Verso il C-L-A-S-I-C-O: un recordman, due santi e sette in un anno

Una partita, mille significati. Avvicinandoci all'attesissima sfida tra Barcellona e Real Madrid, abbiamo scomposto la parola "Clásico": è il turno della lettera S.

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Miti e leggende, santi protettori e uomini dei record. Si scrive Barcellona-Real Madrid, si legge semplicemente Clásico. Nella lunga vigilia verso la supersfida di sabato 3 dicembre (ore 16.15, diretta esclusiva su FoxSports, canale 204 di Sky), ci siamo divertiti a scomporre questa parola magica nelle lettere che la compongono. È la volta della lettera S di Sanchís, Santi, e Siete Clásicos.

S di Sanchís

Jugador bandera. È l'appellativo più adatto per Manuel Sanchís Hontiyuelo, uno che in carriera ha dismesso la camiseta blanca solo per indossare quella della Spagna. Classe 1965, ha conseguito il dottorato nel Real Castilla prima di salire sulla cattedra della difesa della prima squadra per 18 anni (dal 1983 al 2001). Con 710 presenze totali (524 in Liga) è il terzo madridista per presenze dopo Raul e Casillas. Sanchís però supera tutti e si prende lo scettro proprio nelle apparizioni legate al Clásico: le volte in cui è sceso in campo in una sfida tra Real e Barça sono ben 43, più di chiunque altro tra le due squadre.

Manuel Sanchís e Rivaldo in un Clásico del 2000/01

Sul secondo gradino dei veterani, la coppia mista Francisco Gento e Xavi: 42 gettoni per il leggendario Paco (sei Coppe dei Campioni vinte) e il genio di Terrassa. Al terzo posto, un terzetto tutto madridista a quota 37: Iker Casillas, Raul e Fernando Hierro. Il primo giocatore delle attuali rose delle due formazioni è invece Andres Iniesta: 33 presenze collezionate per lui nelle sue "prime" 14 stagioni blaugrana. Una lunghezza indietro, con 32 apparizioni, ecco invece Leo Messi e Sergio Ramos in compagnia di Carles Puyol. Più staccato, con 25 caps, c'è invece Cristiano Ronaldo. Per quanto riguarda le sole presenze in campionato, Gento e Raul comandano a quota 31, seguiti da Xavi e dallo stesso Sanchís.

S di Santi

No, non è un'abbreviazione di Santiago. Parliamo proprio dei santi, i patroni delle due città in particolare. Quelli a cui i tifosi di Barça e Real chiedono magari un occhio di riguardo prima delle partite. Sant Jordi per i catalani, San Isidro per i madrileni: sono loro le figure protettrici dei due universi iberici. Sant Jordi non sarebbe altro che San Giorgio, il martire nato in Asia Minore alla fine del III secolo e che l'iconografia cristiana raffigura mentre uccide un drago. Fin dal XV secolo, è l'intera Catalogna a celebrare la festa di Sant Jordi: la tradizione vuole che ogni 23 aprile le coppie si scambino dei regali ben precisi: una rosa per le donne e un libro per gli uomini. Il risultato è una città adornata di fiori e libri per l'intera giornata. 

Il 23 aprile oltretutto coincide proprio con la Giornata Internazionale del Libro: ecco allora che i librai hanno l'abitudine di regalare una rosa per ogni libro acquistato. Jordi vi rievoca anche una figura familiare nel mondo del calcio, vero? Non potrebbe essere altrimenti: per il suo figlio maschio, Johan Cruyff scelse proprio il nome del santo patrono catalano.

Isidoro l'Agricoltore - o Isidro, come lo chiamano in Spagna - è invece autoctono al 100%. Nato a Madrid nel 1080 e morto nella capitale spagnola nel 1130, fu poi canonizzato nel 1622. Sposato con quella che sarebbe poi stata beatificata come Maria de la Cabeza, trascorse la sua intera esistenza tra i campi e gli furono attribuiti numerosi miracoli. La festa legata a questa umile figura ricorre ogni 15 maggio e abbraccia tantissime realtà nel mondo: nella sola Italia sono ben dieci i paesi che hanno in Sant'Isidoro il proprio patrono.

