Francesco Coco a FoxSports.it: "Vi racconto cos'è davvero il Clasico"

In esclusiva per FoxSports.it, l'ex blaugrana Francesco Coco ci racconta le emozioni del Clasico, l'amicizia con Puyol... e quella volta che marcò un baby Ronaldo.

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Parafrasando Clint Eastwood ne 'Il Buono, Il Brutto e il Cattivo', al mondo esistono due tipi di persone: quelli che aspettano il Clasico con l'aplomb tipico di un fumatore che si appresta a volare da Milano a Shanghai senza scalo, e quelli che il Clasico l'hanno giocato. Noi apparteniamo alla prima categoria - e voi pure, inutile che facciate finta di niente, trincerandovi dietro le vostre sigarette elettroniche all'aroma di papaya. Francesco Coco, invece, fa parte del ristretto circolo di privilegiati che Real Madrid-Barcellona l'hanno vissuta da dentro. L'abbiamo incontrato e, in cambio della promessa di non menzionare nemmeno di striscio l'Isola dei Famosi, l'abbiamo convinto a raccontarci le sue impressioni sul match, comprese diverse variazioni sul tema. Enjoy!

Sul Clasico

Ciao Francesco e grazie per la disponibilità. Andiamo subito al sodo: chi vince sabato?

Difficile dirlo. In questo momento non c'è un vero favorito, diversamente dagli ultimi anni, quando il pronostico pendeva quasi sempre per il Barcellona. I catalani hanno perso giocatori importanti in campo e nello spogliatoio come Xavi, Puyol, ora hanno Iniesta infortunato, e inoltre hanno cambiato filosofia, non incantano più l'avversario col possesso palla ma giocano più in verticale, sono più cinici e meno spettacolari. E allo stesso tempo è cresciuto il Real Madrid. Vero, i blancos hanno molti giocatori in infermeria, come Kroos e Bale, ma secondo me hanno ricambi migliori rispetto al Barça e possono sopperire alle assenze meglio di loro

Quanto influirà il caso-Neymar?

Il Clasico è una di quelle partite che si preparano da sole, dal punto di vista psicologico, ma di sicuro questa vicenda peserà sulla testa del diretto interessato e su tutto l'ambiente blaugrana in generale. Le cose che ti capitano nella vita privata possono toglierti concentrazione. Poi il fatto che non sia un caso unico - prima di Neymar ci sono passati Messi e Mascherano, e ora è saltata fuori anche la storia di Eto'o - rende il problema ancora più delicato per tutto il mondo Barça

In Catalogna pensano che ci sia dietro lo zampino del Real Madrid...

Questo ovviamente non lo so, ma quello che posso dire che il Clasico è assolutamente una questione politica, indipendentismo catalano contro centralismo madrileno. Vi racconto un aneddoto. Io ero abituato ai derby di Milano, dove le tifoserie si prendono in giro o al massimo si insultano. Al mio primo Clasico al Camp Nou, i tifosi blaugrana esposero un'enorme bandiera della Catalogna a mo' di coreografia, che copriva tutta la tribuna dei distinti, e sotto la bandiera c'era uno striscione che recitava: "It's not Spain". Fu in quel momento che capii cosa significa veramente questa partita

Camp NouGetty
Un tema ricorrente al Camp Nou

A proposito di rivalità storiche, quali sono le differenze tra il Clasico e i derby che hai vissuto in Italia, come quelli di Milano e Torino?

Il derby meno stressante è quello di Milano, l'ambiente è sempre caldo ed entusiasta, ma non c'è mai cattiveria tra le tifoserie, al massimo qualche sfotto'. Quello di Torino è diverso, conta tantissimo solo per i granata: la Juve è stata talmente superiore negli ultimi decenni che da parte bianconera il derby non è così sentito. Il Clasico è un'altra cosa: è una guerra, si odiano veramente, se possono umiliare l'avversario non ci pensano due volte, molti giocatori si sono esposti anche politicamente. È proprio un'altra cosa

Nell'agosto 2002 fece il suo esordio in Champions League un certo Cristiano Ronaldo. Era l'andata del preliminare tra Sporting Lisbona e Inter, e a marcare quel 17enne c'eri proprio tu:

In quel caso era lui che marcava me (ride, ndr)! Scherzi a parte, ammiro moltissimo Cristiano: di base era un ottimo giocatore, ma è stata la sua volontà, la sua voglia di migliorarsi, la sua perseveranza, il suo spirito sacrificio, a trasformarlo nel migliore al mondo da 10 anni a questa parte. Insieme a Messi, ovviamente, che a differenza del portoghese è talento puro

Sull'anno in blaugrana 

Torniamo indietro al tuo periodo catalano. Quale compagno ricordi con più piacere?

