NBA, inside the game: Knicks-Thunder e il dominio di Westbrook

Analizziamo il duello tra Knicks e Thunder che ha confermato il dominio sull'NBA di Russell Westbrook, il calo di Carmelo Anthony e dei Knicks lontani dal top.

Westbrook ancora in tripla doppia contro i Knicks

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La partita tra Knicks e Thunder nella mecca del basket vive sicuramente dell’inflazione riguardante la fuga di Durant da una parte e il basso rendimento dei Knicks nelle ultime stagioni dall’altra. Non la si può certo definire una grande classica, ma al Madison Square Garden lo spettacolo non è comunque mancato.

Westbrook
Russell Westbrook, 28 anni

Fast triple-double Westbrook

Ormai che Russ sigli una tripla doppia non è più una novità, ma il fatto che al momento quella sia la sua media in stagione (sì, la media) qualche stupore lo crea, visto che non solo era impensabile anni fa, ma aveva già destato scalpore il suo mese di febbraio scorso quando chiuse a medie molto vicine. Il suo tasso di attività sul campo è difficile da spiegare e ci sono due highlights che rendono più di altri l’idea: uno è un rimbalzo offensivo preso sulla testa di Porzingis e completamente divelto dalle mani del lettone, il secondo è un altro rimbalzo d’attacco catturato partendo fuori dal campo e sotto il tabellone. La belluina voglia di possedere quel pallone lo pervade, ma è anche in grado di passare con notevole efficacia: Oladipo e Roberson tirano con metri di spazio e due rollanti come Adams e Kanter rendono grazie all’altissimo per avere un passatore nel traffico come lui.

Il numero #0 ha migliorato molto il timing del passaggio e ha dimostrato sul campo di fidarsi dei compagni, responsabilizzandoli nel giusto modo. Contro i Knicks ha raggiunto la tripla doppia in appena venti minuti d’utilizzo. Solo Jim Tucker dei Syracuse Nationals è riuscito a fare meglio in meno tempo, ma stiamo parlando di sessantun’anni fa. Due delle tre triple doppie più veloci della storia appartengono a “Westworld” ribattezzato così da TNT. Che possa tenere questi ritmi tutta la stagione è impensabile, ma il messaggio che ha mandato alla NBA e soprattutto le splendide parole riservate per lui da Michael Jordan quando è stato iscritto alla Hall of Fame di Oklahoma, dicono più di ogni possibile congettura.

Carmelo Anthony contro Andre Roberson

Il declino di Anthony, la crescita di Roberson

La stella di Carmelo Anthony ha illuminato l’NBA per tanti anni e un realizzatore di razza come lui non era stato visto così spesso prima. È in grado di costruirsi un tiro contro chiunque e ha taglia fisica mixata a velocità per poter essere sempre un mismtach. Forse è più corretto dire aveva, perché l’esplosività di Melo si è molto ridotta e ora che non sempre cancella le sue forzature con continui canestri contro tutto e tutti, si capisce il vero motivo per cui probabilmente non è mai riuscito a fare il salto di qualità per arrivare nell’olimpo. Contro i Thunder si è intestardito a voler duellare direttamente con Roberson (uno dei cinque migliori difensori sulla palla nel ruolo di ala), forzando conclusioni anche quando l’attacco non lo richiedesse.

Nel quarto periodo, dopo un paio di forzature evidenti, si è preso anche una razione di fischi dal proprio pubblico. Non ha più il primo passo bruciante di qualche anno fa e fin tanto che riesce a creare separazione col fisico può ancora fare le onde, ma contro Roberson questo non è praticamente mai successo, con l’ala dei Thunder che ha inscenato un vero e proprio clinic di difesa sul post medio, togliendo sia il jumper diretto, che la penetrazione con virata. Il 4-19 per 18 punti con cui Anthony ha chiuso la partita è tutto da ascrivere al suo avversario diretto, in grado anche di prendere e segnare una tripla decisiva nell’ultimo quarto d’insospettabile autorità. Se Roberson dovesse cominciare a realizzare con continuità il tiro da tre punti piazzato costruito dai compagni, diventerebbe davvero il 3&d player che i Thunder cercano da diversi anni dopo Thabo Sefolosha. L’impressione è che su di lui Presti possa andare all-in.

Il dominio in vernice di Enes Kanter

Rimbalzi

I Thunder sono la terza squadra di tutta la NBA per percentuale di rimbalzi offensivi catturati a quota 25.3% e questo ha diversi fondamenti: le penetrazioni di Westbrook che creano movimento nella difesa aiutano, ma il fattore principale è avere due rimbalzisti d’incredibile efficacia come Kanter e Adams. Nei momenti decisivi delle partite succede spesso che Donovan li faccia giocare assieme al fiano di Westbrook, Oladipo e generalmente Roberson, perché sono in grado di portare punti importanti dalla spazzatura del match.

I canestri che hanno chiuso questa partita sono arrivati proprio da due rimbalzi d’attacco del turco che, a cavallo tra primo e secondo quarto (quando Westbrook riposa), è il maschio alfa dell’attacco di OKC. Lo stesso succede nel secondo tempo quando il quintetto con Christon playmaker e Lauvergne da quattro batte clamorosamente in testa, ma nel finale e in alcuni altri frangenti è semplicemente la chiave per ripulire il tabellone avversario e convertire punti facili. Gli ‘stache brothers sono una presenza nel pitturato e sono il secondo punto di forza di una squadra che ha ancora tanti tasselli da sistemare per capire cosa potrà diventare nel concreto.
Di certo giocare contro un quintetto che vede Porzingis da centro e magari O’Quinn da quattro è più facile, ma questo è stato confermato anche con squadre più strutturate.

I New York Knicks alla ricerca di loro stessi

Cosa manca ai Knicks?

I Knicks sarebbero una squadra con il titolo già in tasca se avessero posseduto questo roster cinque anni fa. Ora sembra più una collezione di personalità ed ex stelle (eccezion fatta per Porzingis) che hanno voglia di cantare l’ultima sinfonia con una voce che non hanno più. Il primo quintetto con Rose, Lee, Anthony, Porzingis e Noah può avere un senso perché provvisto di diverse soluzioni sui due lati del campo, ma Noah è l’ombra di se stesso (chiederemmo volentieri lumi sul contratto allungatogli a Jackson), Rose sta facendo bene, ma a sud del primo quintetto, le riserve che entrano in campo sembrano non avere l’idea di dove posizionarsi, cosa fare e dove andare a parare. 

Hernangomes è un corpo e un talento su cui si può lavorare, Kuzminskas pur con un buon materiale a disposizione sembra perso, mentre il trio O’Quinn, Jennings, Holiday contemporaneamente in campo crea non pochi problemi anche ai più incalliti appassionati del gioco.
Pensare che possano uscire dalle secche è impossibile e l’impressione che queste possano durare ancora per un po’ e ben più di una percezione.

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