rilasciato anche grazie al suo comportamento impeccabile. Effettivamente, non solo la sua vita è cambiata, ma lui stesso è una persona totalmente rinnovata. La passione per il calcio oramai è diventata tale da non poterne più fare a meno. Nell'agosto del 1948 entra a far parte del St Helens Town, una rappresentativa locale che gli permette di allenarsi costantemente e mostrare il suo valore come estremo difensore. La sua reputazione cresce in maniera esponenziale nel corso della stagione, tanto che alle sue porte nell'estate del 1949 bussa il Manchester City

Nell'ottobre dello stesso anno Trautmann diventa ufficialmente un giocatore dei Citizens e grazie alla sua amicizia con Adolf Dassler, compatriota e fondatore dell'Adidas, diventa il primo giocatore in assoluto a vestire il famoso marchio sportivo durante una partita ufficiale. Nonostante le pesanti proteste dei tifosi del City che non avevano intenzione di vedere tra le proprie fila un ex-soldato tedesco, la società non intende fare un passo indietro. Di partita in partita gli stessi suppoters cambiano idea vedendo in lui un potenziale campione, e capiscono di poter contare sulla sua buona fede. 

È qui che inizia la sua carriera da calciatore professionista. Totalizzerà ben 545 presenze in 15 anni, diventando uno dei portieri più forti della storia del club di Manchester. Ma non solo. Le sue gesta verranno ricordate ancora a lungo per il suo eroico gesto compiuto durante la finale di FA Cup del 1956. A seguito di uno scontro di gioco con Peter Murphy, calciatore del Birmingham City, svenne nel bel mezzo dell'area di rigore. I soccorsi arrivarono in fretta ma il danno oramai era fatto: aveva riportato danni a ben cinque vertebre del collo. Per sua sfortuna il City aveva già terminato i cambi, così Bert strinse i denti e continuò a giocare pur di non lasciare i suoi compagni in inferiorità numerica e senza portiere. Nonostante il dolore, Bert rimase in campo e si rese protagonista assoluto nella vittoria dei Citizens per 3-1.

Tre giorni dopo, dopo gli esami strumentali di rito, gli diagnosticarono la rottura del collo e i medici lo considerarono un miracolato. Per un uomo come lui, abituato alle bombe e ai combattimenti veri, non poteva essere quello l'episodio che poneva fine alla sua carriera. Dopo 7 mesi di cure e terapie infatti, l'ex soldato tedesco tornò a difendere la porta del Manchester City: ci rimase stabilmente fino al 1964

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