Inside NBA Lakers-Knicks: il dominio di Porzingis, ma i Lakers ci sono

Partita ad alto punteggio, Porzingis domina la scena sui due lati, Melo fatica. I Lakers si aggrappano a Williams e Deng, ma la mano di Walton si vede eccome.

Il lettone domina la partita e non solo

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Quando un tempo si diceva Lakers vs Knicks si pensava alla grande classica per eccellenza dopo Boston-Los Angeles, con quell’alone di scontro in stile rapper East contro West coast. A Est Sixers, Celtics e Knicks battagliavano fino all’ultimo secondo delle loro serie, ma quando cedevano il passo, si accomunavano nel coro “beat LA”. Ora tutto questo non c’è più, le big sono inflazionate, ma in questa partita ci sono state tante situazioni interessanti che perlomeno fanno ben sperare i tifosi.

Il dominio di Porzingis sulla partita e la lega.

PorzinGod

Il soprannome che è stato dato al lettone calza perfettamente con il suo talento, perché la naturalezza con cui gioca a pallacanestro ed è in grado, dall’alto del suo m.2.21, di compiere gesti con una fluidità e classe del tutto inarrivabile. Ormai i Knicks hanno adottato nei momenti di difficoltà uno schema mutuato dai Thunder delle scorse stagioni, quando Durant e Westbrook erano coinvolti in un gioco a due dalla punta. Porzingis piazza un finto blocco solamente per forzare il cambio di un piccolo su di lui. In quel momento si posiziona nella zona della lunetta spalle a canestro e lì viene isolato, sostanzialmente potendosi prendere un tiro sopra la testa di chiunque. 

Lontano dalla palla è un’arma totale perché apre il campo facendo andar via morbidissimi tiri da tre punti, senza disdegnare partenze in palleggio che hanno messo a sedere diversi difensori in stagione. Se poi in difesa sigilla il ferro con sette stoppate nei modi più disparati, allora diventa l’arma totale. Solo Randle nelle prime battute (con l’andar del match poi ci ha sbattuto contro pesantemente) gli ha fatto sentire il fisico buttandosi addosso, ma spesso lui è talmente lungo che anche se rimbalza indietro arriva comunque a stoppare. I Knicks non possono prescindere da lui per generare attacco e, al momento, non diciamo una bestemmia se lo riteniamo più forte anche di Karl-Anthony Towns a 360°.

La grande prova di Brandon Jennings

L’attacco stagnante dei Knicks

Phil Jackson ha detto pubblicamente che Carmelo Anthony tiene troppo la palla in mano e blocca l’attacco della squadra. Melo ha fatto spallucce, ma la realtà dei fatti è che anche in questa partita (come in quella contro i Thunder) la stanzialità del suo attacco e conseguente iniziativa personale non solo toglie ritmo alla squadra, ma anche punti vista la povertà di percentuali con cui converte quelle situazioni. Se a questo aggiungiamo la presenza in punta di Brandon Jennings, diventa davvero difficile abbozzare una pregevole circolazione.

L’ex Virtus Roma in questa partita ha fatto molto bene dal punto di vista realizzativo, mettendo a segno tiri che sebbene abbiano regalato il break nel quarto periodo, non fanno male alle difese sul lungo periodo e se sbagliati espongono la squadra a un precario bilanciamento. Se nel 2016 si fatica nel potersi permettere un congelatore di palloni o un cattivo passatore, averne due per alcuni tratti anche importanti del match diventa problematico e non è un caso che la prestazione di Courtney Lee a livello di coinvolgimento sia stata del tutto marginale.

Louis Williams e la sua grande stagione

La miglior head fake della lega: Lou Williams

Lou sta attraversando una seconda giovinezza in questi Lakers. Esce dalla panchina ed è il capo degli Alternatorz (famosa dicitura per chi esce dalla panchina coniata dal mitico Jon Barry per i suoi Pistons) con licenza d’uccidere. I Lakers sono la squadra che più di tutti ha apporto dal proprio secondo quintetto e Williams ha la chiara missione di sparare e creare con tutto ciò che ha per le mani. Il suo caricamento di tiro e di gambe è particolare, ma gli permette di avere un trademark invidiabile: l’head fake. Non appena prende vantaggio con il palleggio e si separa, ha la possibilità di aprire il fuoco oppure farti cadere in fallo con una finta dall’elevatissimo tasso di credibilità. Ha lucrato cinque liberi così solo in questa partita, anche nell’ultimo tentativo di rimonta e gli avversari, sebbene lo sappiano, non possono che caderci ogni singola volta.

Luol Deng è l'equilibratore dei Lakers

Mozgov e Deng strapagati? Sì, ma…

Il duo di veterani firmati dai Lakers in questa offseason chiama 34 milioni di dollari, ovvero uno sproposito anche per un innalzamento verticale del cap come quello della scorsa estate. Quello che però né i soldi, né le cifre dicono, è il tasso di esempio e serietà che hanno portato all’interno di una squadra che non fa della noia e della tranquillità il proprio credo. Con un gruppo composto da Russell, Randle, Williams e Clarkson (che esce con una delle mille Kardashan), servono degli equilibratori per non far implodere tutto e non è un caso che Walton abbia optato proprio per Deng, unanimemente riconosciuto come uno dei migliori professionisti in circolazione. 

Lo si vede in campo: mai una parola, poche reazioni e una stabilità nelle piccole cose che rende possibili le evoluzioni sul tema dei giovani talenti.
Tra i giovani c’è anche coach Walton che ha rivoltato l’ambiente dei Lakers come un guanto e ha portato tutta quella calma progettualità di cui i gialloviola avevano bisogno. Farlo venendo da assistente di Kerr è più semplice, ma il suo talento e la sua empatia con i giocatori già si percepisce nei risultati e nei volti di chi va in campo.

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