NBA, ultimo tango a Los Angeles: Clippers obbligati ad andare in fondo

I Los Angeles Clippers fronteggeranno la free agency di Paul, Griffin e Redick, con l'ombra del rebuilding. Vincere ora per non distruggere senza soddisfazioni.

Potrà essere questo il quintetto del futuro?

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L’inizio di stagione ha detto che, con quattordici vittorie su sedici partite, i Clippers avevano trovato la quadratura del cerchio e potevano davvero spingersi fino in fondo in quella che è probabilmente l’ultima corsa al titolo di questo gruppo. Il sense of urgency che deve caratterizzare la loro stagione è ben stato spiegato da Rivers e sebbene Ballmer sia disposto a mettere sul piatto soldi veri per tutti in offseason, sembra difficile, se non impossibile, la permanenza di tutti i pezzi pregiati.

JJ Redick e Chris Paul in azione

Stars on the block

Tre quinti dello starting five a disposizione di Rivers, nella prossima estate sarà Free Agent. Redick lo sarà come unrestricted, mentre Griffin e Paul usciranno dal loro contratto esercitando la player option. Paul ha già fatto sapere di voler sfruttare l’occasione e di non considerare nulla al di sotto del quinquennale al massimo salariale. Di certo anche Griffin chiamerà un max contract, mentre Redick non sarà un giocatore a quel livello economico, ma non c’è dubbio che possa portare a casa un contratto remunerativo e a lungo termine, avendo una pletora di spasimanti fuori dalla sua porta. 

Blake Griffin
Blake Griffin, 27 anni

Blake Griffin sarà sicuramente ricompensato con il max contract, stesso discorso per Paul che potrebbe mantenere le redini del team, ma potenzialmente anche a imbrigliarlo vista la sua non più giovane età e un legame che lo porterebbe a occupare un'importante fetta di cap sino a oltre i 35 anni. A questa stregua sarebbe impossibile rifirmare Redick a una cifra ragionevole, considerato l’innalzamento del cap. Questo significa che questo core di giocatori, o vince ora in questo modo, oppure dovrà trovare altre vie.

Chris Paul
Chris Paul, 31 anni

Il pick and roll Paul-Griffin

Potrebbe essere una delle azioni meno marcabili del basket NBA contemporaneo, perché la point god Paul farebbe sembrare un decoroso lungo NBA anche un giocatore di prima divisione milanese. Ma se a questo aggiungiamo le capacità di Griffin entriamo davvero in una sfera di grande altezza. I due hanno costruito anche un solido rapporto fuori dal campo, infatti dopo la sconfitta d'Indianapolis (seconda della striscia di tre nel tour a Est) c’è stata una costruttiva discussione tra i due sulla situazione della squadra e le possibili soluzioni: “Quando abbiamo vinto diciassette partite consecutive nel 2012-2013 il clima tra di noi era peggiore - dice Paul - ora siamo un gruppo più consapevole e vogliamo arrivare al nostro obiettivo”. 

Questa chimica fuori dal campo porta anche a una certa sintonia sul parquet, perché la fisicità e le doti di passatore di Griffin da rollante, hanno fatto guadagnare anche a Jordan un buona fetta del suo contratto attuale. Lo staff dei Clips ha anche limato il suo gioco, intimandolo di rifiutare i mid range jumper di cui si era un po' innamorato nella scorsa stagione. In questo inizio ben il 41% delle conclusioni di Griffin arriva nell’ultimo metro e mezzo di campo, con conseguente innalzamento delle percentuali. Se nel pick and roll che lo coinvolge come rollante la palla arriva nelle sue mani, la difesa è in difficoltà perché la sua capacità di finire al ferro è nota, così come la bravura da facilitatore e se la rotazione tarda di un secondo, la schiacciata di Jordan è più certa delle tasse.

Luc Mbah a Moute chiave dei successi?

Cosa manca allora?

I più superficiali potrebbero dire un wing player in grado di segnare i piazzati da tre punti con ottima continuità. Con un trio come quello sopra citato e un tiratore come Redick in grado di catalizzare le difese dietro ai blocchi, è semplicemente cruciale avere uno specialista, il più classico dei 3&d player. Luc Mbah a Moute al momento occupa quel posto e a detta di tutti (compagni e staff) molte delle partite vinte dai Clips in questa stagione portano la sua firma: “E’ il motivo per cui vinciamo le partite quando ci serve difesa” dice Redick del compagno. In questa stagione ha anche migliorato il tiro da tre punti convertendolo con un più che buon 40%, ma la vera sfida sarà vedere le difese avversarie nei playoffs collassare sugli altri quattro lasciando sostanzialmente carta bianca al camerunense che dovrà punire ogni concessione avversaria.

Per Rivers e i suoi affidare il proprio destino a un tiro da tre punti del pur meritevole Luc è perlomeno pericoloso, soprattutto con squadre molto dinamiche nei lunghi come i Warriors (probabili e possibili avversari in una finale ad Ovest). Se vogliamo pensare un po’ più avanti della regular season, i Clippers sono gli unici a poter contrastare i Warriors in un’ipotetica serie a sette partite, ponendo loro davanti ciò in cui sono deboli: ovvero la fisicità al ferro. I Thunder hanno insegnato che se c’è un modo per battere i fab four è proprio quello, ma con questa loro nuova strutturazione non ha ancora riscontri concreti. Poi, diciamocela tutta, vuoi che i Clippers non trovino un modo per mandare tutto alle ortiche anche questa volta? Speriamo proprio di no, perché se showdown dev'essere, che lo sia fino all’ultimo secondo.

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