Nba, Cleveland-Golden State 109-108: l'uragano Irving abbatte i Warriors

Un canestro a 3.4" di Irving regala ancora la vittoria ai Cavaliers dopo una partita splendida, vibrante, intensa e con Durant, James e Thompson a dare spettacolo.

Grande vittoria dei Cavs sulle note di James e Irving

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I Cleveland Cavaliers vincono 109-108 il Christmas Game contro i Golden State Warriors, ma se possibile questa è l’ultima cosa da analizzare di questa partita di Natale che ha deliziato i palati degli appassionati, già rodati dalle libagioni della giornata. E non veniteci a dire che questa è “una delle 82 partite” perché non vi crederebbe nemmeno un extraterrestre sceso da Marte. 

Kyrie “il giustizia Warriors” Irving

Due indizi cominciano a fare una prova e Kryie Irving ha castigato per la seconda volta in pochi mesi gli Warriors negli ultimi secondi. La vittoria dei Cavs affonda le radici in tutto il quarto periodo, ovvero quando Kyrie Irving ha preso in mano l’attacco e ha avuto la meglio della difesa di Thompson esclusivamente per il suo sconfinato talento. È suo lo squillo di tromba quando i Cavs erano spalle al muro sul -14 con James in panchina. Sono sue le due triple, di cui una scaricata come patata bollente da Liggins e una dal palleggio senza ritmo, che ridanno ossigeno ai suoi. Quello che fa più impressione è la personale gestione dell’ultimo possesso, affidato alle sue mani sin dall’inizio, gestito perfettamente solo perché ha segnato un canestro senza alcun senso. Per realizzare un tiro del genere in virata e fade away contro una difesa perfetta a 3.4" dalla fine di una partita dall’alto senso del dramma, bisogna essere dei vincenti e Kyrie ha dimostrato di esserlo, anche nella squadra di LeBron e anche contro un superteam. Ora ci sono pochi dubbi: il killer dei Warriors veste la maglia numero 2.

Klay Thompson e la difesa su Kyrie Irving

Klay Thompson: un'enciclopedia sui due lati del campo

Probabilmente verrà ricordato solo per essere stato dalla parte sbagliata di un frame che ha visto Irving decidere un altro scontro tra Cavs e Warriors. Ma andiamo oltre il crudo risultato, che per altro non vede alcun tipo di colpa di Klay. La sua partita era iniziata con le polveri bagnate da lontano. Un semplice tiratore potrebbe uscire dal match nel momento in cui non vede la palla entrare nel canestro, ma Klay ha continuato a giocare e soprattutto a difendere come meglio non si potrebbe. L’11-27 con cui Irving chiude il match è gran parte farina del sacco della sua difesa, che poi è diventata anche attacco sotto forma di triple esiziali nel momento del break.

Oltre a dei momenti di totale onnipotenza offensiva di Durant, ci sono state due triple dall'angolo di Klay a sancire la fuga che sembrava decisiva. Nel momento in cui i Cavs stavano rientrando, ha tenuto un paio di scorribande di Irving, di cui una stoppata, e anche nell’ultimo possesso ha mostrato come si applica l’enciclopedia della difesa sul miglior ball handler della lega. Il finale della storia lo vede dalla parte dei perdenti, ma non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta e lui lo ha fatto al miglior livello possibile. Se si vuol rendere omaggio al talento di Kyrie, è giusto fermarsi un attimo a valutare anche quello di Klay.

Kevin Durant è stato dominante per ampi tratti di partita

Super Durant per 43 minuti, ma gli ultimi cinque…

L'unica cosa da fare davanti a una prestazione da 36 punti e 15 rimbalzi in una partita di tale valore è togliersi il cappello. Nemmeno se gli ultimi cinque minuti di quella partita recitano 0-2 dal campo e una palla persa nell’azione finale. Con Curry ai margini della contesa e Green non sempre in controllo di nervi e ritmo, Durant è stato semplicemente l’unico motivo per cui i Warriors avevano creato un gap di quattordici punti con 9.34’ sul cronometro. Ha fatto a fette ogni difensore gli si parasse davanti e ha creato punti senza mai smettere, ma il vero punto di domanda sulla sua partita è il come li ha prodotti. Spesso fermando il pallone e facendo sostanzialmente quello che gli viene meglio: produrre attacco dal palleggio. 

Kevin Durant e Stephen Curry
Kevin Durant e Stephen Curry

Nell'ultima azione prima del capolavoro di Irving, Durant ha rivissuto un déjà vu dei suoi vecchi Thunder, dove l'attacco non ha saputo creare nulla facendo stagnare la palla in punta e commettendo una sanguinosa infrazione di 24". In quegli ultimi cinque minuti i Warriors hanno creato un solo canestro da Warriors con la schiacciata di Green su assist di Thompson in uscita dai blocchi, per il resto solo forzature e attacchi statici. Una rondine non fa primavera e non si vorrebbe sentire alcuna bocca pronunciare sentenze definitive né su Durant né sui Warriors, ma questo finale di partita deve far riflettere sia Kerr che tutto il suo staff, indipendentemente dalle parole di Durant nel post partita:

Sono caduto e non l'ho fatto da solo

Ci saranno quindici giorni per ragionare su questo e tanti altri aspetti, perché è vero che non sarà Natale, ma il 16 di gennaio queste due squadre si incontrano di nuovo a campi invertiti per un'altra "delle 82 partite di regular season".

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