San Isidro è il santo patrono di Madrid

A Madrid la tradizione vede i chulapos e i goyescos (gli abitanti vestiti con abiti tipici) divertirsi per le strade della città ballando il chotis e mangiando. Il fulcro delle celebrazioni e dei pellegrinaggi è la cosiddetta "Pradera de San Isidro", situata a pochi metri dal Vicente Calderon. Non c'è da stupirsi insomma se la figura di Isidoro sia cara a tanti tifosi dell'Atletico Madrid. Almeno in tema di santità, però, la rivalità cittadina passa in secondo piano.

S di Siete Clásicos

Sette è il numero magico, sacro, misterioso per antonomasia: i 7 sigilli, i 7 sacramenti, le 7 virtù ma anche i 7 peccali capitali. E poi ancora, più prosaicamente: i 7 giorni della settimana, i 7 colori dell'arcobaleno, le 7 note musicali, 7 vite come i gatti. Ma certo, anche CR7. Volete che questo numero non sia "magico" anche per il Clásico (sette lettere, appunto)? Il 2011 rimarrà per sempre nella storia come l'anno dei "Siete Clásicos". Tra il 16 aprile e il 10 dicembre, a cavallo tra le stagioni 2010/11 e 2011/12, Barcellona e Real si incontrano infatti per ben sette volte. In ordine cronologico:

  1. 16 aprile, girone di ritorno di Liga: Real-Barcellona 1-1 (a Messi risponde Cristiano Ronaldo, entrambe le reti su rigore);
  2. 20 aprile, finale di Copa del Rey: Barcellona-Real 0-1 (un gol del solito Cristiano regala il trofeo alle merengues sul neutro di Valencia);
  3. 27 aprile, semifinale di andata di Champions League: Real-Barcellona 0-2 (una doppietta di Messi ipoteca la finale per i blaugrana);
  4. 3 maggio, semifinale di ritorno di Champions League: Barcellona-Real 1-1 (di Pedro e Marcelo i gol di una partita che porterà poi i catalani a vincere il trofeo contro il Manchester United);
  5. 14 agosto, finale di andata di Supercoppa spagnola: Real-Barcellona 2-2 (di Özil e Xabi Alonso le reti madridiste, gol azulgrana di Villa e Messi);
  6. 17 agosto, finale di ritorno di Supercoppa spagnola: Barcellona-Real 3-2 (i catalani si aggiudicano il trofeo grazie alla rete di Iniesta e alla doppietta di Messi, contro le reti di Cristiano Ronaldo e Benzema);
  7. 10 dicembre, girone di andata di Liga: Real-Barcellona 1-3: (al gol dopo un minuto di Benzema replica la rimonta degli ospiti con Alexis Sanchez, Xavi e Fabregas).
La finale di ritorno della Supercoppa di Spagna del 2011 fu uno dei Clásicos più tesi della storia

Tutte sfide importantissime e spesso decisive per l'assegnazione di un trofeo: il Barcellona ne uscì con una Supercoppa spagnola e con l'accesso alla finale di Champions League poi vinta, il Real Madrid si accontentò invece della prima Copa del Rey conquistata da 18 anni a quella parte. Al termine della prima stagione, i blaugrana precederanno i rivali anche in campionato, vincendo il testa a testa per il titolo. Situazione che verrà poi ribaltata l'anno successivo, con il primo posto che andrà ai blancos.

Guardiola e Mourinho, i simboli della rivalità dell'epopea dei "Siete Clásicos"

È la grande epopea della rivalità tra Pep Guardiola e José Mourinho, che raggiunse il culmine nei quattro, dei sette Clásicos, disputati nell'arco di 18 giorni (tra il 20 aprile e il 3 maggio). I nervi già tesi saltarono però nel doppio incrocio in Supercoppa dell'agosto successivo: la gara di ritorno in particolare si concluderà con tre espulsioni, due per il Real (Özil e Marcelo) e una per il Barça (Villa). La situazione tra le due squadre erano diventata così incandescente che Vicente Del Bosque, allora ct della Nazionale, arrivò ad augurarsi pubblicamente che tale tensione non trascendesse o incidesse sullo spogliatoio delle Furie Rosse.

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