Da Cristiano a Higuain: scoppia la bomba dei calciatori che evadono

Le prime rivelazioni dell'inchiesta di un pool di giornali europei coinvolgono campioni e club di primissimo piano, da CR7 al Pipita, da Mourinho al Real Madrid.

Ronaldo e Higuain

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Il terremoto è partito un anno fa, ma solo ora sembra stia arrivando la sua onda lunga. Alla fine del 2015, infatti, il sito Football Leaks aveva cominciato a rendere pubblici diversi contratti di calciatori, prima un po' in sordina, poi la cosa aveva acquistato sempre più eco - coinvolgendo un po' tutte le maggiori leghe, dalla Premier League alla Liga alla Serie A - anche se nella rete della Fifa era caduto solo un pesce piccolo, il Twente, estromesso dalle competizioni internazionali in quanto finanziato segretamente da un fondo d'investimento che in tal modo era diventato proprietario di alcuni giocatori.

La seconda conseguenza è stata l'indagine avviata dalla Commissione Europea sul trasferimento record di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid: 100 milioni di euro in buona parte garantiti da banche spagnole appena salvate dal governo con 40 miliardi di euro pubblici. Football Leaks, intanto, aveva continuato a sfornare copie di contratti, ma la bomba rischiava di scoppiargli in mano: non avevano tardato, infatti, minacce e attacchi informatici e soprattutto la copertura mediatica a cui poteva arrivare un sito addicted only era troppo ridotta.

Football Leaks e lo tsunami

FL allora ha sospeso le pubblicazioni e gli è subentrato EIC (European Investigative Collaborations), un pool di 12 testate europee - fra cui la capofila Der Spiegel, El Mundo, Le Soir e per l'Italia l'Espresso - che aveva appena svelato come le armi per gli attentati dei terroristi islamici a Parigi arrivassero dall'Europa dell'est. Una sessantina di giornalisti europei, sono dunque stati sguinzagliati fra contratti milionari e paradisi fiscali e in nove mesi hanno raccolto un archivio di notizie stupefacente, qualcosa come otto hard disk pieni, poco meno di 2 terabyte, roba che se a qualcuno venisse in mente di stamparla dovrebbe stanziare un capitale in carta e inchiostro: l'Espresso stima infatti che tutto il materiale occuperebbe 500mila volumi grossi come Bibbie.

E, dalle prime rivelazioni, sembra che nello scandalo di Football Leaks non si salvi quasi nessuno. Nel numero in edicola da domenica, l'Espresso si sofferma su alcuni protagonisti, ma fa ampiamente capire che l'onda delle rivelazioni sarà molto lunga, uno tsunami più che un terremoto, insomma.

Cristiano Ronaldo e il clan Mendes

Di Cristiano Ronaldo e dei suoi 150 milioni finiti alle Isole Vergini, sappiamo quasi tutto. Ma oltre a Cristiano, i file che partono da Football Leaks coinvolgono diversi giocatori del Real e del clan del procuratore Jorge Mendes. Fra i portoghesi c'è anche chi ha scelto Panama, come Coentrao, che nel piccolo stato centramericano ha registrato il proprio conto offshore, mentre Pepe e Ricardo Carvalho hanno seguito il percorso di Cr7, approdando alle splendide Isole Vergini, proprio come ha fatto il loro compagno, di squadra e di scuderia - Mendes, s'intende - James Rodriguez.

Pepe e Cristiano Ronaldo, stessa squadra e stesso procuratore

Lo stesso ha fatto anche José Mourinho, anch'egli targato Mendes, la cui Koper Services è addirittura registrata allo stesso indirizzo di Cristiano Ronaldo, a Road Town, la capitale delle Vergini Britanniche, in una palazzina nella quale, al piano terra, c'è uno studio legale che si occupa principalmente di fabbricare sigle offshore.

La società offshore di Mourinho ha lo stesso indirizzo di quella di Ronaldo

Da Higuain ad Alex Sandro

Per tutto quello che emerge su di lui, Higuain merita un capitolo a parte. Tutto comincia nel 2007, quando il Pipita viene ceduto dal River Plate al Real Madrid attraverso un percorso quanto meno singolare: il non ancora ventenne attaccante, infatti, transita dal Locarno, club della Serie B svizzera che ovviamente non può permettersi un acquisto di quel livello. E infatti Gonzalo non vestirà mai la maglia del club elvetico che lo acquista per 6 milioni con denaro che proviene dalla Haz - società al centro di numerosi trasferimenti di giocatori sudamericani - e dopo pochi giorni lo vende al Real Madrid per 18. Il 50% del profitto torna nelle casse della Haz.

