Inside NBA Celtics-Raptors: il cuore di Lowry e il talento di DeRozan

Nella partita tra Celtics e Raptors ci sono gli incredibili numeri offensivi dei canadesi, la leadership di Lowry, i Celtics orfani di Thomas ma con idee ben precise.

Lowry ha guidato i suoi alla rimonta e alla vittoria

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I Toronto Raptors sono candidati alla guida della Eastern Conference nonostante i Cleveland Cavaliers che danno sempre l’impressione di poter guidare la loro parte di tabellone con il pilota automatico. I canadesi hanno giocato e vinto in quel di Boston (una delle accreditate avversarie della vigilia) con una prova decisamente convincente, ma il loro gioco dietro a cifre molto significative cela qualche problema.

La furia offensiva di DeRozan

La differenza tra essere leader o stella, tre punti o mid range

In alcuni casi leadership e status vanno di pari passo, ma nei Raptors sono da scindere in modo chiaro e incontrovertibile. I Celtics hanno giocato un ottimo primo tempo chiudendo in vantaggio, ma poi hanno dovuto fare i conti con Kyle Lowry che si è preso sulle spalle il peso della squadra, dominando la terza frazione assieme a un sontuoso Powell e riportando i suoi in carreggiata. Di certo non si può dire lo stesso delle qualità di leadership di DeMar DeRozan che pur essendo un giocatore sontuoso per certi versi, pecca in quella forza interiore che non si può insegnare. È un attaccante di razza che però sostanzialmente viaggia controcorrente rispetto alla lega, basando molto del suo gioco o sugli isolamenti in post basso, o soprattutto su jumper dal midrange (il 47% delle sue conclusioni arriva da lì e viene convertito con il 43%), ovvero tiri molto poco pregiati nella NBA di oggidì.

Nonostante questa particolare selezione, i Raptors hanno il miglior attacco per offensive rating (114.2) della lega e sono in testa anche alla classifica dell’offensive rating parametrato alla forza delle difese incontrate (117.93) con un punto di vantaggio rispetto ai Warriors. Questi sono numeri in controtendenza rispetto alla qualità della circolazione, infatti per tornare a DeRozan il 73% dei suoi canestri non provengono da assistenza e se aggiungiamo quelli di Lowry, sembra difficile capire cosa porti a un’efficienza così alta partendo da un rapporto canestri segnati/assists fatti del 50%. Come sempre i numeri sono utilissimi nell'analizzare le cose, ma non sempre forniscono la verità assoluta. Per esempio i Warriors sono primi nella lega con il 72% di canestri assistiti (Raptors 29° come detto) e quinti nella percentuale di punti tra restricted area e tiro da tre punti con il 68% (Raptors 25° con il 58%) eppure l'offensive rating è il medesimo. Questo sta a significare che il "modello Warriors" funziona per quella squadra, ma che non è la soluzione a tutti i problemi, visto che un personale diverso con concezioni diametralmente opposte porta a risultati numerici identici.

Horford ha dominato Valanciunas

Dov’è finito Valanciunas?

Prima degli europei 2015 il centro lituano ha firmato un ricco rinnovo quadriennale a 64 milioni per legarsi ai Raptors e soprattutto salvaguardare il proprio futuro al grido di “chi troppo vuole nulla stringe”. Se consideriamo le Olimpiadi appena disputate dove ha fatto sostanzialmente da comparsa nei momenti chiave e questo inizio di stagione, ci si dovrebbe aspettare molto di più dal lituano. In sede di preview stagionale, da Toronto ci avevano detto che avrebbe eliminato quasi completamente le pump fake per dedicarsi maggiormente al gioco in post e a tiri presi con convinzione anche dal mid range. 

In questa partita non solo è sembrato un pesce fuor d’acqua in attacco, non venendo mai innescato nè in post (la presenza del duo di stelle non aiuta di certo) nè in situazioni dinamiche, ma è stato una vera e propria sciarada difensiva contro Horford che, una volta realizzato un paio di triple in apertura, lo ha fatto impazire a sette metri da canestro palesandone tutte le difficoltà di mobilità e approccio. La sua presenza in area pitturata sarebbe uno dei motivi per cui i Raptors potrebbe davvero infastidire i Cavs, ma se Nogueira e Siakam producono più di lui, è difficile trovare una giustificazione continuativa alla sua presenza.

Brad Stevens e la sua mente di basket illuminata

Ai Celtics manca una stella offensiva, ma…         

In questa partita l’assenza di Isaiah Thomas si è fatta pesantemente sentire, così come in quelle contro i Thunder e i Rockets, perché Boston è arrivata a un passo dalla vittoria, salvo poi collassare nel quarto periodo quando la difesa avversaria ha alzato i toni. Nei clutch game (le partite con cinque o meno punti di margine negli ultimi cinque minuti), Boston è 8-7 di record, avendo vinto sostanzialmente contro le squadre deboli (Philadelphia, Minnesota ecc.) e perso con le forti (Thunder, Spurs, Rockets ecc.). Nei finali di partita il talento serve e senza l’unico vero creatore di gioco come Thomas, trovare attacco è difficile, sebbene quello dei Celtics sia molto ben strutturato. Stevens dispone di tanti passatori, altrettanto movimento e giocatori di notevole intelligenza che riconoscono le situazioni.

I biancoverdi sono secondi per assists nella lega a quota 24.8 dietro agli inarrivabili Warriors, ma se consideriamo che producono questi numeri senza una vera e propria stella e facendo registrare ben 14 punti di media in meno dei Warriors, è facile capire come la mente pensante abbia plasmato l’attacco su misura per il personale a disposizione. Anche Thomas, per taglia fisica, non sempre può essere il closer nelle partite punto a punto, soprattutto quelle di playoffs, ma l’impressione è che questo gruppo sia davvero a una stella (anche veterana) in ala per trovare la quadratura del cerchio e lottare fino a maggio.

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