Viaggio nella crisi Olimpia Milano: dal Maccabi al Pana, cosa si è rotto?

Poca difesa, tanta confusione, gare giocate a sprazzi: a mancare, in casa EA7, è tanto spirito di abnegazione. E le colpe, tra campo e panchina, vanno divise...

Jasmin Repesa

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Si dice talvolta che, per descrivere al meglio una situazione, un'immagine valga più di mille parole. Storia vera, nonostante per l'Olimpia Milano vista in questo periodo, e reduce ieri dal 6° K.O. consecutivo in Eurolega, serva forse più un album per raccogliere ogni problema. Viaggiare all'interno della crisi vissuta dalla squadra di Jasmin Repesa per tentare di carpirne i problemi, in effetti, sembrava davvero qualcosa di impensabile, a maggior ragione dopo le tante premesse estive confermate dall'ottimo avvio di stagione dell'EA7.

Ricky Hickman
Ricky Hickman, decisivo nella prima, bella vittoria stagionale in Eurolega sul Maccabi

Eppure, per ritrovarsi in difficoltà, basta davvero poco. Ad alti livelli errori banali e distrazioni non sono concessi: soprattutto in una competizione che, dopo l'ultima rivoluzione, presenta 16 squadre tutte di notevole calibro. Giusto allora partire, nel tentare una panoramica più completa possibile, proprio da una tenuta mentale totalmente smarrita. Come ampiamente dimostrato nelle ultime gare, l'Olimpia non riesce ad avere una continuità di prestazione sufficiente nell'arco di tutti i 40 minuti: concedere tantissimo agli avversari per poi tentare invano il rientro, come avvenuto contro Galatasaray ed Unics, o illudere per poi deludere, tra Bamberg, CSKA e Panathinaikos. Vincere in Eurolega giocando a sprazzi, a meno di un roster da corazzata semi-imbattibile, non è decisamente cosa possibile: aspetto che va di pari passo con la questione difesa, tra i difetti più evidenti che l'EA7, sin da inizio stagione, ha palesato in maniera nitida.

Se la maschera di Repesa è tutta un programma, ad ogni inquadratura sul volto del coach croato, lo è anche l'atteggiamento del pubblico del Forum nell'unico giocatore sopravvissuto all'ennesima rivoluzione milanese post 26° scudetto: Bruno Cerella. Simbolo ed anima difensiva della squadra in cui l'intero mondo biancorosso, riappellandosi al vecchio stemma con Fiero il Guerriero, sa di potersi riconoscere: gli unici, veri applausi di ieri, in mezzo ai tanti fischi, sono infatti arrivati solo per la guardia di Bahia Blanca, capace di incarnare al meglio lo spirito storicamente combattivo che l'Olimpia, ora, sembra aver totalmente perso. 88.7 punti di media subiti, peggior difesa della competizione (soprattutto sugli esterni) ed un'innegabile, scarso spirito di abnegazione: e il confronto con il roster della passata stagione, tanto meno ricco di qualità, nomi e talento quanto più squadra, risulta al momento in questo senso impietoso.

Bella, organizzata, a tratti spettacolare: credere che l'Olimpia vista contro Maccabi, Darussafaka, Efes o Baskonia sia la stessa squadra delle ultime uscite sembra, letteralmente, uno scherzo. Oltre 20 assist di media a partita, scesi ora a quota 17.7, gioco corale, belle trame e tanti elementi capaci di rendere in maniera decisamente migliore rispetto ad ora, con Hickman (22 nella prima uscita stagionale europea) e Kalnietis (11 e tripla decisiva a Istanbul contro il Darussafaka) su tutti. E ora, cosa si è rotto? Tutto è andato perduto in una confusione generale, tra possessi difensivi ed offensivi, tangibile in ogni modo: dai brutti rientri all'incredibile canestro incassato in coast to coast da James, senza grande opposizione e allo scadere del 2° quarto, al possesso per tentare di spuntarla sul Galatasaray, mal eseguito dalla squadra e culminato nel tiro corto e forzato da Sanders. Tante fotografie che costituiscono una raccolta ormai colma di problemi, per una squadra apparsa disunita e ben lontana, sul parquet, dal concetto di gruppo.

Miro Raduljica
Miro Raduljica, tra le principali delusioni di questo avvio di stagione milanese

La domanda ora è scontata, ma non certo ricca di risposte ovvie: come poter uscire da un momento simile? Spesso e volentieri è l'allenatore a pagare: e Jasmin Repesa, sulla possibilità esonero, si è già espresso ieri ("Se sono io il problema, lo accetterò"). La gestione del coach croato, in questa stagione, non è stata forse delle più brillanti, tra pochi minuti concessi in Europa ad Abass, Pascolo e Cerella e quintetti talvolta non assortiti al meglio: ma ad occhio, tuttavia, è anche l'atteggiamento dei giocatori sul parquet a non essere spesso dei migliori, in un concorso di colpa che al momento sta fortemente penalizzando il cammino europeo di una squadra attualmente irriconoscibile. Simon tra poche luci e tante ombre, nonostante un'estate colma di impegni extra club tra Preolimpico ed Olimpiadi, Kalnietis confusionario e ombra di se stesso, passando per il deludente impatto di un Raduljica poco solido e convincente, insieme alle generali difficoltà mostrate da Hickman: la ciliegina amara Gentile, in più, ha privato la squadra di un punto di riferimento comunque importante, ritrovatosi tuttavia ai ferri corti con la società. Tanti, troppi problemi che, sommati, hanno portato l'Olimpia ad una situazione di instabilità generale, soprattutto in campo europeo: ultimo posto in classifica, Repesa sotto osservazione e prossime gare determinanti per cercare una svolta definitiva. Che dovrà arrivare, prima di tutto, da un gruppo in grado di ritrovare motivazioni per esprimersi al 100%: mettendo da parte quell'album colmo di istantanee da dimenticare, per poter rivedere finalmente la reale versione di un'Olimpia ora esageratamente sbiadita.

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