L'opaco giro d'affari di Haz finisce sotto inchiesta in Argentina, ma l'indagine si arena da sola, anche perché Gustavo Arribas, uno dei tre proprietari della società, fa carriera e viene nominato al vertice dei servizi segreti del paese. Nel frattempo il giocatore cede i suoi diritti d'immagine alla Supat una società con sede nei Paesi Bassi, dove la tassazione è più bassa, soprattutto per i beni immateriali, e la cosa rappresenta il maggior ostacolo nel 2013 nelle trattative per la cessione del giocatore al Napoli: De Laurentiis pretende i diritti d'immagine e alla fine li ottiene, ma solo a inizio 2015, dopo 18 lunghi mesi.

Ma la longa manus di Arribas si stende su molti altri giocatori, grazie al suo stretto rapporto con il Maldonado, club di seconda serie in Uruguay, il paese, manco a dirlo, con le tasse più basse di tutto il Sudamerica. Quando Alex Sandro, per esempio, nel 2011 arriva al Porto per 9,6 milioni di euro, il suo cartellino appartiene per il 70% al Maldonado, club di cui l'attuale esterno juventino non ha mai nemmeno indossato la maglia. In questa vicenda in bilico fra calcio, finanza e spionaggio, il capo degli 007 di Buenos Aires quindi incassa, via Maldonado, oltre 6 milioni su un conto svizzero.

Kovacic, Modric e la mafia croata

Questa è una vicenda se possibile ancora più intricata. Mateo Kovacic non ha ancora 19 anni quando arriva all'Inter dalla Dinamo Zagabria per 11 milioni. In nerazzurro non fa proprio faville ma nel 2015 la sua cessione al Real Madrid frutta 35 milioni bonus compresi al club di Thohir. L'Inter assicura di aver "acquisito dalla Dinamo Zagabria il 100 per cento dei diritti economici e sportivi" del giocatore, ma l'indagine di EIC sembra aver dimostrato che in realtà la metà del cartellino di Mateo apparteneva a un fondo di Hong Kong.

Kovacic e Modric cercano di ostacolare Messi

Chi c'è dietro al misterioso fondo? Non si sa per certo, ma quello che si sa è che all'epoca la Dinamo era diretta da Zdravko Mamic, oggi accusato dall'Antimafia croata di illeciti profitti sulla cessione di numerosi giocatori del vivaio. Come, fra gli altri, Luka Modric, venduto da Mamic al Tottenham nel 2008. E chi è oggi il procuratore di Modric e Kovacic? L'ineffabile Zdravko, naturalmente

Da Iturbe a Messi, via Dybala

La vicenda di Juan Iturbe è talmente intricata e complessa che va riassunta per sommi capi: classe 1993, l'argentino arriva in Europa nel 2011, dai paraguaiani del Cerro Porteño al Porto, che paga 4 milioni per il 60% del giocatore e dopo poco cede il 15% di Juan al Soccer Invest Fund, un fondo con base in Portogallo. Così, a 19 anni il giocatore appartiene per il 45% al Porto, per il 40% alla sociatà inglese Pencil Hill Ltd e per il restante 15, appunto, al fondo portoghese.

Juan Iturbe

Vi sembra complesso? Questo è niente. In due anni al Porto Iturbe gioca sei spezzoni di partite, tanto che a un certo punto torna persino in Argentina. Nonostante ciò, nel 2013 lo prende in prestito il Verona che a fine stagione accetta di riscattarlo per 15 milioni e pochi giorni dopo lo vende alla Roma per 20 più bonus. Un affare gestito nell'ombra, pare, da un certo Gustavo Mascardi, agente argentino anche di Paulo Dybala, anch'egli legato a Pencil Hill al suo arrivo in Italia. Ma chi c'è dietro Pencil Hill? La risposta arriva dall'Espresso:

Ufficialmente la società è del commercialista britannico Ayomide Otubanjo. Lo stesso che, secondo le autorità spagnole, gestiva una delle finanziarie usate da Leo Messi per evadere le tasse.

Dybala, qui con Higuain, è stato legato alla Pencil Hill

Si salvi chi può.

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