Vardy: "Sono di Sheffield e da ragazzino il mio idolo era Di Canio"

Nella sua autobiografia, uscita anche in Italia, Jamie rivela la sua predilezione per l'ex Lazio, idolo della città, e narra di una singolare sfida a calciotennis contro lui e Carbone.

Di Canio Sheffield

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È uscita anche in Italia l'autobiografia di Jamie Vardy, dal titolo "Dal nulla - La mia storia". Proprio dall'Italia arrivava l'idolo di Jamie ragazzino, Paolo Di Canio, uno dei calciatori italiani più inglesi, per quel mix di lealtà sportiva e spinta agonistica no fear che Oltremanica viene particolarmente apprezzato.

Di Canio e Carbone insieme allo Sheffield Wednesday

Il bomber del Leicester, che è nato a Sheffield nel 1987, aveva 10 anni quando Paolo arrivò in città dopo una stagione al Celtic: 

Lui e Carbone erano probabilmente i due migliori giocatori del Wednesday, erano stati gli acquisti più costosi del club

Ricorda Vardy. E quanto orgoglio tifoso c'è in quel dire Wednesday, gli Owls biancoblù, in eterna contrapposizione ai Blames biancorossi dello United, rivali cittadini. Jamie aveva iniziato a tirare i primi calci al pallone nelle giovanili del Wednesday proprio nel momento migliore del club che nel 1991 aveva sconfitto il Manchester United e vinto la Coppa di Lega e l'anno successivo si era piazzato al terzo posto nel campionato inglese, non ancora Premier League.

La celebre esultanza di Chris Waddle

Ma il ricordo più intenso del piccolo Vardy è un match del 1993, quando lui aveva solo sei anni:

Si trattava di una semifinale di FA Cup contro lo Sheffield United, il nostro peggior nemico; il Wednesday vinse 2-1 ai supplementari, e senza dubbio il momento migliore fu il gol di Chris Waddle.

A livello personale, però, il momento più emozionante della sua gioventù calcistica fu l'insperato e singolare incontro con il suo idolo Di Canio e Benny Carbone:

Un sabato mattina dovevamo allenarci a Middlewood e, dato che non erano previste partite, anche i giocatori della prima squadra erano lì per un allenamento leggero; io stavo facendo qualche passaggio con un ragazzo della mia squadra quando all’improvviso si avvicinarono Carbone e Di Canio e ci sfidarono a calciotennis. Che ci chiedessero di giocare con loro era davvero un sogno, che divenne un incubo una volta iniziata la sfida: ci distrussero.

Agonismo e lealtà fino in fondo, del resto, erano le doti che rendevano Di Canio un idolo dei tifosi, mica poteva farsi battere da dei ragazzini. Naturalmente fra i ricordi di Vardy non poteva mancare la famosa spinta che Paolo, al secondo anno al Wednesday, rifilò all'arbitro Alcock e che gli costò 11 giornate di squalifica:

A ripensarci le due cose che mi fanno sorridere sono l’atteggiamento teatrale dell’arbitro – che ci mette praticamente mezzo minuto a cadere a terra – e la scena comica di Nigel Winterburn, che prima si avvicina per affrontare Di Canio e poi si spaventa quando questi accenna a rifilargli un cazzotto.

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