Legenden der Bundesliga - Union Berlin: il club più natalizio al mondo

Dal 2003 ogni anno circa 28mila tifosi dell'Union Berlino si ritrovano nello stadio del club per festeggiare il Natale. Ma quello tedesco è un club natalizio sempre.

Circa 28.000 persone si incontrano nello stadio dell'Union Berlino per festeggiare il Natale

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Il calcio non è sempre solo una questione sportiva. Per gli appassionati a dire la verità non lo è mai. Alcune volte però non lo può essere nemmeno per chi si approccia a questo sport con un po’ di snobismo. A Berlino i tifosi dell’Union Berlino hanno trovato un bellissimo modo per non restare depressi per tutte le festività natalizie in caso di sconfitta nell’ultimo turno prima della sosta. Dal 2003 i supporters del club biancorosso si riuniscono la notte del 23 dicembre per cantare tutti insieme le canzoni natalizie, dando vita a uno spettacolo unico. 27.500 persone in uno stadio che ne contiene meno di 22mila. Ad avere l’idea fu Torsten Eisenbeiser, capo della tifoseria, il 17 dicembre 2003. L’Union aveva appena perso in casa per 2-1 col Burghausen e la gara successiva sarebbe stata oltre un mese dopo. Organizzò quindi una festa natalizia per salutare gli amici con il sorriso sulle labbra e non a testa bassa. Il primo anno si ritrovarono in 89, chiusi fuori dallo stadio. Poi la tradizione prese piede: l’anno successivo Torsten si mise d’accordo con la società e la festa si celebrò all’interno dello stadio. Sono quattro anni di fila che i tifosi sono oltre 27mila, questo anche se da due anni i biglietti si pagano. Molti tifosi vengono perfino sistemati sul terreno di gioco perché non tutti trovano spazio in tribuna.

Tifosi dell'Union Berlino a Natale

Malattia

Il setimento natalizio però deve durare tutto l'anno. Benjamin Köhler è un centrocampista di 36 anni dell’Union Berlino. Nel 2015 il suo contratto era in scadenza. Fin qui nulla di particolare. Il centrocampista scoprì però di essere afflitto dal morbo di Hodgkin, un cancro maligno del sangue che se affrontato per tempo può però essere sconfitto. Ricevette un segnale di forza direttamente dall’Union Berlino, che annunciò di aver prolungato il contratto di Köhler fino al 2016 (e ancora oggi gioca lì). Norbert Düwel, all'epoca allenatore del club di seconda serie spiegò:

Avevamo cominciato le trattative del rinnovo già da un po'. Benjamin fa parte di questa squadra e deve continuare a farne parte. Siamo convinti che possa tornare a giocare con noi.

Giocare insieme. Anche se tutti in società sanno che per Köhler tornare in campo non sarebbe solo un gioco. La squadra si schierò interamente con lui. Anzi, per lui. Letteralmente. All’8’ della partita contro il Bochum, infatti, la palla uscì in fallo laterale proprio sotto la tribuna dove Benjamin stava con moglie e figlio. Tutta la squadra, compresi i panchinari, entrarono in campo indossando una maglia col 7 (il suo numero) e la scritta "Lottiamo insieme". Gli avversari hanno assistito alla scena e hanno applaudito il gesto. Per un attimo la partita è stata sospesa. Per un attimo il calcio si è fermato. Per un attimo, per un amico malato, il calcio non è solo una questione sportiva. Ma questa, a Berlino, quando si tratta dell’Union, è la normalità.

Storia 

L’Union Berlino è stata da sempre una squadra particolare. Dopo la Seconda Guerra Mondiale era di fatto la società che andava contro il regime. Divideva infatti la Berlino Est con la Dinamo Berlino (la squadra della Stasi), club che in quegli anni dominava il campionato, e la rivalità è sempre stata forte quanto la differenza tecnica tra le due formazioni. Anche sugli spalti i tifosi non la mandavano di certo a dire: ad ogni calcio di punizione a proprio favore, i sostenitori dell’Union intonavano un coro con un significato molto preciso. La parola “Mauer” in tedesco significa infatti sia “muro” che “barriera”. Ecco allora che dai settori contenenti i tifosi dell’Union si sentiva regolarmente il coro “Die Mauer muss weg”, cioè “il muro/barriera deve esser tolta”. Anche per questi motivi l’Union era diventato a tutti gli effetti un club che faceva tendenza, un club di moda. Negli anni '70 solo la Dynamo Dresden riusciva a portare più gente allo stadio. Il regime della DDR però non ha mai particolarmente amato l’Union, che non a caso non è mai riuscito a diventare un club di vertice.

Successi 

Due, negli ultimi anni, i risultati importanti raggiunti dal club di Berlino: nel 2001 l’Union, all’epoca in Regionalliga (la prima serie non professionistica) raggiunse la finale della coppa di Germania. Non riuscì a mettere il bastone fra le ruote allo Schalke (che vinse 2-0), ma si qualificò alla Coppa Uefa. Nel primo turno riuscì perfino ad eliminare i finlandesi dell’Haka con un 4-1 complessivo, ma il cammino in Europa non poteva essere lungo: già nel turno successivo venne eliminato dai bulgari del Litex che vinsero 2-0 in Germania e si accontentarono dello 0-0 in casa. Ma per i giocatori dell’Union era comunque un successone. Altro motivo d’orgoglio è Christopher Quiring. Centrocampista classe 1990, è nato e cresciuto a Berlino. Più precisamente nella Curva dell’Union. Christopher sta crescendo con la società: nel 2011 vinse il premio come miglior giocatore non professionista di Berlino. Ora gioca in Zweite Liga (la nostra Serie B). In occasione dell’ultimo derby (perso) contro l’Hertha, un giornalista provò ad intervistarlo a fine partita. Lui però non era proprio dell’umore giusto:

Quando questi festeggiano nel nostro stadio, mi viene da vomitare.

Idolo indiscusso della tifoseria. Anche perché lui è il primo a sapere, e a dimostrare in campo, che il calcio non è solo una questione sportiva.

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