Chapecoense, parla il giornalista sopravvissuto: "Ricordo il silenzio"

Parla Rafael Henzel, l'unico giornalista sopravvissuto al disastro aereo della Chapecoense: "Volevamo solo sapere cosa stava succedendo. Ma niente: solo silenzio".

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Parole di vita. Piene di paura. Quelle di Rafael Henzel, il giornalista presente sull’aereo della Chapecoense. Lui è uno dei sei superstiti. Un uomo fortunato. Sopravvissuto nell’inferno di Medellín. E adesso la sua voce è una terribile fotografia di quegli attimi. Una ricostruzione vera e angosciante.

Nessuno ci aveva avvisato di nulla. Quando all'improvviso la paura è giunta: luci e motori spenti, senza preavviso. E noi che volevamo sapere cosa stava succedendo.

Questo il macabro racconto del corrispondente di Radio Oeste Capital. Ma con Henzel il destino è stato clemente: Dio lo ha assistito, dandogli una seconda opportunità:

Qualcuno mi ha concesso una seconda chance. Ci sono ancora, come non lo so. Ma sapevo che qualcosa di brutto stava per succedere. Mancavano sempre 10 minuti. Gli assistenti di volo ci rispondevano sempre così, ogni volta che domandavamo circa l'arrivo. E di stare tranquilli, perché mancavano solo dieci minuti. Poi, col passare di quei maledetti minuti, abbiamo iniziato ad avere paura: a temere il peggio. Senza che il segnale di allacciare le cinture si accendesse. Ma solo con la paura, la nostra.

Henzel è l'unico sopravvissuto tra i 21 giornalisti che viaggiavano verso Medellin. Il forte trauma polmonare subito non è stato deleterio: il cronista, operato per stabilizzare le numerose fratture vertebrali, è stato dimesso dall'Ospedale San Vicente Fundación Rionegro, nel dipartimento colombiano di Antiochia. Adesso tornerà in Brasile, dopo essersi fratturato 7 costole. Ma nella sua valigia avrà la cosa più importante: la vita. 

Non ricordo il momento dell'impatto. In testa ho solo il silenzio. Perché nessuno diffuse il panico. E non ci sono state urla durante la caduta, in molti non si sono nemmeno accorti di cosa stava succedendo.

È il quotidiano locale Globoesporte a spiegare il dramma del giornalista, assieme a quello di Neto: il calciatore sopravvissuto, ormai cosciente da 24 ore. Ma ancora ignaro del maledetto destino capitato ai suoi compagni. Quelli della Chape, campioni per sempre.

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