River Plate-Boca Juniors: è il giorno del Superclásico

I quartieri come segno distintivo, le curiosità della nave svedese e della Coca-Cola. I grandi di una volta e i soprannomi di sempre: tutto questo è il Superclásico .

Il Superclásico tra River Plate e Boca Juniors

937 condivisioni 0 commenti

di

Share

Ne abbiamo vissuto uno pochi giorni fa, era il Clásico tra Barcellona e Real Madrid. Il gol di Sergio Ramos ha fissato il risultato sull'1-1 al 90'. Ora ci apprestiamo a viverne un altro che suscita emozioni simili e che ha alle spalle una grande tradizione culturale. L'energia che si respira, il tripudio di colori che ne esalta il significato e la storia che ne fa da sfondo lo rendono il Superclásico. È River Plate-Boca Juniors, che stasera alle ore 21.00 (ora italiana) si affronteranno al Monumental per la tredicesima gara del campionato Primera División. Pochi derby reggono il confronto con quello argentino, forse nessuno. È unico, folcloristico e rumoroso. Ma anche esplosivo, passionale e suggestivo. River-Boca è magico, ferma un paese intero e accende l'entusiasmo di migliaia di tifosi che non possono e non vogliono resistere all'attrazione di questa partita. La aspettano e se la godono come se fosse la loro unica ragione di vita. E poi cantano e gridano, sostengono i loro guerrieri sperando che la voce li guidi fino al paradiso. Ma sono pronti anche all'inferno, senza temerlo però: il fuoco che arde durante quei 90' non è paragonabile a nient'altro.

Lo stadio del River Plate
L'inferno del Monumental, lo stadio del River Plate, durante un Superclásico

I quartieri, la nave svedese e la Coca-Cola

Le tifoserie di River e Boca si odiano. Ed è un astio che nasce nel passato e attraversa tutta la storia delle due società. Ognuna celebra con orgoglio la propria di storia, venerando colori, simboli e soprattutto difendendo le scelte che hanno segnato la profonda differenza tra le due squadre. È proprio studiando le differenze che riusciamo a misurare l'odio - non solo calcistico, ma anche culturale - che attraversa e spacca la città di Buenos Aires dall'inizio del 1900. Tutto nasce nei quartieri, è lì che prima di tutto si vive la conflittualità. Nei barrios - così come li chiamano da quelle parti - è nata la rivalità tra Boca e River, poi trascinata all'interno degli stadi. In particolare, nel quartiere La Boca che si estende vicino al mare nel centro storico della città. Era un porto di mare frequentato da migranti italiani (soprattutto genovesi) e da inglesi. Dall'aspetto piuttosto povero con case di ogni colore e con i caratteristici tetti di lamiera. Ma, per chi ci abitava, era il proprio mondo bello così come era. E lì, lontano dalla madre del calcio, l'Inghilterra, hanno mosso i primi passi e dato i primi calci le due squadre più blasonate dell'Argentina.

Le case colorate di La Boca
Alcune delle tipiche case colorate nel barrio di La Boca

Il Boca (cioé "la bocca"), fondato da immigrati italiani il 3 aprile 1905, ha chiaramente preso ispirazione dal nome del quartiere dove è sorto. Poi è stato aggiunto Juniors per sentirsi più vicino alla patria del calcio. Ma c'è anche un forte legame con l'Italia. Non solo La Boca è ancora oggi un barrio italiano che ha radici nell'iniziale migrazione dal Nord Italia del Diciannovesimo secolo e dei primi anni del Ventesimo, ma il soprannome che porta con fierezza la squadra - Xeneizes - significa "genovesi". Dunque la scelta è stata piuttosto semplice, senza troppe discussioni il nome che li avrebbe rappresentati nel mondo sarebbe stato quello della loro casa. Al contrario, per la ricerca dei colori sociali hanno pasticciato un po' di più ma ci hanno regalato una leggenda molto particolare. Insoddisfatti dei colori adottati fino a quel momento (rosa, azzurro, bianco e nero a strisce stile Juventus), uno di loro propose di scegliere quelli dell'imbarcazione che per prima fosse entrata in porto. La nave batteva bandiera svedese e così è nata la venerata maglia blu con banda gialla (diagonale, poi dal 1913 orizzontale) del Boca. Due colori da contrapporre con forza a quelli degli acerrimi rivali del River Plate (bianco e rosso), tanto da far piegare la potente Coca-Cola che ha dovuto cambiare i colori del suo famoso logo (guarda caso proprio il bianco e il rosso) per poter succedere a Pepsi come sponsor degli Xeneizes. Lo stadio del Boca, la Bombonera, è stato l'unico luogo al mondo in cui il logo della mitica gassata è rimasto bianco e nero.

