Uche, "lottatore scalzo": giocava a piedi nudi, ora è titolare in Liga

Ha solo 21 anni ma la sua è una storia da film: il mediano nigeriano del Granada si racconta, tra i primi calci senza scarpini, la malaria e l'esordio in Liga.

Uche Agbo, jolly difensivo del Granada

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Il sogno di giocare a calcio, i genitori che preferivano studiasse. Una storia come tante, quella di Uche Agbo. Ma solo se ci fermassimo qui nel raccontarla. Perché la lunga corsa del 21enne talento nigeriano verso il palcoscenico della Liga, da titolare con il suo Granada, è partita da lontano. Da quei campi in terra, duri e polverosi, di Kano, la città in cui è nato il 4 dicembre 1995. Un percorso che Uche ha cominciato nella maniera più scomoda di tutte: a piedi nudi. Letteralmente, a piedi nudi:

Giocavo senza calzature e il campo era di terra. I primi scarpini me li regalò il mio allenatore e questo mi diede coraggio, perché vide qualcosa di buono in me e mi disse: "Tienili con te e continua ad allenarti".

Ecco perché la video intervista realizzata dai canali ufficiali del Granada comincia con Uche che, a piedi nudi, palleggia e controlla un pallone malconcio, sopra un campo in terra. In un fotogramma, le immagini dell'adolescenza del "luchador descalzo", il lottatore scalzo che viene dalla Nigeria:

I miei genitori volevano che studiassi, mentre io mi inventavo di tutto per trovare il tempo di giocare a calcio. Finché un giorno un mio professore mi chiese se volessi frequentare un corso serale. La utilizzai come scusa, dicendo a mio padre che mi recavo a questo corso ma andando invece a giocare a pallone con i miei amici.

Poi accade che vieni convocato per un torneo organizzato a livello statale e, a tuo padre, non puoi più nascondere che giochi a calcio:

Quando si presentò l’occasione di rappresentare lo Stato di Kano, mio padre ovviamente mi domandò come fosse possibile: fino a quel momento lui mi aveva sempre mandato a studiare. Gli risposi che era una competizione legata alla scuola e mi disse che non c’erano problemi. Lo Stato patrocinò la nostra squadra e ci fornì scarpini, calzettoni e tutto quello di cui avevamo bisogno. Una volta al torneo, almeno 8 o 10 giocatori della squadra non avevano mai giocato con degli scarpini e adattarsi fu difficile. Disputammo tre partire e le perdemmo tutte, semplicemente non eravamo abituati.

Fine della corsa? Macché, Uche in quegli scarpini ci trovava a meraviglia. Dai Bai Boys al Taraba, fino alla JUTH: quelle calzature, decisamente più comode, l'accompagnano nelle sue prime esperienze. Un agente che l'aveva notato lo porta quindi all'Enyimba, la squadra più titolata della Nigeria. Le qualità di Agbo cominciano a farsi apprezzare, non solo a livello di club:

Il selezionatore dell’Under 20 venne a visionarmi e mi portò nel pre-ritiro (in vista del Mondiale di categoria del 2013, ndr). Non fu facile, erano stati convocati almeno 200 o 300 giocatori e ne servivano solamente 22. Per questo ero sconfortato, pensavo che non avrei avuto l’opportunità di giocare in Europa. E al Mondiale giocai pochissimo.

Uche Agbo è il "luchador descalzo", il lottatore scalzo, del Granada

Una vetrina importantissima, quella del Mondiale Under 20, ma che non vide Uche tra i protagonisti. Il sogno si interrompe? Nient'affatto:

Prima del Mondiale, giocammo un torneo a Tolosa. Fu lì che un osservatore dell’Udinese mi vide giocare tutte le partite, senza che io ne fossi al corrente.

Eccola, l'Europa. Davanti a lui si spalancano le porte del Vecchio Continente, la proverbiale rete di osservatori del club friulano va ancora a segno. Con i bianconeri firma un contratto di quattro anni, prima di essere girato in prestito nel marzo 2014 al Granada, il club spagnolo in mano alla famiglia Pozzo fino alla scorsa stagione. Finalmente la scalata verso l'esplosione di Agbo può avere inizio. Ma volete che non ci fossero altri contrattempi e ostacoli lungo la sua tortuosa strada?

All'inizio pensavo di poter trovare spazio nella seconda squadra (il Granada B, che milita nella terza serie spagnola, ndr), per poi giocarmi magari le mie chance in prima squadra. Ma presto mi abituai all'idea di giocare nella Juvenil (la nostra Primavera, ndr).

"Il primo paio di scarpini mi fu regalato dal mio allenatore"

Vabbè dai, un piccolo passo indietro può capitare a qualunque giovanissimo talento. Ma un altro muro da valicare era all'orizzonte, stavolta più raro e complicato. Estate 2014, Agbo è pronto per il pre-campionato che lo avrebbe presto lanciato in prima squadra:

Il medico mi visitò e mi disse che avevo contratto la malaria.

Uche rientrato da poco dal suo Paese e fu costretto a essere ricoverato per una settimana:

Anche quando mi trovavo in ospedale, ero convinto che ce l’avrei fatta. Mi ripetevo sempre: "Non ti preoccupare, riuscirai a ottenere quello che ti sei prefissato". Mi chiamarono infatti in prima squadra e rimasi con loro per 2-3 partite, nelle quali non giocai. Poi disputai un paio di partite con la seconda squadra e mi richiamarono per giocare contro il Levante.

L'esordio in Liga di Uche avviene proprio il 23 febbraio 2015, nel finale della sfida persa 2-1 contro la formazione di Valencia:

Quando tornai a casa dopo essere stato convocato, ero felicissimo e mi misi a pregare per ringraziare Dio.

"Prego sempre Dio, è grazie a lui che sono qui"

In tutte le sue peripezie di giovane calciatore, Agbo ha sempre mantenuto ben saldo il punto di riferimento della religione:

Vengo da una famiglia cristiana. Prego sempre Dio, ogni giorno della mia vita, perché Lui è l’unico che può condurti dovunque tu desideri. E ora sono qui, felice in prima squadra. È per questo che la mia fede mi aiuta tantissimo.

Sei presenze lo scorso anno, poi il passaggio al Watford (il club inglese di proprietà dei Pozzo), rimanendo però ancora in prestito in Andalusia. In questa prima parte di stagione, già dodici le presenze con El Historico. Undici di queste, da titolare nella formazione di Lucas Alcaraz. Che lotterà anche con il disperato obiettivo di non retrocedere, ma che nell'ultima giornata si è tolta la soddisfazione di battere il Siviglia di Sampaoli e sorpassare al penultimo posto l'Osasuna. Una strada di sicuro in salita, quella del Granada. Ma Uche Agbo, in questo, può essere preziosissimo. Lui, di cammini tortuosi e complicati, ne sa qualcosa.

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