Los Sinteticos - Il Clasico poco clasico, Sampaoli e le tapas indigeste

A cura di Simone Pierotti per Crampi Sportivi.

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GRANADA-SIVIGLIA 2-1

Nella grande abbuffata di calcio spagnolo, il derby d’Andalusia dell’ora di pranzo tra il Granada ancora a secco di vittorie e il Siviglia secondo in graduatoria sa tanto di tapas - nate, a detta di molti, proprio in questa regione -, un appetitoso stuzzichino che va clamorosamente di traverso a Jorge Sampaoli: dopo l’incoraggiante successo in Copa del Rey, per il Granada arriva pure quello in campionato.

Al “Nuevo Los Cármenes” è la giornata delle prime volte: decidono due giocatori mai andati a segno finora in biancorosso - il brasiliano Andreas Pereira, che dedica il gol alla Chapecoense, e il difensore David Lombán. Bravo due volte, il capitano: al pari del suo omologo Nico Pareja indossa sul braccio una fascia arcobaleno contro l’omofobia. Il Siviglia, in campo con un insolito completino giallo e granata che ricorda la mitica maglia del Dukla Praga, si sveglia a tempo abbondantemente scaduto: Ben Yedder non fa in tempo a spiazzare su rigore un Ochoa fin lì suntuoso che l’arbitro fischia la fine. L’allenatore Lucas Alcaraz, costretto a soffrire in tribuna causa squalifica, probabilmente aveva ragione: la sua squadra è tutt’altro che spacciata...

BARCELLONA-REAL MADRID 1-1

Il primo Barcellona-Real Madrid della stagione, l’ultimo dell’anno solare, è decisamente poco “clásico”: si gioca in orario da siesta per accontentare i telespettatori da tutto il mondo che oltretutto godono della nuovissima tecnologia del replay a 360 gradi, finisce in parità (al Camp Nou non accadeva addirittura dal 2007), Messi e Cristiano Ronaldo vanno in bianco e si segna solo su calcio piazzato. Proprio quando i culé assaporavano la vittoria e l’avvicinamento in classifica al Real ecco l’indesiderato pareggio al novantesimo con l’incornata vincente - questo sì un “clásico” per tutte le stagioni - di Sergio Ramos, non certo un beniamino per il pubblico catalano. Le buone notizie per Luis Enrique arrivano dal ritorno al gol di Suárez, il quarto in cinque sfide col Real, e dal rientro di Iniesta: quando ha rilevato un appannato Rakitić il Barça ha iniziato a creare - e divorare - occasioni per il raddoppio. Chi ha motivi per sorridere è certamente Zidane: esce ancora imbattuto dal Camp Nou, mantiene sei e più punti di vantaggio sulle inseguitrici e supera il record di partite senza sconfitte detenuto da Ancelotti (32). Non ha vinto, ma è come se l’avesse fatto.

LEGANÉS-VILLARREAL 0-0

In un campionato rinomato per le difese tutt’altro che imperforabili, dove nelle ultime otto stagioni il capocannoniere non hai mai segnato meno di 30 reti, un pareggio a reti inviolate fa decisamente notizia. Separate in classifica da nove punti, le due squadre finiscono per equivalersi quanto a occasioni e possesso palla. Gara ad altissima intensità con ben nove ammonizioni e un gran dispendio fisico, vince soprattutto la voglia di accontentarsi: il Leganés, che in settimana aveva assistito con la squadra al completo all’anteprima del film d’animazione “Sing”, fa un piccolo passo in avanti rispetto alla zona retrocessione, il Villarreal rimane sulla scia delle prime quattro grazie ai risultati del pomeriggio. Nell’undici locale esordisce da imbattuto Iago Herrerín, tesserato in settimana da svincolato, tra gli ospiti invece malino Pato e gli italiani Sansone e Soriano.

ATLÉTICO MADRID-ESPANYOL 0-0

Non c’era solo il “Clásico” a rinfocolare la rivalità tra la capitale di Spagna e la Catalogna: Atlético Madrid ed Espanyol hanno chiuso il programma del sabato con il secondo 0-0 di giornata. I rimpianti, manco a dirlo, sono tutti per la squadra di casa che butta via l’occasionissima di andare a insidiare Barcellona e Siviglia: nonostante uno spregiudicato 4-3-3 con Ferreira Carrasco, Gameiro e Griezmann, l’Atlético trova l’ex milanista Diego López a fare da guastafeste.

È lui a negare con i suoi prodigi la gioia di assistere ad almeno un gol ai tifosi madridisti, che salutano affettuosamente con uno striscione il tecnico avversario Quique Sánchez Flores, artefice degli ultimi successi dei colchoneros in Europa. Nell’altra estremità del campo non è da meno Oblak, invero avvantaggiato dalla sterilità offensiva dell’Espanyol che vivacchia a metà classifica a suon di pareggi a reti bianche (siamo al quinto di fila). Non è un segnale d’allarme, per carità, ma a distanza di un paio di settimane l’Atlético non riesce nuovamente a imporsi nel catino del “Vicente Calderón”, sin qui una delle armi in più sfruttate da Diego Simeone. Ora che la Champions League va in vacanza per un paio di mesi, concentrarsi sulla Liga sarà più di una semplice necessità.

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