Il logo della Coca-Cola per il Boca Juniors
Abbandonato il rosso dei rivali, anche la Coca-Cola ha cambiato i colori per il Boca Juniors

La storia del River Plate (prima Juventud Boquense, poi La Rosales e infine River Plate) ha radici simili ma sviluppi diversi. Il luogo di nascita è sempre quello, l'amata Buenos Aires condivisa e spartita con i nemici "Bosteros" (cafoni) del Boca. A differenza dei cugini, però, poco dopo la fondazione del club (25 maggio 1901) quelli del River hanno abbandonato La Boca e creato lo stadio in un altro barrio più elegante: Palermo. Non soddisfatti, hanno cambiato ancora trasferendosi a Nuñez, un posto residenziale completamente diverso rispetto a quello abitato dai tifosi del Boca. Ecco allora come sono diventati i "Milionari" (Millionarios in spagnolo), soprannome di quel club che rappresenta la borghesia di Buenos Aires. Loro vestono la maglia bianca e rossa: la leggenda narra che i fondatori hanno aggiunto la fascia rossa per colorare la maglietta durante il carnevale del 1905.

Los Millionarios del River
I Millonarios del River

La rivalità per la gloria: l'erede di Maradona, Di Stéfano e... la zona Cesarini

Oltre a essere le due squadre più blasonate dell'Argentina, River e Boca sono anche le più vincenti. A livello nazionale il River Plate può vantare 35 campionati argentini vinti nell'era professionistica (più un titolo vinto nell'era amatoriale) che ne fanno il club più titolato d'Argentina. Il Boca Juniors invece ha conquistato 31 campionati e 3 Coppe d'Argentina. Lo scontro si misura anche sui numeri che sostengono la gloria. E se la gloria indica fama e onore universalmente riconosciuti, allora i grandi campioni passati per Buenos Aires con le maglie di River o Boca l'hanno intrisa di rivalità diventandone i primi protagonisti.

Lo stile elegante e raffinato inconfondibile dei Milionari si rispecchia sul campo. Giocatori esemplari hanno indossato i colori del River. Di Stéfano, leggenda del Real Madrid con 216 reti in 282 presenze tra il 1953 e il 1964, è sbocciato al Monumental nel 1943 a soli 17 anni. Poi, in età appena più matura (21 anni), è ritornato dopo la breve esperienza all'Huracán fino al 1949, mettendo a segno 49 gol in 64 partite.

Di Stéfano al River
Alfredo Di Stéfano (a destra) con la maglia del River Plate

Come Di Stéfano, anche Daniel Passarella, campione del mondo con l'Argentina nel 1978 (Argentina) e nel 1986 (Messico), ha vissuto due volte l'esperienza del River. Prima dal 1974 al 1982, poi nella stagione '88-'89 dopo essersi affacciato nel nostro campionato (con Fiorentina e Inter). Un altro talento è stato coccolato in Argentina dai tifosi biancorossi: Omar Sivori. Ventinove gol in 63 incontri prima di passare alla Juventus per la consacrazione finale. Non possiamo scordare nemmeno giocatori più recenti come Mascherano, Higuaín, Aimar ed Hernan Crespo. Proprio l'ex attaccante (tra le altre) di Lazio, Inter e Parma, che i Superclásicos li ha giocati dal '93 al '96, ha reso bene cosa significasse disputare un match del genere, soprattutto nella tana del nemico:

Quando si dice che il terreno della Bombonera trema, non è un modo di dire ma è la verità.

Questa è l'idea di inferno accennata all'inizio. 

C'è poi un altro giocatore, forse dimenticato, che ha militato nel River Plate: è Renato Cesarini. Un nome che fa parte di un calcio lontano, quello degli anni '20 e '30. Cresciuto in Argentina dove è stato soprannominato il "Mago" e l'"Italiano" (oriundo, ha vestito anche la maglia della Nazionale italiana), è entrato nella storia per aver dato ispirazione a una nuova espressione nel linguaggio del calcio: la "zona Cesarini". Molto semplicemente, la locuzione indica gli ultimi minuti di una partita ed è nata dopo un gol vincente che Cesarini segnò a ridosso del triplice fischio contro l'Ungheria nel 1931 (Italia-Ungheria 3-2). Ecco trovato un altro legame tra l'Italia e Buenos Aires.

