Il fumettista di Holly e Benji: "Oggi Oliver Hutton sarebbe Messi"

Takahashi, grande tifoso del Barcellona, fa un fantasioso paragone tra la Pulce e Oliver Hutton: "E Lenders è Cristiano Ronaldo". E parla della lunghezza infinita dei campi.

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Quanto pane e cioccolata abbiamo consumato guardando Holly e Benji in TV. Le merende davanti alla schermo, i compiti lasciati da parte per un po’, la tensione per le partite della New Team. Trent'anni fa andava in onda la prima puntata del cartone calcistico per eccellenza. Ma qualche anno prima, in Giappone, Yōichi Takahashi disegnava il manga che ben presto sarebbe diventato famoso tutto il mondo. È lo stesso autore giapponese, ai microfoni di As.com, a parlare del suo lavoro e sbilanciandosi in fantasiosi paragoni.

Ho iniziato a pensare a Holly e Benji a 18 anni dopo aver visto la Coppa del Mondo in Argentina. Sono rimasto affascinato, la cultura del calcio in Giappone era poco diffusa. In due-tre anni ho sviluppato l’idea. Quando è uscita la prima pubblicazione, nel 1981, nel mio Paese non c’era nemmeno un campionato professionistico. Per me è un onore aver contribuito alla diffusione di questo sport. Adesso siamo competitivi, anche con la Nazionale in Coppa del Mondo.
Takahashi continua 
Se un giocatore vuole diventare il numero uno del mondo dovrebbe lasciare il Giappone, magari in Spagna. Io vedo molto calcio, sia allo stadio che in televisione. In Liga si gioca meglio. Ho avuto sempre tanto interesse per la Spagna, per il modo di giocare, il tiki-taka.
Takahashi tifa Barcellona. Il paragone è dietro l’angolo…
Oliver Hutton nella vita reale sarebbe Lionel Messi. La mia prima partita che ho visto i blaugrana è stato in un Clásico, quando Figo era appena andato al Real Madrid. 
 
La rivalità nel manga tra Hutton e Mark Lenders possiamo pensarla come quella tra Messi e CR7. Del portoghese mi piace la sua mentalità vincente.
Poi la curiosità che attanaglia tutti. La lunghezza del campo da gioco è stato sempre un grande mistero:
In tanti me lo chiedono. Mentre disegnavo cercavo di rappresentare le sensazioni del giocatore. Nei suoi pensieri, il campo si allunga. Ho scelto questa soluzione perché voglio più dramma, la gente da casa deve immaginarsi cosa può accadere dentro alla testa di chi porta il pallone. E il suo pensiero posso solo disegnarlo.
C’è nostalgia pensando a quei momenti incollati davanti alla TV. Ma niente è perduto: per il 2018 sono stati già annunciati altri episodi in occasione della Coppa del Mondo in Russia. Avete già pronta la merenda?

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