L'addio NBA di Duncan: Parker, Ginobili e Popovich col cuore in mano

I San Antonio Spurs hanno ritirato la maglia #21 di Duncan in una serata dalle forti emozioni. Speech di Popovich, Ginobili e Parker ai limiti delle lacrime.

Ritirata la maglia di Tim Duncan

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Per un giocatore che ha vinto quattro anelli ed è il detentore di ogni record di una franchigia NBA, parlare di basket è quasi scontato. E invece nella notte in cui si ritira la maglia #21 di Tim Duncan si è toccato qualsiasi argomento, umano e sportivo senza limitarsi alla pallacanestro. Come ha detto Tony Parker su di lui:

Ci sono buoni giocatori, stelle, superstar e superstar più-più. In quest'ultima categoria c’è Tim, da solo, senza nessun altro.

La torta di carote per vent’anni e poi vai a Orlando?

Gregg Popovich ha passato una vita cestistica al fianco di Tim Duncan e per questo ci sono stati tanti momenti davvero memorabili. Per vent’anni ha dovuto portare una torta di carote davanti alla camera di Timmy ogni volta che l’avesse trovata in giro o assaggiata. Doveva prenderla, andare da lui, lasciarla davanti alla porta, bussare ed andare: “Per vent’anni!! - ha detto con grande enfasi nel suo speech- Vi rendete conto!”. E ovviamente di questo ne ha riso tutto il Texas. E lui come lo ha ripagato durante una free agency?

Pop, prima che tu mi dica qualcosa ti informo che vado ad Orlando. C’è il mare, posso avere la barca, il clima è super. Vado.

Pop rimase impietrito per cinque secondi cominciando a pensare che non stesse scherzando, ma quando TD mise da parte la sua poker face, gli saltò al collo dalla felicità. 

L’ultimo pensiero speciale riservato al suo giocatore riguarda i genitori. Si rivolge ipoteticamente a loro invocandone la memoria e dicendo:

Grazie, perché la persona che ora è seduta lì davanti a me è la stessa che è entrata in palestra il primo giorno di allenamento. 

Dopo questo arriva un abbraccio breve e nemmeno troppo intenso, perché tutto l'affetto era nello sguardo che Tim gli ha riservato durante tutto il discorso.

"Mi ha guardato con gli occhi sgranati e dovevo passargli il pallone"

Tony Parker ha preso il microfono per parlare del proprio compagno di viaggio e gli ha reso omaggio non senza emozione, ma anche con grande senso scenico.

Ogni tanto guardavo Manu nei miei primi anni NBA e pensavo che Timmy non avesse giocato poi tanto bene. Poi guardavamo il tabellino e aveva prodotto 26 punti e 16 rimbalzi. Ogni singola volta. Faceva sembrare normale e facile ciò che era grandioso per i normali.

Ma lui non si limitava a questo e sebbene non avesse mai esternazioni, abbracci o high five, c'era sempre per qualunque compagno avesse bisogno. Un giorno ha mandato via un assistente allenatore per difendere venti minuti continuativamente su Boban Marjanovic e farlo crescere tecnicamente. Oltre a questi gesti vissuti solo da chi gli è stato accanto, ha anche spesso intimidito solo con la sua forza morale i giovani compagni, perché all'inizio Parker non si è trovato propriamente a suo agio. 

Per giocare con Popovich devi essere duro per davvero a livello mentale - prosegue Parker - ma per un diciannovenne venuto dalla Francia, incrociare lo sguardo sgranato di Duncan faceva davvero paura. Lui non ha mai avuto bisogno di chiamarmi la palla a gran voce come magari faceva Bowen (che ride seduto vicino a Tim, ndr), gli bastava aprire quegli occhi per far capire al mondo dove dovesse andare quella palla.

Il francese nei primi momenti non capiva e allora doveva spiegargli Pop che quegli occhi fuori dalle orbite significavano: "Passami il pallone". Una volta capito questo e tanto altro, la figura di Duncan è diventata come quella di un fratello e il sentito ringraziamento finale ne è la prova.

"Mi ha chiamato al telefono del bagno e non potevo dire no"

Duncan non ha creduto inzialmente al Manu Ginobili giocatore. Glielo avevano dipinto come un potenziale crack, ma i problemi fisici iniziali lo avevano limitato e il giudizio del gran capo era stato perentorio. "Purtroppo non mi ha mai chiesto scusa per la valutazione di Manu”, ha detto Popovich. Ma per certe cose non serve la parola. 

In una gara quattro di playoffs giocata a Sacramento, Pop disegna una giocata per vincere e Ginobili non solo sbaglia la conclusione, ma perde il pallone consegnando la vittoria agli avversari. Tornato in camera non vuole rispondere a nessuno e spegne il cellulare. Dopo quattro chiamate stacca il fisso, ma viene beccato in un altro ricevitore posto in bagno. Risponde piuttosto infastidito e dall’altra parte c’è Duncan. 

Dopo una lunga trattativa per cenare insieme, Manu si accorge che non gli si può dire di no e scende nella hall. I due cenano, fanno notte fonda parlando di computer, macchine, serie televisive e qualsiasi cosa non fosse basket. In quel momento la testa di Manu si era liberata dalla disperazione per la partita persa, l’umore era cambiato e tutto questo per merito del compagno con semplicemente di una chiacchierata. 

È un aneddoto che non ho mai raccontato, ma è ciò che più spiega quanto Tim abbia influenzato la mia vita e di tutti i suoi compagni.

Uno dei quattro titoli vinti da Tim Duncan

Non c’è modo migliore per descrivere un campione, se non facendo conoscere lati della sua persona che dai ventotto metri lignei non si potrebbero desumere. E in questa sera all’AT&T Center abbiamo scoperto tutti che Duncan è una supertstar plus-plus nella vita e non solo nello sport. 

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