Il Boca, dal canto suo, non ha nulla da invidiare. Carlos Tévez è adesso l'emblema degli Xeneizes e non potrebbe essere altrimenti: leader, numero 10 sulle spalle, vero tifoso del Boca Juniors. Ma nel passato ci sono stati altri due di numeri 10 che hanno illuminato la Bombonera: Maradona e Riquelme. Il secondo è stato considerato il degno erede del primo - tanto da essere soprannominato "El Ultimo Numero Diez" ed eletto dai tifosi nel 2008 "giocatore più popolare nella storia del Boca" - ,che ha giocato per la sua squadra del cuore nella stagione '81-'82 e a fine carriera dal '95 al '97. Il passaggio di consegne è avvenuto il 26 ottobre 1997, nel secondo tempo dell'ultima partita ufficiale di Maradona contro il River Plate vinta in trasferta per 2-1.

Riquelme
Juan Román Riquelme in azione contro il River Plate: è stato lui l'erede di Maradona al Boca

Il gioco dei soprannomi: polli o leoni?

Abbiamo visto i soprannomi delle due squadre, ispirati alla storia e alla tradizione. Abbiamo anche capito che esiste un gioco dei soprannomi, ovvero un continuo sfottò fatto di risposte e controrisposte. Quelli del Boca per i cugini sono i Bosteros, i cafoni che vivono nei quartieri poveri, mentre gli Xeneizes usano l'appellativo di Millonarios in senso dispregiativo per indicare i ricchi che hanno rifiutato la vita in paese per vivere il benessere della città, di fatto rinnegando le proprie origini. Esiste poi un altro "capo d'accusa" nei confronti del River Plate, è quello di Gallinas, "polli". Dopo l'imprevista sconfitta subita contro Peñarol Montevideo nella finale della Coppa Libertadores del 1966 (2-4), i suoi giocatori si sono visti affibbiare questo soprannome. Nella partita successiva i tifosi del Banfield hanno persino liberato in campo un pollo agghindato da un nastro rosso. Vent'anni dopo, nel 1986, il presidente del River Hugo Santilli ha deciso di aggiungere sulla maglia l'emblema di un leone, in risposta al pollo. Prese in giro, sfottò e stilettate: il Superclásico si gioca anche così.

La tragedia del Cancello 12 e il Superclásico sospeso

Purtroppo a volte l'eccessivo entusiasmo dei tifosi insieme all'elevato agonismo e alla rivalità hanno comportato spiacevoli eventi. Il 23 giugno 1968 allo Stadio Monumental 71 tifosi persero la vita schiacciati dal Cancello numero 12 e altri 150 rimasero feriti. L'età media delle vittime era di 19 anni. È il peggior disastro correlato al calcio della storia argentina. Più attuale, invece, l'episodio che risale a un anno fa durante un Boca-River alla Bombonera. Al rientro in campo dei calciatori nel secondo tempo, alcuni ultras del Boca lanciano un ordigno contro i giocatori del River Plate che vengono ustionati da gas urticante ustionante. La partita, dopo un'ora di contrattazione, viene sospesa in modo definitivo.

I calciatori del River si bagnanoo il volto
I giocatori del River mentre cercano di alleviare il dolore provocato dal gas urticante bagnandosi il volto

Nel giugno del 2011 - anno della prima ed unica retrocessione del River dal giorno dell'esordio in Division 1 nel lontano maggio 1909 -, durante la partita di ritorno contro il Belgrano ai play-off (finita 1-1), quella che poi ha decretato la retrocessione, ci fu un'interruzione prima del novantesimo a causa di un'invasione di campo dell'Estadio Monumental da parte dei tifosi. L'episodio causò, oltre a danni ingenti, anche 89 feriti e una cinquantina di arresti.

Questione di classifica

L'Estudiantes è primo a quota 27 punti, subito dietro c'è il Boca Juniors di Schelotto a 25 che, in caso di vittoria nel Superclásico e di sconfitta della capolista, potrebbe prendersi la vetta. Il River è più staccato, è nono a 19 e con i tre punti si avvicinerebbe ai cugini. Gli Xeneizes vengono da due vittorie consecutive, al contrario dei rivali che hanno perso l'ultima partita contro l'Independiente per 1-0. La classifica è un altro elemento che arricchirà questa sentitissima partita. Non solo soprannomi, colori, simboli e tradizioni, ci sarà da combattere per i tre punti, ma prima ancora per la supremazia nella città. Il Monumental sarà bollente.

Vota anche tu!

Chi vincerà il Superclásico?

Leggi di più tra 5

Annulla redirect

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.