Chepecoense, Ruschel esce dall'ospedale: "Voglio tornare a giocare"

Il difensore della Chapecoense sopravvissuto al disastro aereo dello scorso 28 novembre è il primo a uscire dall'ospedale: "Non ricordo niente di ciò che è successo".

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C'è chi per situazioni simili non cerca una spiegazione, semplicemente le attribuisce al caso, al destino. Altri, invece, si affidano a un disegno divino celato. A prescindere da come si voglia interpretare ciò che è accaduto, il dato di fatto è che lo scorso 28 novembre Alan Ruschel era su quel maledetto aereo, è precipitato in Colombia insieme alla sua Chapecoense, a decine giornalisti, all'equipaggio e ad altre persone che condividevano quel volo che lo avrebbe dovuto condurre a giocare la partita più importante della sua carriera: la finale di Copa Sudamericana. E lui fa parte di quei 6 (su 77 passeggeri totali) che miracolosamente sono sopravvissuti alla tragedia. Il suo caso particolare, poi, ha davvero dell'incredibile. Come racconta lo stesso Ruschel:

Il ds Cadu Gaucho mi ha chiesto di cambiare posto e di lasciare il mio a un giornalista. Inizialmente non volevo, ma poi ho visto Follmann (lui e Neto sono gli altri due compagni di squadra sopravvissuti, ndr) che ha insistito perché mi sedessi al suo fianco. L'unica spiegazione che riesco a darmi è quella del miracolo: Dio ha voluto che io continuassi a vivere qui sulla terra per un altro po'.

L'incidente

Quello, tra l'altro, è l'ultimo ricordo che il difensore della Chapecoense ha di quel volo, di cui ha cercato di leggere e sentire meno possibile in queste settimane:

Questa è l'unica parte che mi ricordo, dopo mi sono svegliato con mia moglie Marina che mi parlava in ospedale. Quando mi hanno detto quello che era successo mi sembrava un sogno, o meglio un incubo. A poco a poco mi hanno raccontato tutto e ho cominciato a capire. Cerco di non parlare dell'incidente, evito le notizie, ma da quel poco che per forza di cose ho visto, credo che la causa sia da attribuire al pilota.

Il ritorno

Ruschel è il primo dei sei sopravvissuto che ha potuto lasciare l'ospedale. Uscito dalla clinica, il difensore della squadra brasiliana ha confermato di voler tornare a giocare prima possibile:

Servirà tanta pazienza, ma farò di tutto per tornare a giocare, con grande pazienza. Spero entro sei mesi: ne servono tre per far calcificare la colonna vertebrale e uno è già passato. Poi altri due per fortificare la muscolatura. Sono solo all'inizio, ma farò di tutto per dare una gioia al presidente della Chapecoense e ai medici. Voglio rendere le persone felici. Spero di tornare e portare tutta l'atmosfera che c'era nello spogliatoio per trasmetterla ai nuovi giocatori.

Testimone

Potrà raccontare un'esperienza tragica. Non proprio un compito semplice, come dichiara lui stesso nella conferenza stampa all'Arena Condá, lo stadio della Chapecoense:

Ho imparato che bisogna vivere la vita, godersela, fare del bene. Quello che i medici hanno fatto per me in quei giorni non può essere spiegato, così come non esistono parole per spiegare ciò che provo. Un misto di sentimenti: grande gioia per essere seduto qui di nuovo e allo stesso tempo una grande tristezza per gli amici persi. Voglio onorare le loro famiglie che sentono tanto dolore. Quando sono arrivato qui, ho avuto la sensazione di essere tornato a casa. Prometto di dare molto di più per il bene di questa squadra. Con un sacco di fatica e duro lavoro ho intenzione di tornare presto a giocare di nuovo.

E tutto il mondo dello sport (e non solo) lo aspetta a braccia aperte.

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