"Se mi lasci non vAle? Ora sì". Gentile-Milano ai saluti: e il futuro?

Storia di un addio già scritto, consumatosi a sorpresa: dalle parole post scudetto mai digerite dalla società alla fascia di capitano tolta. Quale destinazione ora?

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Premessa: tutto è partito da un grande classico musicale degli anni '70. Da una parte il mondo dell'Olimpia Milano, dall'altra il suo capitano: il "PalaBigi" di Reggio Emilia a far da teatro, il 27º scudetto della storia biancorossa protagonista della serata e… in sottofondo, una colonna sonora dal volume progressivamente sempre più alto. "Se mi lasci non vAle”… Gentile, firmato Proli: primo, evidente scricchiolio di una bella storia d’amore iniziata nel 2011 e destinata a terminare. Forse nel modo più inatteso possibile.

In fondo, alla società biancorossa, le parole pronunciate dall’ormai ex numero 5 biancorosso pochi secondi dopo la conquista dell’ultimo titolo non sono mai andate giù: “Potrebbe essere la mia ultima partita con Milano, sono soddisfatto”. Una voglia di NBA rispettabile condivisa, con ogni probabilità, con tempistiche rivedibili, e ribadita poche settimane più tardi: abbracciando quei Rockets che ormai da anni ne detengono i diritti. Eppure, anche quando il passo oltreoceano sembrava davvero ad un passo dal poter esser compiuto, ecco l’ennesimo colpo di scena: il brutto preolimpico con la Nazionale a minare nuove certezze costruite e la consapevolezza che, forse, per un soggiorno prolungato a Houston servisse ancora qualcosa in più. Avrebbe lasciato Milano solo per “qualcosa di speciAle”, Gentile, e non certo per una panchina: neppure trattandosi del miglior campionato al mondo.

Dietrofront, allora, senza uscire dal contratto sino al 2018 e legando il proprio futuro ancora a Milano. Ancora per poco, però: perché quel “Se mi lasci non vAle”, dalle orecchie del presidente Livio Proli, non è mai uscito. In loop sin da quel giorno di festa tricolore, prendendo atto delle dichiarazioni di quello che era il suo capitano: reinserito sì all’interno del roster milanese, ma non più da cuore pulsante. Travolto dall’onda di un mercato di rafforzamento disegnato da Repesa capace di spingerlo più a riva, che al centro del mare, pagando con la perdita della fascia da capitano assegnata a Cinciarini: tanti dettagli sommati che hanno portato ad uno strappo definitivo, seppur avvenuto a sorpresa, nella giornata di ieri.

Evidentemente, ora, lasciarsi sarebbe stata la soluzione più giusta. Una sorta di “stanchezza” nel rapporto tra le parti, come confermato da Proli stesso, che ha portato entrambi ridarsi appuntamento a fine stagione per una soluzione definitiva: stabilendo se si tratterà di addio o di un arrivederci. Pensando adesso solo ed esclusivamente al più incombente futuro: quale strada prendere per poter tornare ad essere, sul parquet, il vero Alessandro Gentile. Senza brutte percentuali al tiro, nervosismi e calci a cestini costati una panchina punitiva, come contro Vitoria: di Barcellona si era già parlato in estate, ma dalla Catalunya filtrano scarse chances di vederlo in blaugrana. Roster decimato sì, per Bartzokas, ma anche tanti rientri previsti e dubbi sul possibile inserimento del giocatore: e se il Fenerbahçe è apparso più come una destinazione suggestiva che altro, con il ritorno di Bogdanovic a riconsegnare ad Obradovic una rosa completa, regna ancora al momento grande incertezza su dove Ale potrà terminare la propria stagione.

La Germania resta un’ipotesi percorribile: dal Bamberg, piazza tranquilla, con poche pressioni e il grande lavoro di marca azzurra tra Trinchieri e Melli, al Bayern Monaco, ripartendo da un gradino inferiore rispetto al top per rilanciarsi. Poi, Panathinaikos (ripercorrendo, chissà, le orme di papà Nando) o Baskonia, dove potrebbe ritrovare spazio e...Bargnani. Squadre ed ipotesi, insomma, non mancano: in attesa di una finestra di mercato che, in Eurolega, riaprirà dal 29 dicembre al 5 gennaio, per conoscere (anche) la nuova meta di Alessandro Gentile. Rivederlo senza la maglia dell'Olimpia Milano addosso sarà certamente strano: ma quando forse lasciarsi vAle, per davvero, non c'è lunga storia d'amore che tenga.

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