Ce n'è più di uno. Sicuramente Patrick Kluivert, ci eravamo già conosciuti al Milan e andavamo molto d'accordo. Ma il rapporto più bello, perché spontaneo e autentico, è quello con Carles Puyol. Nei primi mesi a Barcellona vivevo in hotel, finché Charlie, senza che io glielo chiedessi, mi prese e mi portò in giro a cercare un appartamento. Ma non mi aiutò solo a trovarlo: per i primi sei mesi sbrigò lui personalmente con la banca tutte le questioni legate ai pagamenti dell'affitto. Coi miei soldi, eh (ride, ndr). Stringemmo un'amicizia sincera che dura ancora oggi

Carles Puyol BarcellonaGetty
Puyol, l'amico del cuore in Catalogna

E un rimpianto?

Non sono una persona che indugia troppo sui rimpianti, le scelte si fanno con la consapevolezza che non sempre ci si prende, che a volte si può sbagliare. Sicuramente, tornando indietro, non me ne andrei dal Barcellona: avevo firmato un contratto di cinque anni più uno, ma al termine della prima stagione spinsi il club a lasciarmi andare all'Inter

Tra i tuoi compagni c'era anche Luis Enrique...

Era un giocatore già affermato, già con un paio di Mondiali alle spalle. Secondo me era eccezionale, poteva giocare dappertutto: mancava il terzino e lui giocava terzino, mancava il mediano e lui giocava mediano. E non si limitava al compitino, faceva la differenza in ogni ruolo. Ricordo che quell'anno giocammo i quarti di finale di Champions League contro il Panathinaikos. Perdemmo ad Atene 1-0 e anche al Camp Nou eravamo sotto 1-0: allora l'allenatore spostò Luis Enrique da centrocampista ad attaccante, lui segnò due gol e passammo il turno vincendo per 3-1. Ho giocato con grandissimi campioni, ma uno così completo non l'ho mai visto. Allo stesso modo mi colpì la sua straordinaria personalità, era un leader nato, non aveva alcun problema ad appendere al muro i compagni. Lo fece anche con me (ride, ndr). Un tipo di polso, non litigioso: si capiva che sarebbe diventato un ottimo allenatore.

Sul calcio milanese

Nel tuo Barcellona c'era anche Frank De Boer: cosa pensi dei suoi tre mesi scarsi all'Inter?

Mi è dispiaciuto molto, lo conosco e so quanto è professionale. In Italia si dà poco tempo agli allenatori, e anche quando si vuole dare tempo non si riesce a dare tranquillità. Si è voluto trovare subito un colpevole. Era logico che De Boer non avesse la bacchetta magica, anche perché non aveva costruito lui la squadra e la sua filosofia di gioco non poteva attecchire in tempi brevi. Anche Luis Enrique subì un trattamento simile alla Roma. Il Barcellona di oggi è nato con Cruijff negli anni Ottanta: i risultati non sono arrivati subito, ma sul lungo periodo questo progetto ha portato il club stabilmente sul tetto del mondo.

Il derby Milan-InterGetty
Un'immagine dal recente derby di Milano

E del tuo Milan cosa pensi?

Il Milan mi sta stupendo. A livello di rosa non è all'altezza delle altre grandi, nemmeno dell'Inter, ma si sta rivelando una squadra concreta, solida e cinica, sa difendersi e sa soffrire. Ed è curioso, visto che Montella ama il calcio offensivo. È come se avesse finalmente accettato di vivere in una dimensione tecnica diversa da quella di un tempo, e gioca di conseguenza. Poi tra i rossoneri ci sono anche ottime individualità: Bacca ha fatto benissimo fino a poco tempo fa, Bonaventura è secondo me un giocatore straordinario per classe e duttilità, Suso ha grandi colpi, Niang idem. E poi ci sono giovani di enorme prospettiva, come Donnarumma e Romagnoli. Oggi il Milan sa soffrire, sa difendersi e sa colpire al momento giusto.

E tra Milan, Inter e Barcellona, in quale squadra Francesco Coco sarebbe titolare?

Nelle milanesi di sicuro! Forse anche nel Barcellona...

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