Mourinho e i saluti ai colleghi: il parere di un'esperta di body language

Il Mirror ha interpellato un'esperta di linguaggio del corpo che ha rivelato come il portoghese usi anche i saluti ai colleghi per lanciare segnali alle squadre in campo.

Mourinho Wenger

316 condivisioni 1 commento

di

Share

José Mourinho è una fonte inesauribile di spunti per i media inglesi che analizzano i suoi comportamenti, gli sfoghi, le smorfie e i rari sorrisi. Ora il Mirror ha messo sotto i raggi X i modi diversi che lo Special One utilizza per salutare i colleghi prima e dopo le partite, affidandosi a Judi James, un'esperta di linguaggio del corpo: ne esce una specie di Fenomenologia di José Mourinho, per dirla con Umberto Eco.

La James evidenzia come Mou stesso sia un grande esperto di body language, in grado di parlare con gesti e smorfie, senza nemmeno dover usare le parole, se vuole. Così anche i modi diversi di salutare ciascun collega sono rivelatori del suo stato d'animo, della considerazione che ha per ognuno e al contempo rappresentano dei messaggi che manda a entrambe le squadre in campo.

L'abbraccio a Mauricio Pochettino, per esempio, viene definito non così affettuoso come può sembrare. I due si guardano negli occhi e si sorridono a specchio, ma la mano che José mette intorno al collo di Pochettino ha un significato di superiorità, di controllo, come quello di un padre al figlio adulto, al quale però rifiuta ancora di concedere lo status di maschio-alfa.

C'è poi il capitolo Klopp. Jurgen si protende con cordialità verso Mou, che però rifugge significativamente girando lo sguardo e, anche quando il tedesco ottiene l'abbraccio, il portoghese mostra chiaramente distanza e dissociazione, a significare che il collega non è meritevole di troppa attenzione. Un gesto che la James ritiene indirizzato alla propria squadra, come a dire lui e suoi ragazzi valgono poco. 

Per Arsene Wenger, poi, forse non occorreva nemmeno un'esperta per decrittare il linguaggio del corpo, di entrambi per la verità. I due si detestano profondamente e, alla faccia del body language, sono già persino venuti alle mani. A tutela delle apparenze, comunque, si stringono la mano, ma al minimo sindacale, mantenendo una distanza enorme tra i loro corpi per registrare la più completa mancanza di empatia e di rapporto.

Anche con Pep Guardiola non è che i rapporti siano proprio idilliaci, tanto che, nell'abbraccio, il catalano sembra voler mantenere le distanze, ma Mourinho prende il sopravvento afferrando Guardiola intorno al collo, ancora nel gesto finale di controllo, tirandogli la testa per sussurrargli all'orecchio in un modo che la James definisce un po'... sinistro.

Antonio Conte e la pacca sulla spalla. Mou si trova di fronte al suo successore e vuole rimarcare la distanza fra uno che ha allenato e vinto in mezza Europa e l'ultimo arrivato alla fiera della Premier League: tu non sei nessuno, fingo di non capire che volevi abbracciarmi e ti do anche una pacca sulla spalla. Conte rimane con lo sguardo basso e le braccia penzoloni.

In conclusione Mourinho maschio-alfa usa, secondo Judi James, i saluti ai colleghi come fossero i messaggi subliminali di un generale alle sue truppe, sminuendo o addirittura umiliando gli avversari. Con il suo atteggiamento Mou si assume la responsabilità per la guerra psicologica, allontanandola dai suoi giocatori, ed ergendosi a talismano della propria squadra. Chissà, magari funzionerà meglio nel girone di ritorno. Per ora, in classifica, i cinque "snobbati" sono tutti davanti a lui.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.